Flop BCE, QE insensato: tra banche e Draghi è partita di giro sulla liquidità

Il "quantitative easing" è inefficace: liquidità record delle banche dell'Eurozona parcheggiata presso la BCE e l'istituto retto da Mario Draghi è costretto a comprare i suoi stessi titoli.

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Per la prima volta nella sua storia, presso la BCE è attualmente parcheggiata liquidità in eccesso da parte delle banche dell’Eurozona per un controvalore pari a 1.022 miliardi di euro. Mai era stata toccata e superata la soglia dei 1.000 miliardi. Si tratta di un record, legato essenzialmente al “quantitative easing”, il programma di acquisto di titoli di stato, corporate e covered bond e di Abs, la cui esecuzione è iniziata nel marzo dello scorso anno e che ad oggi ha comportato l’iniezione di 1.300 miliardi sul mercato.

Quando il QE è partito, le banche dell’Eurozona detenevano presso la BCE qualcosa in meno di 250 miliardi, per cui in questi 18 mesi si è registrata un’impennata di circa 780 miliardi. A cosa è dovuta? In soldoni, Francoforte acquista bond emessi dagli stati dell’area e gli altri suddetti titoli sul mercato, ma che in grossa parte sono venduti proprio dalle banche. Con il ricavato della vendita, le banche ottengono liquidità aggiuntiva, che stanno ammassando proprio presso la BCE, nonostante questa abbia imposto loro tassi negativi sulle somme depositate in eccedenza rispetto alle riserve minime obbligatorie.

Liquidità banche Eurozona, record depositi

Attualmente, le banche dell’unione monetaria pagano lo 0,4% sulla liquidità parcheggiata presso gli sportelli di Francoforte. Reuters ha calcolato che dall’inizio dell’adozione dei tassi negativi di due anni fa ad oggi, hanno pagato alla BCE 2,6 miliardi di euro.

Il segnale non è rassicurante per il governatore Mario Draghi e i suoi funzionari. Anche ipotizzando che tutti i 1.300 miliardi di acquisti sinora effettuati abbiano avuto come controparte le banche dell’area, ciò implicherebbe che il 60% della liquidità così liberata sarebbe stata da queste riportata indietro, anziché essere impiegata per sostenere i prestiti alle imprese e alle famiglie, come da obiettivo della BCE. E ciò, nonostante tale operazione sia in sé costosa.

 

 

 

Carenza bond Eurozona, QE sempre più a rischio

E c’è un’altra ipotesi, che se confermata metterebbe in dubbio la solidità operativa su cui si basa il QE. Secondo Jefferies, la BCE starebbe acquistando titoli di stato da sé stessa. Come? L’80% degli acquisti sono realizzati dalle banche centrali dell’Eurozona. A causa della carenza di offerta, Francoforte starebbe riscontrando sempre più gravi problemi nel reperire titoli a sufficienza, i quali per essere eleggibili, tra le altre condizioni, devono presentare un rendimento almeno pari al -0,4% dei tassi overnight.

Poiché l’80% dei Bund negoziati sul mercato secondario non risultano più acquistabili, registrando rendimenti eccessivamente bassi, accade che si scopre che la Bundesbank avrebbe acquistato da un lato titoli tedeschi per 209 miliardi tra marzo e luglio, ma allo stesso tempo ne avrebbe venduti per un controvalore di 43 miliardi.

Stimoli BCE inefficaci

Ciò, in quanto gli istituti nazionali detengono una parte degli assets in titoli di stato, in modo da diversificare le loro riserve in euro. Pertanto, starebbero dando una mano alla BCE, sostanzialmente vendendole direttamente o indirettamente (collocando sul mercato) gli stessi titoli del debito, che successivamente vengono acquistati da Francoforte all’interno del QE.

Siamo chiaramente ormai dinnanzi a un assurdo, che evidenzia quanto difficile sia il potenziamento degli attuali stimoli monetari nell’Eurozona, visto che la carenza di bond finirebbe per aggravarsi. In ogni caso, la liquidità record ammassata dalle banche dell’area a Francoforte la dice lunga sull’efficacia di queste misure.

 

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