Flessibilità, Renzi aumenta ancora il debito e fa campagna con i nostri soldi

La flessibilità fiscale del governo Renzi si tradurrà l'anno prossimo in un deficit potenzialmente a ridosso del limite massimo consentito dal Patto di stabilità. La legge di bilancio viene piegata ad esigenze elettorali e il debito continua a salire.

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La flessibilità fiscale del governo Renzi si tradurrà l'anno prossimo in un deficit potenzialmente a ridosso del limite massimo consentito dal Patto di stabilità. La legge di bilancio viene piegata ad esigenze elettorali e il debito continua a salire.

La flessibilità tanto invocata dal governo Renzi e che ha portato a un raffreddamento dei rapporti con Berlino si sta delineando per quella che è: una legge di bilancio per il 2017, impostata su un aumento del debito pubblico oltre le previsioni, visto che il Tesoro dovrebbe puntare a innalzare il target sul deficit, rispetto all’1,8% del pil concordato con la Commissione europea.

Sono le anticipazioni sulla Nota di aggiornamento al Def, il Documento di economia e finanza, che dovrebbe abbassare allo 0,9% le stime di crescita per l’anno in corso e al +1,1-1,2% per il prossimo. (Leggi anche: Renzi gioca a fare l’euroscettico)

Il deficit pubblico dovrebbe scendere con molta minore lentezza di quanto sinora previsto, tanto che l’anno prossimo potrebbe persino risalire. Strappando a Bruxelles 7-8 miliardi di margini di manovra in più, l’Italia dovrebbe potersi limitare, infatti, a centrare un deficit intorno al 2,2% del pil, ma è intenzione del governo aggiungervi altri 6 miliardi per gli interventi post-terremoto, da scomputare dal calcolo del disavanzo ai fini del Patto di stabilità.

Flessibilità, Renzi punta al deficit massimo consentito

E così, il conto salirebbe a circa il 2,5%; ma avanza un’ipotesi ancora più radicale a Palazzo Chigi, ovvero di utilizzare tutto il margine di manovra possibile sui conti pubblici, arrivando fino al 2,9% del pil, ovvero a ridosso del tetto massimo consentito dalle regole fiscali europee. In questo modo, al netto di ogni altro intervento, il governo avrebbe a disposizione altri 6-7 miliardi da utilizzare come meglio crede, magari per abbassare l’Irpef in un anno cruciale per il destino politico del premier Matteo Renzi, visto che il 2017 è quello che precede le prossime elezioni politiche, sempre che non si voti in anticipo, specie se dovesse arrivare per il governo una sconfitta al referendum costituzionale d’autunno, per evitare la quale il Tesoro sta uscendo dal cilindro qualsivoglia misura di allentamento dei parametri fiscali. (Leggi anche: Referendum costituzionale, Renzi punta sulle pensioni)

Quest’anno, il rapporto deficit/pil dovrebbe tendere al 2,5%, per cui la legge di bilancio per il 2017 dovrebbe sancire nella sostanza una variazione nulla percentuale del nuovo indebitamento.

Anche prendendo per buone le previsioni vociferate del governo sulla crescita e stimando un’inflazione in risalita intorno all’1%, nel migliore dei casi il rapporto tra debito e pil non dovrebbe scendere nemmeno l’anno prossimo da circa il 133% a cui arriverà entro la fine di quest’anno. (Leggi anche: Debito pubblico record a luglio)

 

 

 

Risanamento conti pubblici quasi inesistente negli ultimi anni

E allora che abbiamo almeno l’onestà di chiamare le cose come stanno: flessibilità non è un’azione miracolistica per sostenere la crescita contro i “nein” della Germania, ma una manovra fiscale a debito in un paese, che ha già il più alto rapporto debito/pil in Europa dopo la Grecia e il secondo nel mondo tra le grandi economie dopo il Giappone.

In un precedente articolo (leggi qui: Debito pubblico italiano, quale austerità?), vi avevamo fornito qualche cifra, smascherando il presunto risanamento dei conti pubblici di questi ultimi, dimostrandovi, numeri alla mano, come la metà del calo del deficit tra il 2011 e oggi sia dovuto al crollo dei rendimenti dei BTp, che consente al Tesoro di rifinanziarsi a costi sempre più bassi. E tale beneficio è riconducibile esclusivamente al “quantitative easing” della BCE di Mario Draghi.

Flessibilità senza limiti porterà a crescita debito

Nel medesimo articolo, però, abbiamo avuto modo di verificare come una risalita dei rendimenti fino ai livelli del 2011 potrebbe accrescere il deficit di un altro 1,5% del pil ai valori attuali, con la conseguenza di farci sforare il tetto massimo del 3% consentito dal Patto di stabilità e, soprattutto, di accelerare la crescita del debito in valore sia assoluto che in percentuale sul pil.

Ne deriva la necessità di approfittare di questa fase apparentemente magica per i mercati, risanando il più possibile i conti pubblici, in modo da farci trovare preparati all’appuntamento con la risalita dei tassi. Sta avvenendo esattamente il contrario: niente crescita, niente calo del deficit e richieste di ulteriori manovre fiscali espansive.

Sarà una prossima crisi dello spread a farci rimboccare le maniche in fretta e furia, sempre che gli investitori non capiranno definitivamente di che pasta siamo fatti. (Leggi anche: Ritorno crisi spread atteso entro l’anno)

 

 

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