Fuga da azioni e bond: persi 715 miliardi d’investimenti

Secondo la Consob dal 2010 se n’è andato dalla borsa il 36% delle attività finanziarie a causa della crisi, ma anche per colpa della asfissiante pressione fiscale introdotta sul risparmio da Monti.

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Secondo la Consob dal 2010 se n’è andato dalla borsa il 36% delle attività finanziarie a causa della crisi, ma anche per colpa della asfissiante pressione fiscale introdotta sul risparmio da Monti.

Fuga dalla borsa. Da quando è iniziata la crisi finanziaria con lo scoppio della bolla sui mutui ipotecari subprime negli Usa, i risparmiatori hanno iniziato a disinvestire azioni e obbligazioni dai loro portafogli, dapprima in maniera ponderata, poi, dal 2010, in modo più violento. A conti fatti, dal 2010 a settembre 2012, se ne sono andati dai portafogli degli italiani 715 miliardi di investimenti. Il dato emerge dal secondo bollettino statistico della Consob che fotografa la ricchezza investita in strumenti finanziari presso gli intermediari italiani.  

Il rapporto della Consob sugli investimenti dal 2010

La ricchezza investita in strumenti finanziari detenuta presso intermediari italiani da parte della clientela retail, cioé da parte dai risparmiatori – si legge nel bollettino – é scesa da 1.985,7 mld a 1.269,9 in meno di due anni e mezzo (dal secondo trimestre del 2010 al terzo trimestre del 2012). Un crollo a cui hanno contribuito principalmente due fattori: da un lato la crisi economica, che ha spinto i risparmiatori e le famiglie a disinvestire per procurarsi liquidità, dall’altro la probabile sfiducia per gli investimenti finanziari (la borsa era reduce dai minimi toccati nel marzo 2009) da parte di investitori rimasti scottati dal crollo dei mercati e preoccupati per gli scandali finanziari degli ultimi anni. La fuga degli italiani non ha fatto prigionieri: gli investimenti in azioni italiane sono scesi da 279,6 a 101,5 miliardi (-63%), gli investimenti in Bot e Btp da 431,9 a 265,4 miliardi (-38,5%), quelli in obbligazioni bancarie da 759,7 a 478,7 miliardi (-37%), quelli in bond corporate da 41,8 a 24,9 miliardi (-40%).  

Azioni, obbligazioni e Btp sono i titoli più venduti. Tengono i fondi e le sicav consob vegas

In picchiata anche gli investimenti in azioni estere, scesi da 33,7 a 16,4 miliardi (-51%), e in titoli di stato esteri, da 74 a 41,2 miliardi (-44%). C’é solo una classe di investimenti che si salva in questo biennio nero – evidenzia il bollettino della Consob: quella degli Oicr (organismi di investimento collettivo), come i fondi comuni di investimento e le sicav (società di investimento a capitale variabile), la cui raccolta é aumentata da 312,7 a 321,9 miliardi. Se le famiglie, pressate dalla crisi, hanno liquidato larga parte dei loro investimenti, altrettanto non hanno fatto gli investitori professionali, come società e fondi di investimento, fondi pensione, fondazioni, che invece hanno aumentato dal 5,9% la loro esposizione (da 1.795,6 a 1.901,6 miliardi). Un dato, questo, che considera anche gli investitori esteri che detengono titoli presso intermediari italiani. Diminuiscono di un quarto infine gli investimenti sul proprio portafoglio titoli di banche e sim: dai 245,1 miliardi del 2010 ai 184,6 miliardi al 30 settembre del 2012.  

Crisi economica Italia, pressione fiscale e tobin tax non aiuteranno a richiamare gli investitori

tobin taxLa fuga degli italiani dagli investimenti in strumenti finanziari è aumentata, però, con l’inasprimento della tassazione sulle cosi dette rendite finanziarie e i costi sui depositi titoli (minipatrimoniale). Un fattore che la Consob non mette in luce, ma che – secondo analisti e investitori – ha fatto allontanare ulteriormente i risparmiatori da obbligazioni, azioni e titoli di stato. La pressione fiscale sul risparmio in Italia – osserva Gianluca Rinaldi, senior manager presso RBS – ha contribuito notevolmente a far fuggire gli investitori dal Bel Paese, complice anche il prelievo recentemente imposto dal governo Monti sulle transazioni azionarie (Tobin tax) che ha ulteriormente depresso l’afflusso di capitali in borsa. Col risultato che, per quanto concerne il mercato dei titoli di stato italiani, la ricchezza detenuta dai clienti retail è scesa da 414,3 miliardi a 265,4 miliardi, obbligando così le banche a coprire il fabbisogno dello Stato e facendo mancare finanziamenti alle attività produttive (La Tobin Tax dimagrisce i volumi a Piazza Affari).  

Fuga capitali Italia: all’estero se ne sono andati regolarmente 18,5 miliardi di euro nel 2011 svizzera fisco

Il tutto senza considerare che parte dei capitali hanno preso la via dell’estero e in particolare della Svizzera dove si continua a registrare un costante afflusso di denaro nelle casse delle banche elvetiche. Secondo il Dipartimento delle Finanze sulle dichiarazioni Irpef 2011, sono 71mila i soggetti che hanno dichiarato attività finanziarie fuori dai confini nazionali, per un ammontare di 18,5 miliardi. Un dato allarmante che però non sarà nulla a confronto con quanto emergerà dalla dichiarazione del 2012 in corso di elaborazione. La vera e propria fuga di capitali, infatti, è avvenuta lo scorso anno – secondo gli esperti – per paura del crollo dell’euro a seguito delle vicende greche, ma anche italiane, e soprattutto dopo l’introduzione di un clima vessatorio nei confronti dei risparmiatori derivante dal nuovo controllo sui conti correnti e sulle attività bancarie dei contribuenti (Anagrafe conti correnti, al via da ottobre 2013 e Anagrafe conti correnti, niente più segreti per il Fisco). Se a ciò si aggiunge anche il limite di utilizzo del contante sopra i 1.000 euro, non è difficile immaginare quanta disaffezione possa respirare un risparmiatore che volesse investire in Italia.

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Argomenti: Crisi economica Italia