Formazione Governo: Letta vicino all’incarico, ma resta in campo anche Amato

Napolitano affiderà l'incarico in giornata. Giovedì il giuramento ed entro sabato la fiducia delle Camere. Il capo dello stato procede come un lampo contro la crisi politica

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Napolitano affiderà l'incarico in giornata. Giovedì il giuramento ed entro sabato la fiducia delle Camere. Il capo dello stato procede come un lampo contro la crisi politica
Consultazioni-lampo e inedite per la storia repubblicana. Ieri, i partiti si sono presentati tutti davanti al capo dello Stato senza fare nomi (almeno, non ufficialmente) e senza porre condizioni alla nascita del nuovo governo. Insomma, tutto è nelle mani di Giorgio Napolitano. La politica sembra avere fatto più di un passo indietro, prendendo atto della sua debolezza. E stando ai rumors, i nomi che il presidente avrebbe in mente sarebbero principalmente due: Giuliano Amato ed Enrico Letta. Ieri pomeriggio, poi, era circolato anche quello del sindaco di Firenze, Matteo Renzi, ma l’ipotesi è stata nei fatti smentita dal diretto interessato, mentre pare che non abbia raccolto grandi consensi in entrambi gli schieramenti principali.

Formare un Governo di cambiamento

Il capo dello stato è diviso tra la volontà di lanciare al Paese un segnale di cambiamento, specie dopo le polemiche sorte in seguito alla sua rielezione, e l’esigenza di affidare l’incarico di formare un governo a una figura esperta e quanto mai apprezzata anche in ambito europeo e internazionale. Per di più, c’è anche il problema della formula politica su cui far nascere l’esecutivo. Non è un mistero – e le parole del presidente dimissionario del PD, Rosy Bindi, alla direzione nazionale del partito di ieri lo dimostrano – che i democratici vorrebbero un governo a bassa intensità politica, un esecutivo del presidente, in modo da non presentarsi al proprio elettorato come alleati di governo, nei fatti, di Silvio Berlusconi.

Governo Letta o Amato?

Per questo, le quotazioni di Giuliano Amato sarebbero state più alte di quelle di Enrico Letta, vice-presidente del PD, che nel caso fosse incaricato come premier, trascinerebbe il partito ai livelli più alti dell’esecutivo e costringendolo ad assumersi maggiori responsabilità. Va detto che anche Amato è un uomo del PD, ma più defilato e meno riconoscibile agli elettori del centro-sinistra. Tuttavia, da qualche ora si vocifera che Napolitano starebbe per affidare l’incarico proprio al giovane piddino, magari nel tentativo di inchiodare il PD alle sue responsabilità, facendo nascere un governo dal profilo molto politico.
Più certe sembrano, invece, le tappe forzate che porteranno alla formazione ufficiale del governo: oggi l’incarico, domani il giuramento ed entro sabato la fiducia dovrà essere votata in entrambe le Camere. Napolitano non ha più pazienza. “Ora basta” sembra essere il leitmotiv delle sue prime azioni post-rielezione.

Governissimo: in rialzo Piazza Affari

In ogni caso, Piazza Affari festeggia da diverse sedute la sola ipotesi di un governissimo PD-PDL, tanto che ieri ha chiuso la giornata con un rialzo del 2,93%, mentre lo spread è sprofondato a 268 punti base e i titoli a 10 anni rendono ormai meno del 4% (3,91%), un livello mai così basso dall’ottobre del 2010, mentre per i BTp a due anni bisogna risalire al 1993 per trovare un rendimento così infimo.
Insomma, nonostante la crisi politica sia tutt’altro che risolta, gli investitori scommettono su qualsivoglia governo, purché si faccia, si garantisca la stabilità politica e si rilanci un minimo di ripresa dell’economia con qualche riforma. Non che le pretese siano alte. D’altronde, lo stesso governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, domenica scorsa ha spiegato come lo spread a 10 anni dovrebbe essere non più alto di 100 punti base per l’Italia. La differenza con lo stato attuale è tutta da addebitare alla bassa prospettiva di crescita del nostro Paese.

Governo e situazione politica

Ma ci sarà un governo? E sarà in grado di fare ripartire l’economia? Sul primo punto, la risposta positiva sembra scontata. PD, PDL e Scelta Civica hanno la stragrande maggioranza dei parlamentari sia alla Camera che al Senato. Anche nel caso di defezioni, specie in seno al PD, ci sarebbero agevolmente i numeri per fare nascere un esecutivo di larghe intese. Il problema è su che basi. Tra ieri e oggi, il PDL ha ribadito la richiesta imprescindibile di eliminare l’IMU sulla prima casa, senza la cui misura non si terrebbe in vita il governo un solo giorno. Il centro-destra, dato avanti nei sondaggi e in forte crescita di popolarità, ritiene di dovere capitalizzare da un governissimo, visto che se oggi si tornasse al voto avrebbe ottime probabilità di vincere. Pertanto, il suo elettorato va coltivato e non deluso.
Dalla sponda opposta del Parlamento, il PD sa di essere in una posizione di debolezza e che il suo avversario non potrà che guadagnare da questa fase. Ciò potrebbe portare il partito a fibrillazioni interne e spingerlo alla contrapposizione con il PDL, magari puntando sull’approvazione di provvedimenti ad esso inviso.
Su tutto, infine, aleggia lo spettro dei processi a carico di Berlusconi e che andranno a sentenza dai prossimi mesi. C’è da giurare che in caso di condanna, lo scontro politico tra le parti s’infiammerebbe e potrebbe rappresentare il pretesto per la fine dell’esperienza di governo. Difficile, infatti, che il Partito Democratico possa reggere alla prova della base scalpitante contro l’inedita alleanza con l’avversario condannato. E dall’altra parte, sarà altrettanto difficile che il PDL accetti di continuare a governare con chi potrebbe salutare con favore le condanne giudiziarie contro l’ex premier. Per concludere, quindi, il governo nascerà quasi certamente. Ma non facciamoci illusioni sulla durata. I partiti sceglieranno la strategia dell’inabissamento, per tornare in superficie e rumorosi tra qualche mese.

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Argomenti: Politica

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