Franco svizzero ai minimi da 3 mesi e il “risk-on” sui mercati lo indebolirà ancora

Il franco svizzero si è indebolito ai minimi da febbraio contro l'euro e la banca centrale di Zurigo non starebbe più intervenendo sul forex.

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Il franco svizzero si è indebolito ai minimi da febbraio contro l'euro e la banca centrale di Zurigo non starebbe più intervenendo sul forex.

Per trovare un clima di maggiore pessimismo sulle prospettive del franco svizzero bisognerebbe tornare niente di meno che al 2006. Stando ai dati di CME Group, la principale società di derivati, i manager del risparmio gestito hanno aumentato ai massimi da 13 anni a questa parte il numero dei contratti “net short”, ossia delle posizioni ribassiste.

In effetti, sui mercati finanziari si respira da settimane un clima di maggiore relax, grazie all’allontanamento delle prospettive di una guerra commerciale tra USA e Cina a tutto tondo e ai migliori dati macro delle attese nell’Eurozona, con gli USA a continuare a crescere a ritmi veloci, tanto che il pil nel primo trimestre dell’anno ha segnato un incoraggiante, quanto inatteso, +3,2%.

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Il franco svizzero è un tipico porto sicuro per i capitali, facile approdo nelle situazioni di crisi o di tensione. Per questo, il suo cambio contro l’euro è salito a 1,14, il livello più debole da 3 mesi. Su base annua, però, resta in rialzo del 4,6%. Un anno fa, infatti, la valuta elvetica si era indebolita ai minimi dal gennaio 2015, quando la Banca Nazionale Svizzera aveva abbandonato il famoso cambio minimo di 1,20, permettendo al franco si rafforzarsi contro le altre valute, secondo i meccanismi del mercato.

Nel futuro prossimo del franco svizzero non sembra esservi spazio per un apprezzamento, tranne che la Brexit non giochi brutti scherzi. La SNB ha rivisto al ribasso le sue previsioni sull’inflazione, tagliandole per quest’anno da un già pallidissimo 0,5% allo 0,3% e per l’anno prossimo allo 0,6% dall’1%. Nel 2021, salirebbe all’1,2%. Tuttavia, la crescita economica nello stato alpino si mostra robusta, malgrado un secondo semestre del 2018 relativamente debole. Nel complesso, lo scorso anno è stata del 2,5% e per quest’anno è attesa all’1,5%.

La SNB non starebbe intervenendo più sul forex

L’istituto non vuole saperne di alzare i tassi, fermi al minimo storico del -0,75%. La stretta monetaria non sarà avviata almeno fino a quando la BCE non farà lo stesso, Il timore del governatore Thomas Jordan sta nel fatto che se la anticipasse anche di poco, i capitali migrerebbero in massa verso la Svizzera, rafforzandone il tasso di cambio e potenzialmente mandando l’economia in deflazione, colpendone anche le esportazioni.

In attesa di conoscere i dati di aprile, sappiamo che le riserve valutarie al 31 marzo scorso si attestavano a 756 miliardi di franchi, in deciso rialzo dai 738,9 miliardi di fine febbraio. Che l’istituto stia continuando a indebolire il cambio? Negli ultimi due mesi, i depositi a vista, considerati un effetto degli interventi sul mercato valutario, sono rimasti sostanzialmente stabili, sfiorando i 577 miliardi.

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Questo ci porterebbe a concludere che la SNB non starebbe più intervenendo, se non marginalmente, per evitare che il franco si apprezzi contro le altre valute, evidentemente non ritenendo necessario una sua intromissione, considerando che il mercato starebbe facendo da sé. A questo punto, la vera nota stonata la darebbe la curva dei tassi: i rendimenti governativi restano negativi fino alla scadenza dei 15 anni e arrivano ad appena lo 0,30% per quella a 30 anni. Al momento, acquistare un decennale elvetico rende circa 32 punti base in meno di un omologo Bund. Il differenziale sarebbe giustificato essenzialmente da un atteso rafforzamento del franco contro l’euro lungo il periodo di investimento, ma non sembra questo il caso.

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