Flop BTp Italia, messaggio dei risparmiatori a Salvini e Di Maio: patrioti sì, fessi no

Il BTp Italia si sta rivelando un clamoroso flop e il segnale per il governo Conte sembra chiaro. Agli italiani serve essere difesi in Europa, ma non a colpi di deficit.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il BTp Italia si sta rivelando un clamoroso flop e il segnale per il governo Conte sembra chiaro. Agli italiani serve essere difesi in Europa, ma non a colpi di deficit.

Non potevano andare peggio le prime due giornate di collocamento della 14-esima emissione del BTp Italia, il bond retail debuttato nel 2012 e rivolto essenzialmente ai risparmiatori individuali, ossia le famiglie. C’erano tutte le condizioni per buttarsi a capofitto nel titolo, che offre cedola minima garantita dell’1,45%, a cui si aggiunge il tasso d’inflazione del semestre. Considerando che trattasi di un quadriennale e che i titoli di pari scadenza con cedola fissa viaggiano sul 2,45%, basterebbe un’inflazione all’1% per giustificare l’acquisto e a ottobre questa si è attestata all’1,6%, per cui il BTp Italia si mostra obiettivamente un affare, offrendo lo stesso rendimento effettivo nominale di un bond di durata doppia. Eppure, il deserto. Il primo giorno, ha ricevuto ordini per soli 480 milioni di euro, il secondo per la metà. Totale: 722 milioni, all’incirca la stessa cifra del collocamento del 2012, l’annus horribilis della crisi finanziaria e dello spread alle stelle in Italia, nonostante il tasso offerto non fosse stato così alto dal 2014.

Il debutto flop del BTp Italia mette in guardia sui Cir, nessuna scorciatoia per il debito pubblico

Siamo lontanissimi dai risultati di maggio, quando il BTp Italia riscosse tra le sole famiglie ordini per oltre 4 miliardi di euro, pur rendendo un minimo garantito di appena lo 0,55% e per una durata di otto anni. Il flop è innegabile e non può essere sottaciuto e minimizzato in alcun modo, nemmeno prendendo a pretesto una sfavorevole congiuntura dei mercati in questi giorni o l’avvicinamento delle scadenze fiscali, che riduce la liquidità disponibile per gli italiani. Anzi, proprio i cali accusati dalle borse mondiali in questa fase avrebbero dovuto sostenere la domanda di un titolo “sicuro”. Evidentemente, il bond del Tesoro non è ritenuto tale dal canale retail ed è probabile che alla fine a salvare la faccia al governo siano gli investitori istituzionali, quelli tanto vituperati dalla maggioranza, accusati di complottare, di speculare e di fare affari sulla pelle di milioni di italiani. A loro è riservata l’ultima giornata del collocamento.

Come mai il popolo italiano non ha risposto alla prima chiamata alle armi del governo giallo-verde? Semplice, non si fidano di una politica economica basata sul deficit spending. Di debiti ne abbiamo già 2.300 miliardi di euro, qualcosa come più di 38.000 euro a testa, bambini e immigrati compresi. Se prendessimo come riferimento, poi, i soli occupati (lavoratori pubblici, privati, autonomi, imprenditori), il fardello pro-capite salirebbe a 100.000 euro. Vi stupite che non vi siano sufficienti risparmiatori da correre in banca a prenotare un BTp Italia? Garantireste a cuor leggero il mutuo di una famiglia indebitata fino al collo e in cui lavora solo il marito per uno stipendio nemmeno esaltante?

Lo stato ha bisogno delle famiglie

Sembra esservi una distonia tra il dato parziale del collocamento e il favore popolare di cui gode il governo italiano. Il 60% dei cittadini sosterrebbe l’esecutivo euro-scettico, sebbene in pochi tra di loro vi starebbero affidando i loro risparmi. Perché? Quando si parla di uscita dell’Italia dall’euro, di cancellazione del debito, di punire gli speculatori, si suppone sempre che siano le tasche degli altri ad essere coinvolte dal problema. Quando si è chiamati in prima persona a rispondere delle proprie stesse “ricette”, la musica cambia. Nessuno fa l’eroe con i propri soldi, tutti pretendiamo che a salvarci sia qualcun altro, un immaginario superuomo vicino di casa, senza obiettivi personali, se non la salute della Patria.

Il punto è che la chiamata alla armi non è pura retorica politica, bensì esigenza finanziaria. La fuga dei capitali stranieri è stata in questi mesi stimata in 50-60 di miliardi di euro. Per l’anno prossimo, sono previste emissioni più contenute di debito, essendovi in scadenza “solo” 210 miliardi di euro di titoli a medio-lungo termine, a cui bisogna sommare i BoT, i bond di durata fino a 12 mesi. A rimpiazzare gli investitori esteri dovrà essere, salvo un loro rientro prossimo, il sistema Italia: banche, fondi, assicurazioni e risparmiatori individuali. Tuttavia, gli investitori istituzionali domestici sembrano al limite delle loro capacità di assorbimento dell’offerta di titoli, anche perché in Europa non è visto positivamente che, soprattutto, le banche si leghino sempre più mani e piedi ai bilanci statali. E la volatilità dei bond sovrani colpisce i ratios patrimoniali degli istituti, disincentivandone nuovi acquisti.

Dunque, la parte del leone l’anno prossimo dovranno farla le famiglie, le stesse che in questi giorni stanno rispondendo picche, anche se teoricamente tra loro vi sarebbero i maggiori margini di crescita, essendo la relativa quota di debito più che dimezzatasi negli ultimi anni con il crollo dei rendimenti dovuto al varo del “quantitative easing” e forse anche sui timori per la tenuta delle nostre finanze. Vacilla così il piano di lancio dei Conti individuali di risparmio (Cir), che nelle intenzioni della Lega sostituirebbero gradualmente i capitali stranieri, riportando in mani italiane tutto o quasi il debito pubblico. I dati del BTp Italia ci spiegano che nemmeno offrendo ai connazionali rendimenti appetibili si potrà confidare nel loro “buon cuore”. Anzi, si rischia di lanciare persino il messaggio sbagliato con l’innalzamento di proposito delle cedole, quasi come fosse un segnale di disperazione. Lo spread sopra i 300 punti si sta materializzando per quello che è, ossia la fuga della domanda dai nostri titoli di stato.

Ecco perché i Cir non risolvono il problema debito pubblico

Come ricreare la fiducia tra i risparmiatori

Come reagire alla sfiducia esibita dai risparmiatori? Creando le condizioni per ripristinare la fiducia. Il confronto muscolare con la Commissione europea può esservi, purché le ragioni alla sua base non siano la solita musica italiana dello spandi e spendi. Il deficit al 2,4% del pil non è un’operazione in sé insostenibile e sbaglia, numeri alla mano, chi racconta il contrario. Il problema sta nella qualità di questo maggiore disavanzo fiscale. Servirebbero più sostegno alla crescita e meno assistenzialismo; meno tasse e più investimenti, non il reddito di cittadinanza, misura quest’ultima che rischia sia di disincentivare al lavoro, specie al sud, sia di premiare i furbi, ossia quanti sotto-dichiarino i loro redditi, con la probabilità elevata che a coloro che ne abbiano veramente bisogno vadano spiccioli. E se il reddito di cittadinanza, il cui costo annuo sarebbe stimato intorno a 10 miliardi, finisse nelle mani “sbagliate”, ossia di coloro che semplicemente sfuggono al fisco, il rischio concreto è che esso non contribuisca nemmeno a ravvivare i consumi, attraverso i quali passerebbe l’attesa ripresa del pil, stando alle stime del governo.

Le ambiguità della maggioranza sulla permanenza dell’Italia nell’euro starebbero facendo il resto. Nessuno investe in un titolo, che domani potrebbe essere ridenominato in una moneta svalutata (vedi clausole CACs). Bisogna fugare tali dubbi prima di chiedere agli italiani di partecipare a una campagna nazionale di “cacciata del nemico”. In fondo, gli italiani votano ogni giorno con le loro tasche, attraverso le scelte di consumo, risparmio e investimento. E il segnale inviato a Lega e 5 Stelle in questi giorni sembra essere quello di darsi una calmata e di combattere i commissari sulle giuste ragioni di difesa dell’interesse nazionale, che non coincidono certamente con l’innalzamento del debito e meno che mai per distribuire denaro in favore dell’assistenza, quando bisognerebbe lavorare giorno e notte per rilanciare l’occupazione. Il cartellino giallo è stato appena estratto.

Con i Cir torneremo ad essere i BoT people di un tempo?

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Argomenti: bond sovrani, Crisi del debito sovrano, Debito pubblico italiano, Economia Italia, rendimenti bond, Spread