Frans Timmermans è una dura sconfitta per Frau Merkel e la democrazia europea

Frans Timmermans sarà il successore di Jean-Claude Juncker alla presidenza della Commissione europea. Il socialista olandese supera così il bavarese conservatore Manfred Weber, alleato della cancelliera Angela Merkel, che esce sconfitta.

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Frans Timmermans sarà il successore di Jean-Claude Juncker alla presidenza della Commissione europea. Il socialista olandese supera così il bavarese conservatore Manfred Weber, alleato della cancelliera Angela Merkel, che esce sconfitta.

Sarà Frans Timmermans il prossimo presidente della Commissione europea. Lo hanno riferito due alti funzionari di Bruxelles, al termine di 18 ore di riunione tra i capi di stato e di governo della UE, la più lunga della storia. Angela Merkel ed Emmanuel Macron non volevano tornare a casa a mani vuote per la seconda volta e alla fine un accordo lo hanno trovato.

E la cancelliera ha perso la sua battaglia più importante, quella per piazzare a capo della Commissione un suo uomo, che sarebbe stato il conservatore bavarese Manfred Weber. Invece, l’ha spuntata il presidente francese, che a Bruxelles non voleva né un tedesco e né un esponente del PPE.

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Infatti, Timmermans è olandese e socialista, cioè esponente del partito più in crisi di consensi in tutta Europa, pur ancora secondo gruppo all’Europarlamento. E’ stato molto difficile convincere gli stati dell’est da una parte e i conservatori dall’altra. La mediazione è passata per la designazione di Weber alla presidenza dell’Europarlamento, succedendo all’italiano Antonio Tajani, e sarebbe stato anche deciso di inviare alla presidenza del Consiglio europeo un altro popolare.

Frau Merkel non è stata nelle condizioni di difendere il principio dello “Spitzenkandidat”, voluto da ella stessa e che aveva assegnato una parvenza di democrazia alle istituzioni comunitarie, sostanzialmente promettendo agli elettori che a guidare il loro governo con ampi poteri persino di natura legislativa sarebbe stato il candidato espressione del partito che alle elezioni europee avesse ottenuto più voti. La riforma era informale e si è sciolta come neve al sole al primo aumento di temperatura politica. A questo punto, la partita per Berlino si sposta su Francoforte. La cancelliera dovrà fare in modo di portare a casa almeno il governatore della BCE, anche se formalmente avrebbe incassato la nomina del suo fido alleato per Strasburgo, pur di secondaria importanza negli equilibri politici che contano.

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Cosa significherà la presidenza Timmermans, anche per l’Italia? L’uomo sposterebbe teoricamente a sinistra l’asse del governo europeo. Sui temi fiscali, in particolare, dovrebbe mostrarsi più flessibile verso il rispetto dei target fissati per i conti pubblici, rivelandosi più sensibile alle richieste dei vari stati (del sud) di puntare maggiore attenzione agli investimenti. Ma non traiamo deduzioni affrettate, perché il candidato socialista proviene dallo stesso Partito Laburista olandese di Jeroen Dijsselbloem, fino a 18 mesi fa a capo dell’Eurogruppo e distintosi proprio per posizioni rigide sui conti pubblici, tanto da essere finito nell’occhio del ciclone quando affermò con una battutaccia da pessima osteria che “al sud spendono i soldi per donne e cibo”.

Se vogliamo, poi, per cultura politica Timmermans sarebbe ancora più distante dagli euro-scettici di casa nostra, fiero avversario del “sovranismo” di Lega e Movimento 5 Stelle. Ma la fine dell’egemonia del PPE nel detenere per 20 degli ultimi 25 anni la presidenza della Commissione lascerebbe supporre che il prossimo governo debba essere un custode dell’ortodossia monetaria, vale a dire con ogni probabilità il tedesco Jens Weidmann, così da riequilibrare nel complesso la politica economica nel senso di una maggiore espansività fiscale, accompagnata da una normalizzazione su tassi e stimoli. Sfuma apparentemente la carta Mario Draghi in mano all’Italia, anche perché era stato il diretto interessato ad essersi sottratto alla contesa sul successore di Jean-Claude Juncker.

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