Banche, garanzia depositi europea in cambio dello stop alla flessibilità?

Garanzia unica sui depositi? Il fronte germanico chiede parità di trattamento sulle regole fiscali.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Garanzia unica sui depositi? Il fronte germanico chiede parità di trattamento sulle regole fiscali.

Il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, ha dichiarato ieri di ricercare un accordo nell’Ecofin (l’organismo dei ministri finanziari di tutta la UE) per giungere all’istituzione di una garanzia unica sui depositi bancari. La proposta della Commissione europea, sposata in pieno dalla BCE, è contrastata fortemente dalla Germania, che anche questa settimana con la Bundesbank è tornata sulle conseguenze “inaccettabili” per i tedeschi di una mutualizzazione dei rischi bancari. Berlino si oppone strenuamente al completamento dell’Unione bancaria, sostenendo che allo stato attuale sarebbe inconcepibile che i contribuenti di un paese (il loro) si assumessero i rischi derivanti dalla debolezza degli istituti stranieri e dal loro legame ancora troppo forte con i debiti sovrani emessi nei paesi in cui hanno sede.

Agli occhi del governo tedesco, infatti, prima di arrivare a una garanzia comune sui depositi, sarebbe necessario che le banche più deboli si ricapitalizzassero e si fondessero tra di loro e che nel frattempo gli istituti recidessero il legame con i titoli di stato, anche imponendo loro un tetto massimo alla detenzione dei bond, oltre che una regolamentazione meno favorevole e distorsiva rispetto a quella odierna.

Dure critiche alla flessibilità per i paesi grandi

Dijsselbloem, pur appartenendo al governo olandese, di fede germanica, si mostra disponibile al confronto sul tema, non fosse altro perché presiede le riunioni dei ministri finanziari dell’Eurozona. Ma allo stesso tempo, ieri ha mostrato forte insofferenza per la seconda volta in pochi giorni contro la Commissione europea, accusata di disparità di trattamento tra i piccoli e i grandi paesi membri dell’unione monetaria, in favore di questi ultimi.

Il presidente dell’Eurogruppo ha lamentato che paesi come Francia e Italia continuano a beneficiare di una flessibilità fiscale non concessa a paesi di dimensioni minori, minando così alle basi delle regole, perché l’imprevedibilità del loro rispetto da parte dei commissari, spiega, spingerebbe i governi a non seguirle.

 

 

 

Fine della flessibilità per l’Italia?

Tra le righe, quindi, Dijsselbloem chiede che il presidente Jean-Claude Juncker ponga fine alla discrezionalità con la quale ha di recente approvato i bilanci di paesi non in linea con i target fiscali loro assegnati, ovvero Francia, Italia, Spagna e Portogallo, per ragioni di opportunità politica, come ha ammesso la stessa Commissione, che rivendica uno spazio autonomo di giudizio, all’infuori del pedissequo rispetto delle regole contenute nel Patto di stabilità. La Commissione ha già replicato al ministro olandese, negando una disparità di trattamento e ricordandogli che l’attuale presidente fu premier proprio di un piccolo paese, il Lussemburgo.

Dunque, Dijsselbloem al contempo “falco” e “colomba”? E’ noto come la Germania, sponsor dell’olandese, stia cercando da mesi di contrastare l’approvazione della garanzia unica sui depositi nei consessi europei con la richiesta di misure punitive per i detentori di grandi quantità di titoli di stato. E’ probabile, poi, che Berlino, da tempo critica verso l’operato “flessibile” dei commissari, stia cercando di porre paletti sui target fiscali, in modo da ridurre la sfera discrezionale di Bruxelles.

Già in sede di approvazione della legge di stabilità, a maggio, la Commissione aveva fatto intuire che sarebbe stata probabilmente l’ultima volta che l’Italia avrebbe usufruito di flessibilità per i suoi conti pubblici, che per il 2016 vale qualcosa come 14 miliardi di euro, lo 0,85% del pil. Che la polemica di Dijsselbloem sia tesa a indebolire la posizione negoziale di paesi favorevoli alla garanzia unica come l’Italia, accusati di violare gli accordi e, pertanto, di non essere credibili nel pretendere la condivisione dei rischi anche in campo bancario?

 

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Argomenti: Crisi del debito sovrano, Crisi Eurozona, Economia Europa, Fiscal Compact, unione bancaria

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