Francia, il premier Valls alla Germania: basta austerità, attenti a come parlate al Sud Europa

Da Londra, il premier francese Manuel Valls ha chiuso a nuove misure di austerità e ha invitato la Germania a cambiare linguaggio con i paesi del Sud Europa. Nessuna riforma in vista sulle 35 ore.

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In visita da David Cameron, così com’era accaduto la settimana scorsa con il premier italiano Matteo Renzi, anche quello della Francia, Manuel Valls, ha approfittato della trasferta londinese per attaccare la Germania. Valls ha avvertito che non saranno possibili nuove misure di austerità, confermando le parole del suo ministro delle Finanze, Michel Sapin, che a inizio mese, presentando il bilancio per il 2015, aveva chiuso la porta a nuove misure di risanamento dei conti. Il premier francese ha spiegato che l’austerità ha avuto conseguenze brutali su milioni di persone, che si sono rivoltate contro l’Europa. E ha fatto appello ai tedeschi, affinché stiano attenti a come parlino al Sud Europa e alla Francia, perché il progetto europeo potrebbe essere a rischio. “Se ci impongono di raggiungere ora l’obiettivo del deficit al 3%”, ha continuato, “la Francia sarebbe messa in ginocchio e questo non è possibile”.   APPROFONDISCI – La Francia manda in tilt l’Eurozona, ecco la ritorsione della Germania se si rompe il Patto di stabilità  

Via la tassa di Hollande, ma non le 35 ore

Valls ha cercato anche di rassicurare gli investitori stranieri, dopo che Andy Street, un imprenditore retail di successo del Regno Unito, aveva definito la Francia come un paese atrofizzato, bloccato. “Avrà bevuto qualche birra in più” è stato il commento ironico del premier francese, che ha anche, però, annunciato che alla fine di quest’anno, la famosa tassa del 75% voluta dal presidente François Hollande sui redditi milionari scomparirà. Il suo secondo governo in sei mesi ha anche il gravoso compito di ridimensionare l’elevatissima spesa pubblica di Parigi, pari al 56% del pil, riportandola intorno alla media europea. Nessuna riforma in vista sulle 35 ore di lavoro, però, perché Valls ha negato con sdegno che il suo sia un governo thatcheriano. Il premier ha ammesso che la colpa della sinistra francese sarebbe stata quella di non avere spiegato al popolo, nel momento in cui vinceva le elezioni, quale fosse la situazione del deficit, del debito pubblico e della bilancia commerciale. Ha riconosciuto che negli anni di opposizione, la sinistra si è chiusa nei suoi totem ideologici, senza cercare soluzioni nuove alle sfide imposte dalla globalizzazione, che si sono dimostrate più dirompenti di quanto non si fosse immaginato.

Adesso, spiega, la sinistra lo sta facendo, mentre è al governo e ciò è ancora più difficile.

Il rischio bocciatura

Ieri, un articolo del Wall Street Journal ha riportato le indiscrezioni di un funzionario anonimo della Commissione europea, secondo cui Bruxelles potrebbe bocciare la legge di bilancio presentata dalla Francia e che rinvia di altri 2 anni al 2017 l’obiettivo di un deficit sotto il 3% del pil. La stessa sorte potrebbe toccare all’Italia, che pur centrando il target del deficit sotto al 3%, non si mostrerà in grado di tagliarlo alle percentuali concordate con la Commissione, pari all’1,8% nel 2015.   APPROFONDISCI – “La Commissione europea boccerà il bilancio della Francia”. Rischia anche Renzi   L’Eliseo non ha nemmeno voluto prendere in considerazione l’ipotesi di una bocciatura, ma la tensione con la Germania resta alta, perché non è un mistero che i tedeschi premino sulla Commissione Juncker, affinché faccia rispettare le regole a chicchessia. Delicatissima la posizione del commissario agli Affari monetari, Pièrre Moscovici, anch’egli francese e ministro delle Finanze fino a pochi mesi fa. Avendo competenze proprio nel monitoraggio dei conti pubblici nazionali, non potrà mostrarsi particolarmente generoso con il suo paese, altrimenti rischierebbe di essere silurato, prima ancora di assumere formalmente la carica.   APPROFONDISCI – La Francia provoca la Germania e rinvia il risanamento dei conti, ma rischia grosso  

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