Banche centrali in fuga dall’euro, mentre la sterlina non fa paura

Banche centrali in fuga dall'euro. Preoccupano le tensioni politiche, mentre la Brexit non impensierisce sulla sterlina.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Banche centrali in fuga dall'euro. Preoccupano le tensioni politiche, mentre la Brexit non impensierisce sulla sterlina.

Secondo i risultati di un sondaggio, condotto da Central Banking Publications e Hsbc all’inizio di quest’anno tra 80 gestori di riserve valutarie presso altrettanti banche centrali per complessivi 6.000 miliardi di dollari, i due terzi degli istituti avrebbero rivisto la loro policy, cambiando l’allocazione degli investimenti e altrettanti avrebbero mutato la duration, ma il dato che sorprende di più è che alcuni di essi avrebbero segnalato di avere azzerato le esposizioni verso gli assets denominati in euro, con altri che le avrebbero ridotte ai livelli minimi. La fuga dall’euro riguarderebbe, in particolare, le banche centrali emergenti o di paesi in via di sviluppo. Tra le prime, si consideri che compaiono diverse entità con fondi sovrani abbastanza cospicui.

La ragione della paura è legata alle turbolenze politiche nell’Eurozona. Il resto lo starebbero facendo i tassi negativi, che indebolendo il cambio, impattano negativamente sul valore delle riserve detenute in euro, mentre non sembra fare paura la sterlina. Se è vero che parte dei managers intervistati abbia segnalato di voler essere cauto in futuro sugli investimenti verso la valuta britannica, allo stesso tempo è stato pressoché generale il riscontro (71% delle risposte) che la Brexit non sembra impattare sulla sterlina nel lungo periodo. E nemmeno Donald Trump alla Casa Bianca avrebbe mutato gli umori delle banche centrali sul dollaro. (Leggi anche: Trump salva la faccia alle banche centrali)

Preoccupano le tensioni politiche

Dunque, sarebbe la moneta unica la reale preoccupazione degli istituti. Le elezioni in Francia continuano certamente ad essere il principale evento a cui i mercati e le banche centrali del pianeta guardano per regolarsi sulle loro posizioni verso gli assets denominati in euro. Ma a seguire, preoccuperebbe anche la situazione politica in Italia, dove non s’intravede una maggioranza stabile in Parlamento e dove il consenso sembra spostarsi in misura crescente verso forze politiche di matrice euro-scettica.

E in questo panorama di apparente sfiducia generale sulla divisa europea si distingue la banca centrale islandese. Nelle scorse ore, il ministro delle Finanze di Reykjavik, Benedikt Johannesson, ha spiegato che la corona locale potrebbe essere agganciata all’euro, ma così come anche al dollaro o alla sterlina, al fine di stabilizzare il tasso di cambio ed evitare che continuino a registrarsi forti fluttuazioni, dopo che il paese ha eliminato a metà marzo i controlli sui capitali. Nell’ultimo mese, la corona ha perso quasi il 7% contro l’euro, segno che la misura avrebbe innescato i deflussi di almeno parte dei capitali rimasti bloccati sull’isola dalla crisi finanziaria del 2008. (Leggi anche: L’Islanda rimuove da oggi i controlli sui capitalihttps://www.investireoggi.it/economia/lislanda-rimuove-oggi-controlli-sui-capitali-turismo-aiuta-voltare-pagina/)

 

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Argomenti: Crisi Euro, Economia Europa

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