Fuga dall’euro: le banche centrali si sbarazzano della moneta unica, ecco perché

Il peso dell'euro tra le riserve valutarie nel mondo si è ridotto, mentre aumenta quello del dollaro. Ecco le ragioni per cui le banche centrali venderebbero la moneta unica.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il peso dell'euro tra le riserve valutarie nel mondo si è ridotto, mentre aumenta quello del dollaro. Ecco le ragioni per cui le banche centrali venderebbero la moneta unica.

Il “quantitative easing” della BCE avrà anche il merito di indebolire il cambio, rendendo più competitiva l’economia dell’Eurozona, ma ha già provocato un effetto collaterale sgradevole per l’euro. Stando agli ultimi dati ufficiali del Fondo Monetario Internazionale, il peso della moneta unica tra le riserve valutarie delle banche centrali è diminuito al 22% dal 28% del 2010, prima che scoppiasse la crisi dei debiti sovrani. In ciascun trimestre dello scorso anno si è registrato un calo della percentuale delle riserve mondiali denominate in euro. Per la prima volta dalla sua nascita, quelle in euro sono diminuite in termini effettivi, ovvero scomputando l’effetto del cambio. Secondo la National Australia Bank Ltd., solo nell’ultimo trimestre del 2014 si sarebbe registrata una riduzione delle riserve in euro pari a 100 miliardi di dollari.   APPROFONDISCI – L’euro perde peso nel mondo: in calo tra le riserve delle banche centrali  

Peso dell’euro in calo

Dunque, delle 6.100 miliardi di dollari di riserve per le quali viene specificata dalle rispettive banche centrali la valuta, il peso dell’euro si è ridotto a poco più di un quinto, mentre sale la percentuale del dollaro, che con il 63% continua a fare la parte del leone, pur in calo dal 73% del 2001. Perché gli istituti del pianeta venderebbero euro e tornerebbero a comprare dollari? La ragione è semplice: l’euro si sta indebolendo, mentre il dollaro si sta rafforzando, a causa della divergente impostazione delle politiche monetarie rispettivamente della BCE e della Federal Reserve. La prima ha appena iniziato ad attuare il QE e si è  impegnata a tenere fermi allo 0,05% i tassi di riferimento nell’Eurozona fino almeno a tutto il 2016, mentre la seconda dovrebbe alzare i tassi USA entro l’estate dopo 9 anni. Diventa così opportuno per le banche centrali vendere l’euro e acquistare il dollaro, dato che così facendo incrementeranno il valore delle loro riserve. La convenienza sarebbe, in particolare, per gli istituti delle economie emergenti, che temendo un crollo delle loro valute con l’avvio della stretta monetaria negli USA si metterebbero al riparo con scorte di biglietti verdi.   APPROFONDISCI – Tutti in fuga dall’euro: per le riserve meglio lo Yuan cinese  

Pesa anche la crisi del debito sovrano

Tuttavia, se ci limitassimo a questa considerazione, non si spiegherebbe come mai lo yen sia salito nel 2014 dal 2,8% del 2009 al 4% delle riserve mondiali, pur avendo perso il 12% come l’euro contro il dollaro, attuando una politica monetaria ancora più aggressiva  di quella della BCE o della Fed degli ultimi anni. In effetti, il dubbio è che il peso dell’euro si stia riducendo progressivamente anche per via della questione irrisolta della Grecia, la cui crisi del debito sta minacciando la credibilità dell’impalcatura su cui regge l’Eurozona. Messa in questi termini, la fuga dall’euro sarebbe solo in parte spiegata da fattori tecnici, mentre segnalerebbe il fallimento (almeno ad oggi) di quel progetto originario di concorrere con il dollaro a diventare una valuta di riferimento per le transazioni finanziarie e commerciali del pianeta. Detto ciò, il bicchiere continua a rimanere mezzo pieno: la moneta unica è pur sempre e di gran lunga la seconda valuta più gettonata tra le riserve mondiali, oltre 4 volte il peso del franco svizzero, sebbene scivolata a 3 volte in meno quello del dollaro.   APPROFONDISCI – Crisi Eurozona, cosa accade se la Grecia lascia l’euro? Analizziamo lo scenario possibile

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Argomenti: Crisi Euro, economie emergenti