“Furbata” di Draghi per non tagliare presto gli stimoli, ecco quale

Il "trucco" di Mario Draghi per non alzare i tassi e continuare a comprare bond, anche adesso che l'inflazione è salita al target. La BCE sa che senza stimoli, l'Italia affonda.

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Il “quantitative easing” non si tocca. Almeno, non per il momento. A dirlo esplicitamente è stato ieri il governatore della BCE, Mario Draghi, in audizione al Parlamento olandese. Il numero uno di Francoforte ha ribadito che vi sarebbero segnali di rafforzamento della ripresa e che i rischi al ribasso per l’economia nell’Eurozona risulterebbero diminuiti. Ciò nondimeno, spiega che fino a quando l’inflazione non sarà stabilizzatasi intorno al target e “in tutta l’area”, di ritirare gli stimoli monetari non se ne può parlare.

Le dichiarazioni del governatore erano state precedute da uno studio della BCE, secondo cui il tasso di disoccupazione reale nell’Eurozona sarebbe pressappoco a livelli doppi rispetto al dato ufficiale. In aprile, la percentuale dei senza lavoro risultava del 9,5% nell’area, ma secondo lo studio, considerando anche i sottoccupati, ovvero coloro che sono costretti a lavorare part-time, pur ambendo a un’occupazione full-time, e gli “scoraggiati”, quanti un lavoro nemmeno lo cercano, perché non hanno speranza di trovarlo, il tasso effettivo di disoccupazione salirebbe al 18%. Sottraendo quanti siano al di fuori del mercato del lavoro da molto tempo, poi, si ottiene comunque un dato del 15%. (Leggi anche: Stimoli e tassi BCE, Draghi cambia linguaggio a giugno?)

Tassi e stimoli non si toccano, per ora

Finché la disoccupazione effettiva sarà così alta, spiega l’istituto, non dovrebbero materializzarsi spinte salariali, che a loro volta costituiscono la base per un aumento generalizzato e stabile dei prezzi. Ovvero: la disoccupazione resta alta e per questo l’inflazione di fondo non si surriscalda. A queste condizioni, è sottinteso, il “quantitative easing” non potrà essere ridotto, né i tassi saranno alzati.

A quanti ieri al Parlamento olandese protestavano per le conseguenze negative della politica monetaria ultra-espansiva attuata dalla BCE, Draghi ha risposto laconico di essere consapevole degli effetti collaterali possibili, ma ha anche eccepito che questi non si sarebbero concretizzati ad oggi, mentre ha sostenuto che l’Olanda stessa starebbe beneficiando dell’apparato di stimoli messi in campo. (Leggi anche: Quantitative easing, Draghi non si fida dell’economia europea)

Euro irrevocabile per Draghi

E sul rapporto tra riforme economiche degli stati e bassi tassi d’interesse – la Bundesbank guida il fronte di chi ritiene che una politica ultra-accomodante riduca gli incentivi per i governi a varare riforme – il governatore ha offerto un’interpretazione alternativa, cioè che i governi riformano o meno, in base al ciclo elettorale, non a quello dei tassi.

Infine, non ha voluto commentare le speculazioni sull’eventuale uscita dell’Italia dall’Eurozona. Un deputato gli aveva chiesto se Roma fosse nel caso costretta a saldare il conto del suo pesante Target 2, ma Draghi ha affermato che si tratta di ipotesi irrealistiche, perché “l’euro è irrevocabile”. (Leggi anche: Draghi ai governi: molto da fare sulle riforme)

Il trucco della disoccupazione reale

Possiamo riassumere il senso del discorso di Draghi in una sola frase: scordatevi il ritiro immediato degli stimoli monetari, perché non un surriscaldamento momentaneo dell’inflazione a farci cambiare direzione.

La “furbata” non è nuova, perché la stessa Federal Reserve, quando nella fase precedente all’avvio della stretta non ebbe argomentazioni granché valide per giustificare tassi azzerati e stimoli ancora in corso di attuazione, fece riferimento non già al solo tasso di disoccupazione ufficiale, bensì al cosiddetto “U-6”, che comprende gli scoraggiati e i lavoratori part-time involontari. Quel tasso è oggi sceso all’8,6%, significativamente più basso di quello culminato negli anni passati con la crisi, ma superiore ai livelli pre-crisi. E’ anche sulla base di tale dato, che il governatore Janet Yellen oggi si può permettere formalmente di contenere i tassi USA all’1%, quando il pil viaggia a ritmi moderati e l’inflazione supera il 2%. (Leggi anche: Disoccupazione reale in Italia al 24%)

Senza Draghi Italia affonda

Le banche centrali stanno adottando la strategia del “kick the can down the road”, ovvero del procrastinare il più possibile l’accomodamento monetario, avvertendo il rischio di sottrarre gli stimoli a economie, che senza tassi ultra-bassi e acquisti di bond per svariati miliardi al mese, potrebbero tornare in recessione.

La conferma della scarsa solidità della crescita attuale nell’Eurozona e in Giappone, in particolare, ma in parte anche degli stessi USA.

Draghi, che ieri ha voluto allontanare da sé l’epiteto di “eroe degli stati indebitati”, ha anche un compito più oneroso dei suoi colleghi in giro per il mondo, quello di tenere assieme economie, la cui direzione non sempre è la stessa e anche quando lo è, mostra una virulenza diversa di stato in stato. Egli è consapevole che la politica monetaria attuale potrebbe anche essere parzialmente resa più restrittiva, dato il miglioramento tangibile dei dati macroeconomici nell’area, ma sa anche che l’Italia, già stagnante e con un debito esploso al 133% del suo pil, senza il supporto della BCE trascinerebbe l’euro nel baratro. Eccovi spiegato l’appiglio alla nuova scoperta della disoccupazione reale. (Leggi anche: Draghi ostaggio dell’Italia fino alle elezioni)

 

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