Fuga dai bond euro con Draghi più “falco”: ecco i titoli che stanno pagando di più

Calo dei prezzi dei bond in euro nelle ultime due settimane, dopo che la BCE ha aperto al possibile "tapering" nei prossimi mesi. Vediamo quali titoli registrano i maggiori ribassi.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Calo dei prezzi dei bond in euro nelle ultime due settimane, dopo che la BCE ha aperto al possibile

E’ bastato che Mario Draghi dicesse l’ovvio per scatenare repentini movimenti sui mercati finanziari. Il governatore della BCE, partecipando all’annuale simposio delle banche centrali a Sintra, Portogallo, ha dichiarato vittoria contro la deflazione e ha rassicurato sul fatto che la discesa recente dell’inflazione sarebbe frutto di fattori temporanei. Parole, che sono state lette dagli investitori quale conferma della possibile svolta monetaria nei prossimi mesi, la quale dovrebbe essere annunciata dopo l’estate con l’avvio del “tapering”, il taglio degli stimoli monetari, ad oggi consistenti in tassi azzerati e acquisti di assets per 60 miliardi al mese.

In un paio di settimane è stata fuga dai bond emessi in euro, siano essi governativi che corporate. Partiamo proprio dai primi: i titoli di stato nell’Eurozona hanno perso l’1,9% dal 26 giugno scorso, qualcosa che corrisponde all’incirca a 200 miliardi di euro in meno di loro valore sui mercati. Lo rivela l’apposito indice S&P. Nel dettaglio, i rendimenti decennali tedeschi sono passati dallo 0,25% allo 0,62%, ovvero risultano aumentati di 1,5 volte. Quelli italiani sulla medesima scadenza sono lievitati dall’1,90% al 2,30%, ampliando le distanze anche con i Bonos spagnoli, che nello stesso arco di tempo sono passati dall’1,38% all’1,69%. Boom anche per i rendimenti francesi dallo 0,60% allo 0,90%. (Leggi anche: Cambio euro-dollaro, ecco il segnale “bullish” del Bund)

Anche il comparto corporate risulta colpito dalle vendite, ma in misura minore. L’indice Bloomberg per i titoli obbligazionari in euro “investment grade” segnala una contrazione nel periodo dello 0,8%, mentre quello dedicato agli “high yield” (bond “spazzatura”) cede lo 0,6%. Può apparire paradossale che a pagare per la prevista fine dei tassi zero siano, soprattutto, i titoli di stato, ma c’è una solida spiegazione a ciò.

Perché scendono di più i titoli di stato

Dal marzo del 2015, Draghi acquista titoli di stato per circa l’80% degli importi mensili complessivamente previsti con il “quantitative easing”, per cui sarebbero proprio i bond governativi a dovere risentire maggiormente della fine degli stimoli, avendone beneficiato più degli altri. Da oltre un anno, è vero, anche i corporate bond con rating “investment grade” siano stati inseriti negli acquisti, ma si tratta di importi inferiori, mentre le obbligazioni ad alto rischio, quelle più rischiose, risultano penalizzate per il solo fatto che con il “tapering” vi sarebbe sul mercato un grosso acquirente in meno e quanti erano andati a caccia di rendimento negli ultimi mesi torneranno a spostarsi sul comparto più sicuro.

Che il calo di queste ultime due settimane possa non essere cessato lo svelerebbe l’andamento del mercato obbligazionario USA, dopo l’annuncio dell’allora governatore della Federal Reserve, Ben Bernanke, dell’avvio del “tapering” entro la fine del 2013. Allora, in poco più di 7 mesi si registrò un -2,5% per i corporate bond con rating più alto in dollari e un -2,2% per i Treasuries, mentre le obbligazioni ad alto rendimento beneficiarono di un aumento medio del 2,5%. (Leggi anche: Partito sell-off sui mercati, ma non chiamatelo roteazione)

 

 

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Argomenti: Bce, bolla finanziaria, bond sovrani, Economia Europa, Mario Draghi, rendimenti bond, stimoli monetari

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