Come funziona il lavoro in Italia? Un’indagine del 2017 lo spiega e non ci sono buone notizie

Un’indagine svolta da un équipe di ricercatori spiega come funziona il lavoro in Italia nel 2017: non ci sono buone notizie. Analisi e approfondimento.

di Carlo Pallavicini, pubblicato il
Un’indagine svolta da un équipe di ricercatori spiega come funziona il lavoro in Italia nel 2017: non ci sono buone notizie. Analisi e approfondimento.

Un gruppo di docenti universitari ha svolto una ricerca e indagine sul grado di soddisfazione degli italiani nei confronti del mondo del lavoro: si tratta di una serie di interviste che ha visto coinvolte 1200 persone, con età compresa tra 18 e 65 anni, di ambo i sessi e di diversa estrazione lavorativa, con grande attenzione anche al mondo dei social. Lo studio è stato pubblicato sotto forma di e-book gratuito che potete trovare, scaricare e, se proprio vi va, leggere, a questo link. Diciamo immediatamente che la situazione è caratterizzata da stipendi bassi, lavoro mal-organizzato, qualità della vita scadente, soddisfazioni pari a zero. E potrebbe anche bastare solo questo, ma analizziamo nello specifico i dati, perché, anche in un mondo del lavoro pessimo come quello italiano, ci sono comunque categorie che riescono a cavarsela ancora peggio.

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I dati su come funziona il lavoro in Italia: indagine 2017

Analizziamo, innanzitutto, i dati più generici, cioè riguardanti le maggiori motivazioni di insoddisfazione per quanto concerne il lavoro. Al primo posto con il 56% la questione degli stipendi bassi; al secondo posto con il 48% il nodo degli orari troppo rigidi. Il terzo posto, invece, è del 45% e concerne coloro che ritengono poco salutare il luogo di lavoro dove si trovano ad agire. ‘Solo’ al quarto posto, con il 41%, l’incertezza lavorativa e la precarietà. In ordine decrescente si trovano poi altre questioni, come l’assenza di benefit, le difficoltà nel fare carriera, i problemi di mobbing, mancanza di riconoscimento nel proprio lavoro, standardizzazione e relazione lavorativa poco appagante e così via.

Cosa significa? Semplice, che l’Italia è davvero arretrata anche sull’idea stessa di come si organizza un luogo di lavoro: i paesi del Nord Europa hanno capito, ad esempio, che non solo con stipendi alti e tutele importanti, ma anche con una maggiore flessibilità negli orari, un ambiente di lavoro non solo ‘sicuro’ ma anche piacevole e accogliente, il clima diventa più sereno e, di conseguenza, anche la produttività aumenta. In Italia avviene esattamente il contrario.

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La differenza uomo/donna e Nord/Sud sul funzionamento del lavoro in Italia – un paese primitivo

Ma l’indagine rivela un’altra questione: la differenza di trattamento tra uomo e donna nel mondo del lavoro in Italia, segno questo di un paese ancora sostanzialmente arretrato. Le donne, infatti, sono quelle più insoddisfatte: il 72% contro il 64% e soprattutto a esserlo maggiormente sono quelle che hanno un titolo di studio elevato (71%) e un’età compresa tra 31 e 50 anni (79%). Un altro segnale di una differenza di genere è dato anche dalle richieste di uomini e donne: se l’uomo chiede soprattutto benefit e rimborsi, le donne prevalentemente agevolazioni per asili nido o baby sitting e orari più flessibili. Significa che il sesso femminile resta quello deputato a una serie di attività di cura ed è a suo carico l’organizzazione familiare.

Concludiamo con un dato relativo alla distribuzione geografica del malcontento: il 78% dei lavoratori del Sud è insoddisfatto, il 70% al Centro e ‘soltanto’ il 55% al Nord.

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Argomenti: Crisi economica Italia, Economia Italia, Inchieste Politiche, Jobs Act, Politica, Politica italiana

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