Geraci attacca le banche centrali: tassi zero ridicoli e la Cina aumenta gli squilibri

Il Prof Michele Geraci attacca duramente le banche centrali e spiega che la loro politica dei tassi zero sarebbe semplicemente "ridicola" e fallimentare.

di , pubblicato il
Il Prof Michele Geraci attacca duramente le banche centrali e spiega che la loro politica dei tassi zero sarebbe semplicemente

Mentre i mercati di tutto il pianeta festeggiano dallo scorso giovedì sulle dichiarazioni del governatore della BCE, Mario Draghi, che ha palesemente aperto al varo di nuovi stimoli monetari e dopo che la Cina ha tagliato i tassi per la sesta volta in 11 mesi, c’è un economista esperto di questioni cinesi, tra le altre cose, che la pensa in maniera molto diversa dalla gran parte dei suoi colleghi. E’ Michele Geraci, a capo della China Economic Policy Program and Assistant Professor of Finance, Nottingham University Business School China. Geraci sostiene che le politiche molto accomodanti, basate sui tassi zero, possono rivelarsi utili nel breve periodo, come accadde negli USA allo scoppio della crisi finanziaria del 2008 e successivamente anche nell’Eurozona, perché iniettano liquidità sul mercato e impediscono un eventuale “credit crunch”, ma rileva come sia quasi trascorso un decennio dall’adozione di queste misure, che non possono essere utilizzate per anni e anni per ravvivare l’economia. Il Prof Geraci spiega, infatti, che la politica monetaria accomodante serve quando le imprese hanno voglia di investire in idee e progetti nuovi, ma non riescono a farlo per l’alto costo del denaro. A quel punto, la banca centrale taglia i tassi  e stimola così gli investimenti, ossia la crescita economica. Tuttavia, questo non è il caso attuale, dove i tassi sono già stati azzerati da anni, per cui chi aveva intenzione di investire per portare avanti progetti nuovi ha avuto modo di farlo. Al contrario, i tassi zero mantengono in vita le imprese marginali, quelle poco efficienti, che utilizzano il basso costo del denaro per vivacchiare, quando andrebbero lasciate a sé stesse o aiutate altrimenti, ad esempio, attraverso il sostegno alla qualità dei loro prodotti.    

Dibattito ridicolo sui tassi zero

Il dibattito sui tassi – se sia giusto alzare quelli della Fed dallo 0,25% allo 0,50% – il Prof Geraci lo trova “ridicolo” e si chiede: pensate che un imprenditore come Bill Gates decida di non investire più, perché i tassi sono stati alzati di qualche decimale o che non lo faccia anche quando sono stati aumentati dell’1%? Pertanto, egli ritiene che i bassissimi tassi di questi anni si stiano trasformando in un sostegno alle bolle finanziarie e che non abbiano nulla a che vedere con la crescita dell’economia. Di più: le banche centrali si rendono colpevoli di provocare una cattiva allocazione del capitale, che è una risorsa finita.

La finta liberalizzazione della Cina

Il Prof Geraci ne ha anche per la Cina, che venerdì scorso ha annunciato un ennesimo taglio dei tassi al 4,75% e misure apparentemente che vanno incontro ai desiderata dell’FMI di liberalizzare il mercato del credito. In verità, spiega, l’economia cinese dimostra che non starebbe andando verso un equilibrio. Infatti, i tassi dovrebbero attestarsi generalmente intorno al tasso di crescita nominale dell’economia, che in Cina è del 6,2%. Ma man mano che la crescita cinese sui abbassa, la People’s Bank of China (PBoC) taglia i tassi, per cui alimenta un disequilibrio. Inoltre, l’istituto ha formalmente eliminato il tetto fissato sui depositi delle banche, le quali in teoria potranno così offrire ai clienti quanto ritengono opportuno. Ma si tratterebbe per Geraci di un abbaglio, perché allo stesso tempo, la PBoC ha fissato i tassi sui depositi all’1,5%, che servirebbe non più come limite invalicabile, bensì come “suggerimento”. Alla fine, però, è molto probabile, spiega l’economista, che le banche siano indotte a conformarsi a tale livello, per cui i risparmiatori cinesi continueranno a ricevere meno di quanto potrebbero ottenere in un mercato del credito realmente libero, di fatto continuando a sussidiare le imprese.      

Bassi tassi sono una droga monetaria

La Cina fingerebbe di liberalizzare il mercato per mostrarsi accomodante con l’FMI, il quale a sua volta ha bisogno semplicemente di un pretesto per inserire lo yuan tra le sue riserve (SDR). Le critiche del Prof Geraci alla condotta delle banche centrali e dei principali organismi internazionali è netta, senza tentennamenti. Lo ammette egli stesso, quando sottolinea che i suoi colleghi sono soliti utilizzare formule ambigue per pararsi da eventuali errori di previsione. La sua analisi lucidissima e schietta si aggiunge alle voci sempre più preoccupate di quella minoranza di analisti e investitori, che a distanza di anni dall’inizio dell’attuazione delle politiche monetarie ultra-accomodanti delle principali  banche centrali del pianeta dubitano che tali misure stiano servendo per raggiungere gli obiettivi dichiarati e mettono in guardia dal “drogare” i mercati con stimoli senza precedenti, che rischiano solamente di alimentare pericolose bolle finanziarie e di non aiutare affatto l’economia reale.    

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: