Fondo salva-stati, Germania contro Italia e Francia: stallo sull’euro

La Germania punta a bloccare la riforma dell'euro avanzata da Emmanuel Macron e sostenuta dall'Italia, contrapponendo un nuovo modello per il Fondo salva-stati. Risultato? E' stallo!

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La Germania punta a bloccare la riforma dell'euro avanzata da Emmanuel Macron e sostenuta dall'Italia, contrapponendo un nuovo modello per il Fondo salva-stati. Risultato? E' stallo!

Wolfgang Schaeuble non toglierà più il sonno ai governi dell’Eurozona. Il ministro delle Finanze tedesco sta per lasciare l’incarico dopo otto anni in Germania per andare a ricoprire quello di presidente del Bundestag. Prima di andare via, ha trovato il modo per dire la sua per l’ultima volta all’Eurogruppo di oggi sul futuro dell’euro, lasciando ai colleghi una proposta in tre pagine, tesa a ridefinire il futuro dell’ESM, il Fondo salva-stati permanente, che gli stati del Sud Europa, in particolare, vorrebbero che si sostituisse gradualmente al Fondo Monetario Internazionale per l’area, supplendone il progressivo e prevedibile disimpegno.

La Germania della cancelliera Angela Merkel, invece, pur accettando l’ipotesi che il fondo diventi nel tempo una sorta di FMI per l’Europa, vorrebbe che esso vigilasse sui bilanci nazionali, ovvero sul rispetto del Patto di stabilità e del Fiscal Compact da parte dei governi. (Leggi anche: L’Eurozona si libera di Schaeuble, eppure lo rimpiangerà)

Oggi, però, Francia e Italia hanno guidato il fronte del no alla proposta tedesca, che ha riscosso pochi consensi. L’obiettivo di Schaeuble, che non è certo uno sprovveduto, non è stato tanto di presentare un’iniziativa priva dell’adeguato sostegno, quanto di contrastare la proposta francese di Emmanuel Macron di istituire un bilancio comune e un ministro delle Finanze unico nell’Eurozona.

I tedeschi eccepiscono che senza rispetto delle regole fiscali, la proposta dell’Eliseo diverrebbe una mutualizzazione mascherata dei rischi sovrani. Al contrario, Berlino vorrebbe che le regole a presidio della stabilità dei conti pubblici nazionali fossero applicate automaticamente e senza alcuna discrezionalità politica. In passato, sono arrivati a chiedere l’istituzione di un super-commissario allo scopo, che vigilasse anche sull’operato del commissario agli Affari monetari per l’applicazione corretta delle norme fiscali, incassando le proteste del presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, che all’Europarlamento ha lamentato il tentativo di “alcuni” di indebolire le istituzioni comunitarie. (Leggi anche: Merkel e Macron divisi sull’euro, ma non saranno felici nemmeno i francesi)

Crisi debito sovrano, le idee tedesche

La mossa di Schaeuble si è rivelata astuta, perché pur essendo la sua proposta stata bocciata nel concreto, essa costringerà gli altri governi dell’unione monetaria a intavolare trattative con la Germania per il riassetto delle istituzioni europee.

Nell’idea tedesca, l’ESM dovrebbe potere intervenire per i casi di crisi dei debiti sovrani nell’area, ma allo stesso tempo i governi nazionali dovrebbero accettare anche l’ipotesi di ristrutturazione del debito, emettendo sin d’ora una quota crescente di titoli di stato con la clausola di azione collettiva (Cac), quella che già da qualche anno è stata introdotta anche nel nostro ordinamento e che faciliterebbe la vita al governo per i casi (estremi) di difficoltà finanziaria.

E’ evidente come sul tema si confrontino due visioni contrapposte e dagli interessi contrastanti. La Germania può permettersi di auspicare una maggiore flessibilità nella rinegoziazione dei debiti sovrani, non essendo interessata dal rischio. Gli altri stati temono che una simile iniziativa, anche solo adottata sul piano teorico, spinga i mercati finanziari a fuggire dalla periferia dell’Eurozona, scontando in essa un maggiore rischio sovrano e richiedendo, quindi, rendimenti più alti lungo la curva delle scadenze. Ancora meno accettabile per paesi come Francia e Italia (ma anche Spagna, etc.) sarebbe l’ipotesi di un’applicazione automatica delle regole fiscali. Sarebbe la fine di quella immensa flessibilità concessa loro negli ultimi mesi, che ha consentito ai rispettivi governi di respirare, risanando i bilanci con maggiore gradualità di quanto avrebbero dovuto. In breve, sulla riforma dell’euro sarà stallo. (Leggi anche: Asse franco-tedesco più debole, ma spunta ipotesi bond comuni)

 

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