'Garanzie pubbliche per le bad bank? Visco ci prova. Ecco cosa significa

Garanzie pubbliche per le bad bank? Visco ci prova. Ecco cosa significa

Il governatore Visco rilancia l'ipotesi che lo stato garantisca sui crediti in sofferenza di una "bad bank". Quale sarebbe l'impatto sull'economia?

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Dall’Australia, dove ha partecipato al G20 finanziario, il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, è tornato sul problema delle sofferenze bancarie delle banche italiane, auspicando una soluzione definitiva al problema e aprendo ancora una volta all’intervento dello stato.

L’analisi di Visco

Da Sidney, il governatore ha espresso il convincimento che gli istituti dovrebbero chiarire la dimensione dei crediti deteriorati e cercare di separarli, o attraverso la creazione di una cosiddetta bad bank o anche solo di una divisione interna. L’importante, per il numero uno di Palazzo Koch, è che emergano i crediti dubbi e che le banche effettuino maggiori svalutazioni, in modo da contabilizzare le perdite attese.

Al contempo, lo stato dovrebbe fare la sua parte, spiega, nel caso di azioni comuni a più istituti, ossia se diversi di loro dessero vita a una “bad bank” comune. In quel caso, sulle sofferenze potrebbero essere apposte garanzie pubbliche, le quali avrebbero il merito di consentire alle stesse banche di cederle ad altri investitori a un prezzo superiore a quello loro attuale di mercato. Proprio l’incapacità delle banche italiane di contabilizzare a parte i crediti dubbi sarebbe all’origine della forte distanza tra il valore a libro degli asset e quello di borsa.

Già lo scorso 8 febbraio, in occasione del 20esimo Congresso Assiom Forex, Visco aveva aperto all’ipotesi di una “bad bank” nazionale, in grado di accollarsi i crediti in sofferenza di differenti istituti, con lo stato a fare da azionista, come già è accaduto in Spagna e in Irlanda. Ma l’ipotesi di un intervento statale era stata smentita dal direttore generale della Banca d’Italia, Salvatore Rossi.

 

L’ipotesi, in ogni caso, riguarderebbe i 15 istituti soggetti al monitoraggio della BCE, che quest’anno dovranno affrontare gli “asset quality review” e gli stress-test.

La situazione in Italia

I crediti in sofferenza ammontano già a 156 miliardi di euro, circa il 10% del pil, mentre i crediti deteriorati sono esplosi complessivamente a 300 miliardi. Proprio questa impennata delle sofferenze causa la chiusura dei cordoni della borsa da parte delle banche, costrette a ricapitalizzarsi e a ridurre le esposizioni a rischio, ossia verso famiglie e imprese. Purtroppo, ciò alimenta un circolo vizioso, che è alla base della spirale “credit crunch” – recessione – “credit crunch”.

Lo stato garantirebbe, dunque, i prestiti sofferenti e ne risponderebbe in caso di insolvenza. Il limite di tale proposta consiste nell’impatto negativo che una simile azione avrebbe sul debito pubblico, oltre che nel fatto che ciò potrebbe determinare un atteggiamento di azzardo morale degli istituti.

Già con la legge di stabilità del 2014 è possibile per la Cassa depositi e prestiti acquistare crediti cartolarizzati delle banche italiane, purché abbiano ad oggetto finanziamenti verso le piccole e medie imprese e siano finalizzati al loro sostegno.

E la BCE?

In tal senso potrebbe muoversi anche la BCE, che negli ultimi mesi ha fatto trapelare l’intenzione di intervenire a sostegno del credito alle pmi, o tramite un processo di cartolarizzazioni o per via di un’asta Ltro, mirata a finanziare le banche solo in cambio di prestiti alle pmi.

 

 

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