Franco svizzero tornato al cambio minimo dopo 200 miliardi spesi dalla banca centrale

Il franco svizzero è tornato ai livelli del cambio minimo contro l'euro, ma al costo di 200 miliardi in 3 anni. E la valuta elvetica resta molto più forte del periodo pre-crisi.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il franco svizzero è tornato ai livelli del cambio minimo contro l'euro, ma al costo di 200 miliardi in 3 anni. E la valuta elvetica resta molto più forte del periodo pre-crisi.

Le lancette dell’orologio sembrano essersi riportate a oltre 39 mesi fa, quando la Banca Centrale Svizzera (SNB) cercava disperatamente di difendere il cambio minimo di 1,20 contro l’euro. L’esperimento, durato 40 mesi, falliva il 15 gennaio del 2015, quando improvvisamente il franco svizzero esplose sui mercati contro tutte le altre valute, mettendo a segno in pochi attimi guadagni a doppia cifra. Oggi pomeriggio, il cambio sfondava 1,19 e si avvicinava a quella soglia ormai solo punto di riferimento storico per l’istituto. Nell’ultimo anno, la valuta elvetica ha perso l’11,5% contro la moneta unica e ciò non può che fare piacere al governatore Thomas Jordan, che resta l’unico tra i grandi banchieri centrali del mondo oggi a non preconizzare alcun cambio di rotta nella sua politica monetaria.

Nei mesi scorsi, tuttavia, un mutamento nel linguaggio ufficiale della SNB vi è stato. Nel comunicato post-board non si parla più di un franco “eccessivamente sopravvalutato”, bensì di uno “molto apprezzato”. La musica non cambia, nel senso che i tassi restano negativi dello 0,75% sui depositi delle banche e Jordan ha ribadito più e più volte che a una stretta si procederà solo quando sarà stata già avviata dalla BCE.

Franco svizzero torna al peg, ma Zurigo non ha imparato la lezione

La ragione di questa tempistica annunciata è evidente. La Svizzera non può permettersi di far apprezzare nuovamente il suo cambio, altrimenti tornerebbe in deflazione, come tra tutto il 2015 e i primi mesi del 2016. E anche oggi, nonostante il deprezzamento dell’ultimo anno, l’inflazione resta abbastanza bassa, pari allo 0,8% a marzo. L’indebolimento del franco svizzero è legato proprio a queste considerazioni degli analisti, ovvero alla constatazione che la SNB alzerà i tassi dopo le altre banche centrali e non prima. Per quanto nuovi interventi sul mercato dei cambi siano improbabili, almeno non nel breve periodo e né in misura considerevole, con una BCE che si avvierebbe a uscire dal programma di allentamento monetario (“quantitative easing”) entro la fine dell’anno, nei fatti tanto è bastato per scatenare le vendite di bond elvetici, come segnala il rialzo dei relativi rendimenti, pur in calo rispetto ai picchi di inizio febbraio.

Spesi 200 miliardi di franchi per indebolire il cambio

Ma il ritorno ai livelli del cambio minimo non è stato gratuito. La SNB ha dovuto spendere qualcosa come 240 miliardi di franchi o 200 miliardi di euro ai valori attuali per acquistare assets denominati in valuta straniera, comprese azioni. A tanto ammonta la lievitazione delle riserve dalla fine del 2014, pochi giorni prima che il franco fosse sganciato dall’euro. Una misura approssimativa per valutare l’entità degli interventi dell’istituto viene considerata la variazione dei depositi a vista delle banche sull’assunto che, acquistando titoli in valuta straniera, la SNB rilascia franchi alle controparti e la liquidità da queste ottenuta torna indietro in forma di depositi. Ebbene, lo scorso anno risultano stati effettuati interventi per 48,2 miliardi, pur inferiori ai 67,1 del 2016 e agli 86,1 dell’anno precedente ancora. Dunque, oltre 200 miliardi di franchi dalla fine del cambio minimo, il tutto per evitare che il franco si apprezzasse troppo contro l’euro.

La tensione rialzista si è allentata dopo le elezioni presidenziali in Francia nel maggio 2017, quando è venuto meno lo scenario di una rottura dell’Eurozona per effetto di un’eventuale vittoria della leader euro-scettica e nazionalista Marine Le Pen, sconfitta da Emmanuel Macron con ampio margine. Il voto italiano non ha smosso, invece, le acque in Svizzera, nonostante lo stato alpino resti un porto sicuro contro le tensioni geopolitiche e finanziarie, specie in Europa. Al contrario, lo scontro tra Russia e Occidente starebbe agendo nel senso contrario a quanto si penserebbe, ovvero facendo defluire capitali russi dalla Svizzera, forse per il bisogno di liquidità di parte di quella oligarchia finanziaria moscovita oggetto delle sanzioni americane.

Franco svizzero e mercato immobiliare a Londra colpiti dalle sanzioni alla Russia?

Quali prospettive a breve per il franco svizzero? La divergenza monetaria attesa potrebbe restringersi nelle prossime settimane, nel caso in cui la BCE segnalasse un’uscita dagli stimoli più lontana nel tempo. Ciò rafforzerebbe la valuta elvetica, anche se verosimilmente la SNB ne impedirebbe un apprezzamento eccessivo, tornando ad acquistare assets in euro, dollari, etc, dopo mesi di operazioni sospese per mancanza di bisogno. Del resto, se stiamo parlando di un franco indebolito a doppia cifra rispetto a un anno fa contro l’euro, esso risulta ancora molto più forte del periodo pre-crisi, quando il cross tra le due valute era fino a 1,6, ovvero l’euro era del 25% più forte.

[email protected]

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Economie Europa, Franco svizzero