Garanzia unica europea sui depositi bancari, ecco la proposta di Juncker

I depositi bancari fino a 100.000 euro saranno tutelati al livello europeo, se passa la proposta della Commissione UE. Ecco cosa prevede.

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I depositi bancari fino a 100.000 euro saranno tutelati al livello europeo, se passa la proposta della Commissione UE. Ecco cosa prevede.

La Commissione europea ha proposto uno schema per introdurre nell’Unione Europea una garanzia unica sui depositi bancari fino a 100.000 euro, che dovrà adesso passare al vaglio dei governi europei e del Parlamento di Strasburgo, dove incontrerà le resistenze di paesi come la Germania, che non vogliono addossarsi il rischio di salvare i conti dei risparmiatori di altri stati. Eppure, il presidente Jean-Claude Juncker ritiene la garanzia unica sui depositi delle banche il terzo pilastro di completamento dell’Unione bancaria, laddove i primi 2 sono rappresentati dalla vigilanza unica sugli istituti sistemici e dal meccanismo di risoluzione unico, ovvero dalla gestione accentrata dei salvataggi bancari.

La proposta di Bruxelles contempla 3 tappe. La prima entrerebbe in vigore dal luglio del 2017 e prevederebbe uno schema di ri-assicurazione per i primi 3 anni, durante i quali sarebbero coperti tutti i depositi fino ai 100.000 euro presso le banche aderenti allo European deposit insurance scheme (Edis), che interverrebbe, però, solo una volta che siano stati utilizzati i fondi nazionali, limitatamente al 20% degli obiettivi di assicurazione dei regimi nazionali, a causa dell’iniziale carenza di risorse sul piano europeo, sempre che tale fondo sia stato alimentato adeguatamente, seguendo una direttiva europea progressiva in materia.

Le tappe del meccanismo ideato da Juncker

Dal luglio del 2020, invece, si passerebbe a uno schema di co-assicurazione, che prevederebbe un intervento dell’Edis anche senza la necessità di un previo esaurimento dei fondi assicurativi nazionali. Il fondo europeo interverrebbe per una parte dei costi, ma la compartecipazione sarebbe progressiva, partendo dal 20%. Dal luglio del 2014 inizierebbe la terza fase, quando l’Edis interverrà a copertura integrale dei costi e supererà del tutto i regimi assicurativi nazionali, affiancandosi al Fondo unico di risoluzione, creato lo scorso anno per attuare i salvataggi bancari. L’Edis interverrebbe in 2 casi: quando una banca viene liquidata o quando si attua un meccanismo di salvataggio con annesso trasferimento dei depositi verso un’altra banca, in modo da non interrompere l’accesso dei depositanti ai propri risparmi.      

Come opererebbe l’Edis

L’idea della Commissione è di superare la frammentazione del mercato del credito, attraverso un meccanismo di garanzia unica per i clienti, evitando come negli anni della crisi del debito sovrano, che gli investitori e i risparmiatori si spostino verso i paesi considerati più sicuri per i loro depositi.

L’obiettivo sarebbe di evitare che una banca venga scelta non per la lo stato in cui essa ha sede, ma per il suo profilo di rischio effettivo, facendo in modo che le sue operazioni transnazionali non soffrano dei timori del mercato. Una volta che l’Edis intervenisse, i regimi nazionali dovrebbero assicurare la massimizzazione delle entrate dal processo di insolvenza della banca. Se così non fosse, tutti o parte dei fondi sborsati dall’Edis dovrebbero essere restituiti. L’attivazione del meccanismo d’intervento scatterebbe con la segnalazione da parte di un sistema di garanzia nazionale al board del fondo europeo di un possibile fallimento bancario. A quel punto, il board dell’Edis valuta la situazione e decide in 24 ore se intervenire o meno.

Nessun aggravio per le banche

Quanto alle risorse di cui esso sarà dotato, saranno pari allo 0,8% dei depositi assicurati in tutta la UE, corrispondenti a 43 miliardi di euro, stando ai dati di fine 2011. Dal 3 luglio del 2017 al 3 luglio del 2019, tale importo sarà coperto per il 20%, salendo al 30% dal 3 luglio del 2020 con l’inizio della seconda fase di ri-assicurazione, al 52% dal 3 luglio del 2021, al 68% dal luglio del 2022, all’84% dal luglio del 2023 e al 100% dal 3 luglio del 2024. Le banche contribuiranno annualmente per il 12,5%, ovvero per complessivi 6,8 miliardi. Fermo restando che non ci sarebbe alcun aggravio a carico degli istituti, ciascuno di essi contribuirebbe sulla base del profilo di rischio. I fondi assicurativi nazionali potrebbero restare in piedi anche successivamente alla piena attuazione della garanzia unica europea, fungendo da collante con banche e risparmiatori, potendo anche integrare quest’ultima con la raccolta di risorse ulteriori, rispetto al suddetto 0,8%, senza l’obbligo di trasferirle in capo all’Edis. Infine, la Commissione vorrebbe che il fondo sia gestito da un’autorità indipendente.

Ma dalla Bundesbank è arrivato un secco “no” alla proposta di Juncker. Il governatore tedesco e membro della BCE, Jens Weidmann, spiega che i bilanci delle banche dipendono spesso da legislazioni e decisioni politiche nazionali, diverse tra di loro, per cui ci sarebbe il rischio che i contribuenti di un paese siano costretti a sobbarcarsi i costi delle decisioni sbagliate di altri governi. Inoltre, nota come alcuni sistemi bancari siano eccessivamente legati ai titoli di stato (l’Italia!), cosa che trasformerebbe la garanzia unica sui depositi in un’assunzione comune di rischi sui debiti sovrani.        

Sofferenze bancarie italiane altissime

La condivisione dei rischi dovrebbe portare a una loro minimizzazione, secondo la Commissione europea, man mano che il processo andrà avanti. Nel frattempo, un altro problema impensierisce la BCE, quello dei crediti non performanti. Il presidente del consiglio di sorveglianza del Meccanismo unico di vigilanza europeo, Daniele Nouy, nota come la montagna dei crediti dubbi in Italia sia di 330 miliardi di euro, augurandosi che si trovi una soluzione per rendere conforme alle norme sulla concorrenza e sul divieto degli aiuti di stato della UE la creazione della cosiddetta “bad bank”, attingendo alle migliori pratiche attuate nel mondo in materia. Nel corso di un briefing con la stampa, Nouy ha risposto a una domanda sulle possibili fusioni tra banche in Italia, sostenendo che ci sarebbero spazi per simili operazioni, ma spiegando che non sarebbe suo compito stabilire chi e come dovrebbe integrarsi con altri.

Fitch promuove le banche italiane

E, infine, una buona notizia per il sistema bancario italiano, su cui Fitch ha migliorato il suo giudizio a “stabile”, in considerazione della “modesta ripresa dell’economia” del nostro paese. L’agenzia di rating nota un rallentamento nella crescita dei crediti deteriorati delle banche italiane, mentre i costi della raccolta rimangono bassi e sono attesi tali anche per il prossimo anno, per cui il margine netto dovrebbe beneficiarne, grazie anche alle nuove norme sul fallimento e i pignoramenti.

Pesa, però, l’aumento stimato dei costi per le maggiori garanzie previste con l’entrata in vigore della direttiva sui salvataggi bancari, recepita in questi mesi dalle norme nazionali. Resta alta la liquidità degli istituti, per effetto degli alti volumi di titoli di stato detenuti, mentre per l’anno prossimo dovrebbe confermarsi la preferenza per l’emissione di “covered bond”.

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