Franco svizzero manipolato? Banca centrale interviene prima del voto francese

Il franco svizzero continua ad essere indebolito dalla banca centrale di Zurigo, anche se non possiamo parlare di vera manipolazione del cambio. Mercati spaventati dal voto francese puntano sulla Svizzera.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il franco svizzero continua ad essere indebolito dalla banca centrale di Zurigo, anche se non possiamo parlare di vera manipolazione del cambio. Mercati spaventati dal voto francese puntano sulla Svizzera.

Dall’inizio dell’anno, il franco svizzero si è rafforzato contro l’euro di appena mezzo punto percentuale, variazioni minime nel variegato mondo dei cambi, eppure ciò non sarebbe il riflesso di una sua stabilità contro la moneta unica e le altre divise. Nel solo primo trimestre del 2017, infatti, le riserve valutarie della banca centrale elvetica, la Schweizerische National-Bank (SNB), risultano aumentate di quasi 40 miliardi di franchi (+15 miliardi nel solo marzo) a 683,18 miliardi, un livello superiore a quello dello stesso pil del paese alpino. E al 14 aprile scorso, i depositi a vista erano cresciuti su base settimanale di 4,5 miliardi a 480,63 miliardi.

Entrambi i dati suggeriscono un intervento della SNB per tenere il franco svizzero più debole di quanto altrimenti non sarebbe. Il Tesoro USA stima in 66 miliardi gli acquisti di valuta straniera nel 2016, di cui una ventina dal referendum sulla Brexit. E i depositi a vista sono il riflesso proprio di tali operazioni di acquisto, che fanno introitare presso i conti della SNB valuta locale, in cambio di cessioni di assets in valuta straniera. (Leggi anche: Franco svizzero, banca centrale interviene su tensioni nell’Eurozona)

Il super franco manda la Svizzera in deflazione

Washington ha inserito il franco svizzero nella lista delle divise da attenzionare per la sua presunta manipolazione ai danni dell’economia americana. La Svizzera ha maturato nei confronti degli USA un surplus commerciale di 13,7 miliardi di dollari nel 2016, insignificante per le dimensioni dell’economia americana e tale da non rendere concreta la minaccia di inserimento del suo cambio nella black list.

Oltre tutto, la SNB starebbe intervenendo per cercare di indebolire un cambio eccessivamente sopravvalutato, secondo lo stesso istituto, visto che il franco svizzero viene percepito dai mercato come un porto sicuro contro le tensioni internazionali e, pertanto, utilizzato per ripararsi dai rischi, ma finendo con renderlo troppo forte anche per la solida economia elvetica, tanto che questa è scivolata in deflazione per circa due anni e mezzo e fino a tutto il 2016, segnalando solo negli ultimissimi mesi di uscirne, ma continuando a registrare tassi tendenziali di crescita dei prezzi poco superiori allo zero. Fintantoché, però, gli afflussi di capitali stranieri non si arrestano (al 10,7% del pil il saldo attivo delle partite correnti nel 2016), nemmeno gli interventi della banca centrale potranno tanto, come dimostra l’improvviso abbandono del cambio minimo di metà gennaio 2015, dovuto alla difficoltà di gestire una mole crescente di capitali speculativi in ingresso nel paese. (Leggi anche: Svizzera, maxi-profitto 2016 banca centrale)

Mercati temono voto francese

Se nel 2015 sono state le tensioni sulla Grecia ad avere irrobustito gli ingenti afflussi di capitali in Svizzera e nel 2016 la Brexit e le incertezze relative alle elezioni USA, in queste settimane è il voto francese a destare più di una preoccupazione. La possibile vittoria della nazionalista euro-scettica Marine Le Pen, così come anche l’avanzata nei sondaggi del comunista Jean-Luc Mélénchon rappresentano una minaccia per la sopravvivenza della moneta unica, oltre che della stessa UE, con la conseguenza che gli investitori starebbero rifugiandosi in assets sicuri, come i bond elvetici. (Leggi anche: Mélénchon, il comunista di Francia che spaventa i mercati più di Le Pen)

I rendimenti sovrani di questi ultimi sono scesi in meno di tre settimane di 10 punti base al -0,95% sulla scadenza a due anni e si sono riportati sotto lo zero per quella decennale, segnando -5 punti base in 5 settimane. Il segno, che la domanda resta forte, tanto che per un titolo a 30 anni bisogna accontentarsi di appena lo 0,2% di rendimento. E ciò, nonostante la SNB abbia introdotto da anni tassi negativi sui depositi delle banche, oggi al -0,75%, il livello più basso al mondo. Niente dissuade i mercati dal puntare sulla Svizzera, anche perché con un franco forte, ma ancora potenzialmente in grado di guadagnare contro le altre divise, la scommessa rimane vincente.

 

 

 

 

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Argomenti: cambio minimo, Economie Europa, Franco svizzero