Fraccaro chiede alla BCE di cancellare il debito, qualcuno gli spieghi la Turchia

La cancellazione dei debiti a bilancio dell'istituto non è giuridicamente possibile, sebbene vi siano altre strade per giungere a una soluzione simile.

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La cancellazione dei debiti da parte della BCE

In settimana, il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Riccardo Fraccaro, ha chiesto alla BCE la cancellazione dei debiti acquistati durante la pandemia, sostenendo la necessità che l’istituto continui a sostenere le politiche fiscali espansive degli stati dell’Eurozona. Poco prima, il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, e il collega francese Bruno Le Maire avevano rigettato la proposta lanciata giorni prima dal presidente dell’Eurogruppo, David Sassoli. Il secondo ha notato che “grazie alla BCE” i governi stanno potendo indebitarsi a costi molto bassi.

Fraccaro ha colto l’occasione per rispolverare una vecchia e storica proposta del Movimento 5 Stelle, subito accantonata con l’arrivo al governo nel 2018. Il governatore Christine Lagarde aveva già chiuso la vicenda, chiarendo che sul piano giuridico la cancellazione del debito non sarebbe attuabile, in quanto contrasterebbe con i Trattati. Tuttavia, il tema resta in auge sul piano accademico e sottotraccia anche su quello politico. Ma nessun esponente di governo nell’Eurozona, all’infuori del deputato pentastellato, si è spinto fino a chiedere tanto.

Abbiamo già spiegato che la cancellazione del debito tecnicamente per la BCE sarebbe un’operazione possibile. A dire il vero, è stata la stessa Lagarde ad ammetterlo, quando ha evidenziato che l’istituto da lei guidato non potrà mai fallire, neppure nel caso di forti perdite sui titoli del debito acquistati, in quanto dispone del monopolio di stampa dell’euro. E grazie ad esso, potrà sempre crearsi tutta la moneta di cui ha bisogno senza rimanere a corto.

La BCE sta già “cancellando” i debiti, ma non può ammetterlo

L’errore delle dichiarazioni di Fraccaro

Affinché questo discorso funzioni, però, i mercati finanziari, le famiglie e le imprese non dovrebbero perdere fiducia sulla capacità della banca centrale di mantenere la stabilità dei prezzi.

Se per effetto proprio della cancellazione del debito la perdessero, le aspettative d’inflazione si surriscalderebbero e i prezzi nell’area lieviterebbero, mentre i tassi di cambio contro le altre valute principali collasserebbero. Sarebbe il patatrac. Per fortuna, esistono elevate probabilità che ciò non accada e per due ragioni essenziali: l’Eurozona è percepita come un’area piuttosto stabile e meritevole della massima fiducia per via di politiche fiscali e monetaria solide; lo stesso problema dei debiti lo hanno tutte le altre grandi banche centrali, i cui governi sono tentati dalla monetizzazione.

Se dovessimo mai arrivare a tanto, però, dovremmo ringraziare il buon nome di stati come la Germania, l’Olanda, l’Austria, etc., la cui massima affidabilità creditizia garantisce stabilità a tutta l’area e attira capitali dal resto del mondo. Se la BCE fosse la banca centrale solo di stati come Italia e Spagna, non potrebbe permettersi neppure di accennare a una possibile cancellazione dei debiti in futuro. I mercati se la darebbero a gambe levate, così come in questi mesi stanno facendo in Turchia. Qui, le ingerenze politiche nella sfera monetaria vanno avanti da anni e hanno indisposto gli investitori, che pur a fronte di un rapporto debito/PIL piuttosto basso (intorno al 30%), temono per la stabilità dei prezzi e del cambio. E così, la lira turca è arrivata a perdere quest’anno quasi il 30%, mentre l’inflazione è esplosa a quasi il 12%. Due anni fa, quest’ultima era schizzata fino a un massimo del 25%, rendendosi obbligatorio un maxi-rialzo dei tassi al 24% per frenare il collasso del cambio.

Questo è il motivo per cui nessun governo nell’Eurozona sta chiedendo alla BCE di cancellare i debiti, sebbene tutti in cuor loro vorrebbero che lo facesse. In politica monetaria, la forma è sostanza. Non puoi offrire l’immagine di una banca centrale in mano ai governi per stamparsi tutto il denaro necessario a finanziare l’infinita lista della spesa.

La sfera fiscale deve restare separata, gli stessi commenti pubblici alle decisioni dell’istituto devono essere misurati, meglio se non esistessero del tutto. Parole come quelle di Fraccaro sono un boomerang, perché costringeranno governi e board a fare quadrato attorno a Lagarde per escludere formalmente la proposta dal novero delle soluzioni possibili. Se i mercati dessero retta al grillino, invece, reagirebbero malamente, perché la cancellazione dei debiti non potrebbe avvenire come una sorta di imposizione dei debitori al creditore. Questi rischiano lo stigma, cioè di essere percepiti inaffidabili. I costi delle nuove emissioni risalirebbero repentinamente e nel giro di pochi anni i problemi aumenterebbero, anziché cessare. I Fraccaro di tutta Europa dovrebbero stare zitti.

Perché l’Italia non può chiedere alla BCE la cancellazione del debito

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