Frau Merkel ipoteca il quarto mandato, ecco perché a settembre rivincerà

La cancelliera Angela Merkel vince le regionali nel Land più popoloso della Germania, a 4 mesi dalle elezioni federali. Il quarto mandato è vicino e la sinistra tedesca rischia un ennesimo KO.

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La cancelliera Angela Merkel vince le regionali nel Land più popoloso della Germania, a 4 mesi dalle elezioni federali. Il quarto mandato è vicino e la sinistra tedesca rischia un ennesimo KO.

E dopo lo Schleswig-Holstein, arriva la vittoria più importante per Angela Merkel, quella di ieri sera nel popoloso Land nord-occidentale del Nordrhein-Westfalen. Con i suoi 17,5 milioni di abitanti, ospita un quinto della popolazione in Germania. Roccaforte dei socialdemocratici, fu qui che nel 2005 iniziò l’era della cancelliera, quando reduce dalla sconfitta per la sua SPD, Gehrard Schroeder decise di dimettersi con un anno di anticipo da capo del governo, spalancando le porte della cancelleria alla leader cristiano-democratica, ancora considerata la “ragazza di Kohl”.

Qui, la CDU ha ottenuto ieri il 33%, in crescita del 6,7% rispetto ai risultati riscossi nel 2012, mentre l’SPD di Martin Schulz si è fermata al 31,3%, in calo di circa 7 punti dalle scorse elezioni regionali. In netta crescita anche i consensi per i liberali della FDP, che con il 12,6% dovrebbero adesso diventare gli alleati più papabili per governare il Land con i conservatori, potendo ambire credibilmente a tornare nel Bundestag, dove sono rimasti esclusi nel 2013 per la prima volta dal 1949, avendo ottenuto poco meno del 5% dei voti, soglia minima necessaria per entrarvi. Gli euro-scettici dell’AfD, che si sono presentati qui per la prima volta, entrano nel Landtag con il 7,4% dei voti, mentre crollano intorno al 6% i Verdi e per una manciata di voti non superano lo sbarramento del 5% i post-comunisti della Linke. (Leggi anche: Germania al voto è test per Frau Merkel, si spegne effetto Schulz)

Niente più effetto Schulz, sfida difficile per l’SPD a settembre

Commentando i risultati, il vice-segretario socialdemocratico Ralf Stegner ha definito quello di ieri “un giorno molto buio per la SPD”. Il pessimo esito arriva ad appena una settimana di distanza dalla sconfitta incassata pure nel Land più settentrionale e al confine con la Danimarca dello Schleswig-Holstein, anch’esso governato in coalizione da SPD e Verdi.

Per Schulz, che pure era stato in grado di rinvigorire i consensi del suo partito dalla sua elezioni a segretario a gennaio e fino a marzo, la sfida per la cancelleria si fa molto più ardua. La svolta aveva fatto arrivare l’SPD nei sondaggi alla pari o persino leggermente davanti alla CDU-CSU, ma il rally socialdemocratico sembra essere durato poco. Adesso, lo stesso partito principale della sinistra tedesca ammette che per anche solo potere sperare di restare competitivi per le elezioni federali di settembre, “servono il 100% di Schulz e 3-4 temi”. (Leggi anche: Frau Merkel resta forte altra Grosse Koalition attende Berlino)

Perché Frau Merkel resta forte in Germania

Lo shock psicologico delle due sconfitte regionali consecutive sta già spegnendo gli entusiasmi dei mesi scorsi. La leadership di Frau Merkel sembra tornata solida, dopo settimane di dubbi sulla sua ripresentazione per un quarto mandato. Adesso è già la leader ad avere governato di più dalla fine della Seconda Guerra Mondiale in tutto l’Occidente. Se a settembre otterrà il quarto mandato, supererà anche il mentore Helmut Kohl, che rimase cancelliere dal 1982 al 1998, seppure formalmente solo per otto anni nella Germania riunificata (dall’ottobre del 1990).

Il problema per Schulz è tutto politico. Su quali temi i socialdemocratici potrebbero mostrarsi più credibili dei loro attuali alleati nella Grosse Koalition? Sull’economia, non di certo. A 12 anni dal suo arrivo al governo, la Merkel lascia una Germania nella sua migliore forma dalla riunificazione, con un tasso di disoccupazione sceso sotto il 6%, una crescita superiore alla media dell’Eurozona, un debito pubblico tendente al 60% del pil, un avanzo di bilancio da tre anni ed esportazioni a tutto spiano. Per non parlare della leadership in Europa acquisita dai tedeschi sotto l’attuale cancelliera, la quale è diventata ormai un punto di riferimento stabile per l’Occidente. Sulla crisi dell’Eurozona, poi, semmai la Merkel viene percepita poco dura dagli elettori tedeschi verso gli alleati “spendaccioni” e le proposte più morbide di Schulz per una maggiore integrazione politica nell’area non aiutano certo ad espanderne la base di consenso, oltre al recinto della sinistra.

(Leggi anche: Merkel prepara documento anti-Trump)

Dopo lo scivolone dell’apertura delle frontiere ai profughi nel 2015, che ha sancito la prima vera burrasca tra la cancelliera e i suoi elettori, sembra che il peggio per “Mutti” sia alle spalle. Stando ai sondaggi, il suo centro-destra sarebbe adesso in vantaggio sui rivali socialdemocratici di una decina di punti percentuali. Se crescesse ancora un po’ nei consensi e i liberali riuscissero a tornare al Bundestag, una loro eventuale nuova alleanza sarebbe sufficiente ad allontanare lo spettro di una nuova Grosse Koalition, che rischia altrimenti di divenire una patologia del sistema politico tedesco, oltre che fatale per la sinistra.

 

 

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