Frau Merkel batte l’asse Renzi-Valls in Commissione, Moscovici non conterà nulla

La prossima Commissione europea di Jean-Claude Juncker sarà composta per lo più da membri del Partito Popolare, vicini alla linea del rigore della Germania. In particolare, la poltrona di commissario agli Affari monetari andrà al socialista Moscovici, di fatto posto sotto tutela dai cosiddetti "falchi" dell'austerità.

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L’annuncio è arrivato da poco, ma da giorni si conoscono già ufficiosamente i nomi dei componenti della Commissione europea guidata da Jean-Claude Juncker. Il Partito Popolare è quello maggiormente rappresentato, avendo ottenuto la maggioranza relativa alle elezioni di maggio per il rinnovo dell’Europarlamento. Potrà contare su 14 commissari, tra cui il presidente. E’ probabile che otterrà anche la presidenza del Consiglio europeo, che dovrebbe essere affidata all’euro-scettico Donald Tusk, ex premier polacco. E anche la poltrona di presidente dell’Eurogruppo potrebbe andare al popolare Luis de Guindos, attuale ministro spagnolo dell’Economia. Inutile girarci intorno: la poltrona che conta di più e su cui si accenderanno i riflettori è quella di commissario agli Affari monetari, occupata fino a qualche mese fa dal finlandese Olli Rehn, sostituito dal connazionale ex premier Jyrki Katainen, entrambi con la fama di “falchi” dell’austerità.

Il ruolo formale di Moscovici

Il ruolo è importante in tempi di crisi dell’Eurozona, essendo colui che si occuperà di monitorare i conti pubblici degli stati nazionali e di decidere sugli investimenti pubblici per stimolare la ripresa dell’economia europea. L’ha spuntata il socialista Pièrre Moscovici, ex ministro francese dell’Economia, inviso alla Germania per la sua linea pro-flessibilità. Ma Juncker non poteva dire di no al presidente François Hollande, che da leader socialista lo ha sostenuto per la presidenza. Dunque, Germania battuta? Niente affatto. Juncker, che della Merkel è un fedele alleato, ha sì concesso formalmente che agli Affari monetari vada Moscovici, ma lo ha di fatto “commissariato”, inventandosi le deleghe per quattro vice-presidenti, che saranno assegnate agli ex premier presenti in Commissione. Tra questi, quella alla finanza andrà al lettone Valdis Dombrovskis e quella alla crescita e agli investimenti a Katainen (si era parlato, in alternativa, dell’estone Andrus Ansip).

In sostanza, se il socialista avrà formalmente il portafoglio più ambito, il suo operato sarà sorvegliato dal popolare Dombrovskis, noto per avere attuato con fede incrollabile nel suo paese politiche di austerità, e da un altro popolare, Katainen. Tutti contrari alla flessibilità del Patto di stabilità e che, seppur con accenti diversi, ritengono che si debba percorrere la strada delle riforme e del risanamento dei conti pubblici per tornare a crescere. Katainen, in particolare, avrà l’ultima parola su qualsiasi atto di Moscovici riguardante gli investimenti pubblici.

Italia e Francia conteranno poco o nulla

All’Italia è andato il contentino di Federica Mogherini agli Esteri. Il PD, pur avendo ottenuto il più ampio risultato elettorale in Europa a maggio, non ha ottenuto alcuna carica concretamente incisiva sulle decisioni in materia economica. Mrs.Pesc avrà un ruolo meno che formale, come ha dimostrato in questi ultimi 5 anni l’assoluta inutilità dell’uscente Ashton. I premier di Francia e Italia, rispettivamente Manuel Valls e Matteo Renzi sono stati accontentati nelle loro richieste, svuotate, tuttavia, di reale significato e di influenza. La Germania potrà stare serena per altri 5 anni. Nessun colpo di testa potrà avvenire da qui al 2019 e lo stesso Moscovici, per quanto ideologicamente prono alle ragioni della flessibilità, ha dovuto rassicurare nei giorni scorsi sulla necessità di non toccare l’austerità. Egli per primo sa che il suo ruolo non potrà andare oltre certi limiti, che non potrà recitare il copione della testa di ariete in Commissione contro la Germania. Nella sua Francia, d’altronde, due settimane fa sono saltate tre teste tra i ministri per avere criticato la linea filo-tedesca di Parigi.  

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