G20 Amburgo, tutti contro Trump? No, e l’Europa conta poco o nulla

Si aprono i lavori del G20 di Amburgo: davvero Trump contro tutti? No, quello che era vero per il G7 di Taormina, non lo è qui. Ecco perché.

di Carlo Pallavicini, pubblicato il
Si aprono i lavori del G20 di Amburgo: davvero Trump contro tutti? No, quello che era vero per il G7 di Taormina, non lo è qui. Ecco perché.

Sono in apertura i lavori del G20 di Amburgo e gli analisti sono tutti pronti ad annunciare una situazione da Trump contro tutti. Ebbene, occorre fare una considerazione preliminare: quello che è stato vero per il G7 di Taormina, non lo è per il G20 di Amburgo e per un motuivo davvero fondamentale. Al G20 partecipano davvero le forze economiche maggiori al mondo, il G7 è una farsa eurocentrica, la sensazione che sia ancora l’Occidente a dominare il globo. Non è vero, il futuro non passa più né per l’Europa né per l’Atlantico, ma attraverso il Pacifico e l’Asia. Detto questo, ecco le motivazioni per cui non sarà assolutamente un Trump contro tutti, anche per quanto concerne gli accordi sul clima.

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G20 di Amburgo: perché Trump piace alla ‘nuova Europa’

Donald Trump è un leader che sa fare della sua furbizia un’arma politica. Prima del G20 di Amburgo, infatti, ha deciso di recarsi a Varsavia e di porsi in continuità con l’eredità repubblicana lasciata dai neocon. Nonostante in patria si sia sempre presentato come una ‘destra’ diversa, all’estero gli interessa che, nell’immaginario, venga colto in continuità con Bush-Cheney-Rumsfeld. Il motivo? Molto semplice. La ‘nuova Europa’, quella uscita dalla disgregazione del mondo sovietico, l’Europa dell’Est, è guidata da leader di estrema destra (perlopiù) e che manifestano somiglianze con le tecniche comunicative di Donald Trump. Ebbene, il Presidente degli USA ha voluto rinsaldare il legame con questi paesi in chiave anti-Merkel: dunque, altro che tutti contro Trump.

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G20 di Amburgo: l’Europa non conta e Trump lo sa bene

Come già accennato, è soltanto il G20 a rappresentare davvero l’incontro tra i grandi della terra in vista della definizione di equilibri geopolitici ed economici complessi: il G7 di Taormina è stata una passerella e poco più; l’Europa non vuole arrendersi all’idea di non essere più il centro del mondo e gioca a fare la voce grossa.

Trump, che è ben più conscio di dove si giochino le vere sfide del futuro, sa dove puntare: innanzitutto, molti paesi emergenti non vogliono sottoscrivere gli accordi sul clima e Trump punterà a definire un’asse (sia di avvicinamento sia contrastivo) con queste nuove potenze (la motivazione è la seguente: perché le potenze occidentali hanno potuto inquinare per 250 anni e crescere economicamente, mentre noi non dovremmo?); in secondo luogo, al G20 sono presenti veri e propri alleati di Donald Trump: non solo l’Arabia Saudita, ma anche l’India, assolutamente integralista, del primo ministro Narendra Modi. Infine, di autocrati al G20 di Amburgo ve ne sono a bizzeffe: da Putin a Erdogan passando ovviamente per Xi Jinping. Insomma, che sia un bene o che sia un male, l’Europa non avrà reale peso politico o, se lo avrà, sarà molto ma molto ridotto.

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Argomenti: BRICS, Crisi Eurozona, Economia Europa, Economia USA, Economie Asia, economie emergenti, Presidenza Trump