Franco svizzero resta sopravvalutato, ma Zurigo cambia tono: che significa?

Franco svizzero più debole contro l'euro, ma la banca centrale di Zurigo non cambia politica monetaria, anche se il comunicato ufficiale registra un mutamento di tono.

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Franco svizzero più debole contro l'euro, ma la banca centrale di Zurigo non cambia politica monetaria, anche se il comunicato ufficiale registra un mutamento di tono.

La banca centrale svizzera, la Schweizerische National-Bank (SNB), ha lasciato invariati i tassi di riferimento, il cosiddetto Libor, nel range -1,25/-0,25%, così come quelli sui depositi delle banche al -0,75%. Lo ha comunicato l’istituto, al termine del board sulla politica monetaria, definendo il franco svizzero “altamente valutato”, con ciò segnalando un cambio di tono rispetto alla precedente espressione fin qui usata di “significativamente sopravvalutato”. E’ la stessa SNB a riconoscere che il recente deprezzamento del cambio contro l’euro “ha aiutato a ridurre, in una certa misura, la significativa sopravvalutazione del franco”.

In effetti, il franco svizzero scambia contro l’euro a quasi 1,15 oggi, perdendo quest’anno il 6,6% e scendendo al livello più debole dal gennaio 2015, quando il governatore Thomas Jordan annunciò a sorpresa la fine del cambio minimo di 1,20, che aveva introdotto unilateralmente 40 mesi per impedire un eccessivo rafforzamento della valuta. (Leggi anche: Franco svizzero verso il cambio minimo, ma ora la Corea del Nord si mette di traverso)

Giù crescita, su inflazione con franco debole

Oltre a comunicare le decisioni di politica monetaria, la SNB ha anche aggiornato le stime macroeconomiche per la Svizzera, tagliando all’1% dall’1,5% stimato a giugno il tasso di crescita atteso per quest’anno. Al contrario, rivista al rialzo l’inflazione dallo 0,3% allo 0,4%, stesso tasso atteso per l’anno prossimo, mentre per il 2019 dovrebbe salire all’1,1%. In ogni caso, l’economia svizzera starebbe attraversando una fase di rallentamento e di crescita dei prezzi prossima allo zero, dopo un periodo di circa 18 mesi in leggera deflazione.

Jordan non potrà alzare i tassi prima che lo faccia anche la BCE, altrimenti vedrebbe svanire quell’apprezzamento del cambio raggiunto con grandi sforzi dal suo istituto, facendo salire le riserve valutarie a un livello superiore a quello del pil elvetico, nonché mandando i tassi in territorio negativo da anni. E’ probabile che Zurigo punti informalmente a far tendere nuovamente il cambio verso quel rapporto minimo di 1,20 contro la moneta unica, prima di azzardarsi a comunicare la svolta monetaria. E c’è tutta la sensazione che passeranno ancora parecchi mesi, anche perché il franco svizzero è percepito come “safe haven”, porto sicuro per gli investimenti per le fasi turbolente sui mercati internazionali. E tra crisi coreana e rischi elettorali non ancora del tutto sopiti nell’Eurozona (tra pochi mesi torna a votare l’Italia), la SNB corre il pericolo di dover fronteggiare a breve nuovi afflussi di capitali, che riporterebbero il cambio ai livelli dei mesi passati.

Il mutamento di tono nel comunicato ufficiale non segna un cambio di passo, quanto il riconoscimento che la SNB avrebbe adesso un raggio di azione meno limitato per intervenire, anche se non lo farà prima di Mario Draghi. (Leggi anche: Reazione a catena: tutta Europa aspetta che Draghi si muova)

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