Franco svizzero ai livelli del cambio minimo, c’entra un referendum sulle banche?

Franco svizzero ai minimi da 39 mesi contro l'euro. Diverse le possibili spiegazioni dell'indebolimento del cambio, tra cui anche una proposta referendaria esplosiva sulle banche svizzere.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Franco svizzero ai minimi da 39 mesi contro l'euro. Diverse le possibili spiegazioni dell'indebolimento del cambio, tra cui anche una proposta referendaria esplosiva sulle banche svizzere.

Il cambio minimo è tornato. Per pochi attimi, nel corso della seduta di ieri è apparso sugli schermi della Reuters un tasso di cambio tra euro e franco svizzero di poco oltre 1,20, il livello più basso mai registrato dal 15 gennaio 2015, data in cui la Banca Nazionale Svizzera (SNB) pose fine all’aggancio all’euro, introdotto unilateralmente nel settembre del 2011 e che per 40 mesi vide quota 1,20 come la soglia al di sotto della quale non sarebbe stato possibile scambiare euro contro franchi, di fatto limitando i guadagni dei secondi. In un anno, l’indebolimento della valuta elvetica è stato pari al 12%. Nonostante quanto stia accadendo, il governatore Thomas Jordan ha ribadito dai microfoni di Bloomberg TV di non ritenere che vi sia motivo per mutare adesso indirizzo di politica monetaria e ha notato anche come il franco svizzero resti un “porto sicuro” per gli investimenti. In sostanza, date le diverse turbolenze geopolitiche in atto, il rischio di afflussi di capitali in Svizzera e del conseguente apprezzamento del cambio resta alto. Del resto, l’inflazione rimane bassa (0,8% a marzo) e se Jordan si azzardasse a segnalare un minuto prima di Mario Draghi l’uscita dagli stimoli monetari, i capitali si sposterebbero copiosi dall’Eurozona verso il paese alpino.

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Dietro al recente tracollo del franco vi sarebbero anche altre ragioni. In tanti si chiedono, ad esempio, se c’entrino le sanzioni USA contro la Russia, estese a inizio mese. In effetti, la tensione tra Mosca e Occidente, rinvigoritasi a marzo con la “guerra delle spie”, non solo non ha rafforzato il franco, come si sarebbe pensato, ma lo ha indebolito di quasi il 4%. Come mai? La risposta starebbe nel rimpatrio di molti capitali da parte degli oligarchi russi, bisognosi di liquidità. Il 14% dei flussi in uscita nel 2017 è andato a finire proprio in Svizzera, per cui sarebbe in atto un movimento in direzione opposta da diverse settimane.

E probabilmente c’entra qualcosa anche la cosiddetta “Vollgeld Initiative”, un referendum indetto per il 10 giugno prossimo da chi vorrebbe eliminare la riserva frazionaria per le banche elvetiche, costringendole a prestare solo il denaro effettivamente depositato dai clienti. Se la proposta passasse contro il parere di Parlamento e governo confederale, segnerebbe la fine del sistema bancario per come lo abbiamo conosciuto. Le banche non potrebbero creare denaro “dal nulla”, come sostengono i proponenti, con ciò ponendo fine alle bolle finanziarie e del credito e all’inflazione stessa, ma i contrari alla proposta fanno notare come verrebbero effettuati minori prestiti a famiglie e imprese, che costerebbero loro di più, a causa di interessi più alti da pagare. Insomma, sarebbe un trauma per una delle più ricche economie del mondo. E in tempi di “populismo”, forse qualche investitore starebbe tutelandosi da possibili rischi, ritirando i capitali dalla Svizzera, restando alla finestra per qualche mese.

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Argomenti: cambio minimo, Economie Europa, Franco svizzero