Fuga dai Bund: mercati prezzano vittoria Macron, ma non solo

Copiose vendite di Bund ieri, i cui rendimenti sono in ascesa. Il mercato sta scontando la vittoria di Emmanuel Macron in Francia, ma anche altri fattori di natura economica.

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Copiose vendite di Bund ieri, i cui rendimenti sono in ascesa. Il mercato sta scontando la vittoria di Emmanuel Macron in Francia, ma anche altri fattori di natura economica.

Boom per i rendimenti dei Bund tedeschi, che per la scadenza decennale sono schizzati ieri dallo 0,33% allo 0,40%. In valore assoluto, non stiamo parlando di differenze degne di note, ma si consideri che 7 punti base in più in una sola seduta hanno significato ieri per i titoli di Berlino un aumento del 23%. In leggero calo, invece, i rendimenti dei nostri bond, per cui lo spread BTp-Bund decennale risultava sceso ieri da 190 a 185-186 bp.

Cosa abbia impresso questa direzione ai mercati si spiega presto: i traders stanno scontando una vittoria di Emmanuel Macron alle elezioni presidenziali in Francia, il cui ballottaggio si celebra dopodomani. (Leggi anche: Perché la vittoria di Macron o Le Pen sarebbe comunque un danno per l’Italia)

Due mesi fa, quando le chances di vittoria della candidata euro-scettica Marine Le Pen sembravano elevate, il clima politico transalpino appariva confuso e l’inflazione nell’Eurozona, specie in Germania, segnalava un’accelerazione al target della BCE con possibile graduale ritiro degli stimoli monetari da parte della BCE nei mesi seguenti, i rendimenti decennali dei Bund erano arrivati sulla soglia dello 0,50%, mentre al 18 aprile scorso, quando i mercati percepivano già l’avanzata di Macron e la BCE segnalava di non volere tagliare il programma di acquisto dei bond nell’Eurozona da qui a breve, crollavano al di sotto dello 0,20%.

Stimoli BCE al capolinea

Al momento, i rendimenti restano negativi fino alla scadenza dei 7 anni, mentre fino a pochi giorni fa lo erano fino agli 8 anni. Non solo geo-politica, però, come abbiamo sopra accennato. L’inflazione in aprile in Germania è tornata a crescere al 2%, mentre la media dell’Eurozona è salita all’1,9%, centrando praticamente il target della BCE. E nel primo trimestre, l’area ha segnato una crescita congiunturale dello 0,5%, mentre gli indicatori sul manifatturiero e i servizi mostrano i dati migliori da sei anni a questa parte, quando il tasso di disoccupazione è sceso stabilmente sotto il 10%, pur con rilevanti differenze tra stato e stato. In Germania, in cerca di lavoro risulta il 5,8%, la percentuale più bassa dalla riunificazione.

L’insieme di questi dati suggerisce che la BCE dovrà quanto prima iniziare a mettere in guardia i mercati su un prossimo ritiro degli stimoli, seguito da una stretta sui tassi. A conferma di ciò, ieri il capo-economista dell’istituto, Peter Praet, che sinora si è mostrato alquanto accomodante nei toni, ha sostenuto che la guidance di Francoforte potrebbe evolvere, se la crescita nell’Eurozona reggerà. (Leggi anche: Quantitative easing, stimoli quasi finiti)

Bund appetibili pur con bassi rendimenti

Adesso, il mercato inizia a scontare un cambio di linguaggio nel comunicato ufficiale della BCE al board di giugno, con il venire meno del riferimento al mantenimento dei “tassi attuali o più bassi per un periodo prolungato di tempo” e ai “rischi al ribasso” per l’economia nell’area. Da qui, la fuga dai Bund, che si era già scatenata dopo l’estate scorsa, ma che era stata contrastata, come ancora lo è in buona parte anche oggi, dalla percezione dei rischi geo-politici, prima legati alle elezioni americane e dopo all’apertura del ciclo elettorale europeo, con occhi puntati particolarmente sulla Francia.

Fino a quale livello saliranno i Bund nei prossimi mesi? Difficile prevederlo, specie in tempi di “new normal”. Possiamo supporre, però, che la domanda resterà relativamente forte per i titoli tedeschi, tra rischi politici non svaniti (a settembre si vota in Germania e tra l’autunno di quest’anno e l’inizio del 2018 in Italia) e una politica monetaria che resterà espansiva ancora a lungo; parliamo di anni. E le divergenze interne all’Eurozona, in termini di crescita e di solidità dei conti pubblici nazionali, manterranno sempre i mercati sull’attenti, spronandoli a tenere con sé scorte di Bund, pure se non giustificati all’apparenza dai scarsi rendimenti offerti. (Leggi anche: Rendimenti Bund, quando saliranno con l’inflazione in Germania al 2%?)

 

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