Francia, passa tassa sui ricchi al 75%. Ci saranno altri Depardieu?

La Consulta francese da il via libera alla tassa del 75% sui compensi oltre un milione di euro. Adesso si teme una fuga dei capitali.

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Se non buona la prima, al secondo tentativo François Hollande ce l’ha fatta. Il Consiglio Costituzionale ha dato il via libera alla legge voluta dal governo socialista di Parigi e inserita nella finanziaria, che prevede una tassazione al 75% sugli stipendi superiori al milione di euro. Un sospiro di sollievo per l’Eliseo, che un anno fa si era visto bocciare la norma, ritenuta iniqua, dopo che il Partito Socialista l’aveva promessa in campagna elettorale.

A differenza di allora, l’aliquota del 75% non sarà sostenuta dal singolo, bensì dal datore di lavoro. La stangata fiscale avrà durata di due anni, a partire dal 2014, e nelle intenzioni di Hollande servirebbe a far contribuire i più ricchi al risanamento dei conti, in tempi di crisi.

Un anno fa, i giudici della Consulta francese avevano avvertito il presidente che una tassazione superiore al 66% sarebbe stata percepita come un esproprio. Il mese scorso, 60 senatori e 60 deputati si erano opposti alla norma, ma alla luce della sentenza del Consiglio Costituzionale, hanno perso.

Sciopero calcio francese contro Hollande

Se la  legge cassata un anno fa era considerata iniqua, perché prevedeva che a pagare fossero i singoli, indipendentemente dalla situazione familiare e dai redditi del nucleo, adesso spaventa l’aggravio che dovranno sostenere le società per i loro dipendenti più fortunati. E la legge colpirà, in particolare, i club di calcio, con in testa il Paris Saint-Germain, che ora temono di non essere più competitivi con il resto d’Europa, dovendo sobbarcarsi un’aliquota fiscale di gran lunga più alta sui compensi lordi dei calciatori. Le squadre della Ligue 1 e Ligue 2 avevano anche indetto uno sciopero nell’ultimo weekend di novembre, poi rinviato a data ancora da decidere.

Non è solo il caso Depardieu

 

Ma a spaventare di più è la possibile fuga all’estero dei contribuenti milionari francesi. L’anno scorso aveva fatto scalpore la decisione del popolarissimo attore Gérard Depardieu di prendere la cittadinanza belga prima e russa dopo, in modo da sfuggire a quella che ha definito una grossa ingiustizia. Ma anche il boss della moda, il patron del lusso di Lvmh, Bernard Arnault, aveva tentato di prendere la cittadinanza belga, seppure l’istanza era stata rifiutata.

Le opposizioni attaccano Hollande, affermando che il presidente vorrebbe stigmatizzare i ricchi, mettendoli in fuga.

Per l’Eliseo si tratta di una promessa mantenuta. E non è poco, visto il grado infimo di popolarità di cui gode il presidente, anche se difficilmente la misura gli farà guadagnare consensi, essendo molto invisa alla maggioranza dei francesi.

C’è da scommettere che sarà un altro flop, dopo quello della Tobin Tax alla francese, che Hollande ha introdotto a carico della Borsa di Parigi, come primo atto della sua presidenza, ma che non ha dato alcun esito positivo in termini di gettito e avendo provocato un tonfo delle contrattazioni.

 

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