Flat tax con salario minimo? La proposta indecente di Di Maio a Salvini

Taglio delle tasse in Consiglio dei ministri prima delle elezioni europee? Lo chiede Salvini e Di Maio vuole accompagnarlo con il salario minimo.

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Taglio delle tasse in Consiglio dei ministri prima delle elezioni europee? Lo chiede Salvini e Di Maio vuole accompagnarlo con il salario minimo.

Dopo il caso Siri, la Lega cerca la rivincita contro l’alleato sempre più scomodo di governo. Il Movimento 5 Stelle ha spostato di molto a sinistra il suo asse programmatico e i toni nelle ultime settimane, al fine di colmare le distanze che si erano andate allargando nei consensi con il Carroccio di Matteo Salvini, recuperando i delusi che stavano finendo nell’astensione e, ancora peggio per Luigi Di Maio, per rinvigorire il PD.

Adesso, il ministro dell’Interno punta a incassare prima delle elezioni europee l’ok in Consiglio dei ministri di almeno una misura forte da sbandierare negli ultimi giorni di campagna. Trattasi non solo della seconda stesura del Decreto sicurezza, quanto della “flat tax”.

La flat tax deve partire subito e tanto meglio se favorisce chi dichiara redditi più alti

Il cavallo di battaglia, ironia della sorte studiato proprio da Armando Siri, il sottosegretario da poco detronato per un’indagine a suo carico per corruzione, punta a ribilanciare i rapporti nell’esecutivo tra i due partiti della maggioranza sull’economia, capitolo quest’ultimo (colpevolmente) lasciato da Salvini per intero a Di Maio dall’insediamento del governo Conte, con i risultati che tutti vediamo. E il ministro dello Sviluppo è terrorizzato dall’idea che la Lega metta sul piatto il taglio delle tasse prima delle elezioni europee, perché a quel punto l’M5S avrebbe serie difficoltà ad opporvisi da un lato, ma anche ad approvarlo dall’altro, in quanto avallerebbe la volata a Salvini alle urne.

Il baratto indecente tra tasse e salario minimo

Per questo, s’avanza l’ipotesi di uno scambio tra i due vicepremier: flat tax sì, a patto che venga accompagnata dall’introduzione in Italia del salario minimo. Quest’ultima misura non solo rinvigorirebbe lo spaesato elettorato grillino, ma sarebbe un colpo da KO contro il PD, che da settimane si mostra disponibile a trattare sul tema. Salvini accetterà? Il baratto tra due posizioni antitetiche non è mai una buon compromesso. L’economia italiana necessita di un taglio delle tasse vigoroso, esteso e duraturo, che riguardi i redditi di tutte le persone fisiche e gli utili delle imprese.

Serve a stimolare i consumi, gli investimenti, la produzione e l’occupazione. E ne avremmo bisogno, con un tasso di disoccupazione ancora a doppia cifra, un’occupazione inferiore al 59% (10 punti più bassa della media europea e OCSE) e una crescita economica stagnante da un quarto di secolo, con un pil reale inferiore a 4,5 punti rispetto al 2007.

Ma se Salvini accettasse il salario minimo, sarebbe come se con una mano desse agli italiani un regalo e con l’altro glielo rubasse. Le imprese italiane non sono attualmente nelle condizioni di sostenere un irrigidimento ulteriore delle norme sul lavoro e un inasprimento dei costi. Hanno già dato con il famoso “Decreto Dignità”, che nel perseguire l’obiettivo corretto di garantire i lavoratori dagli abusi in materia di assunzioni a tempo determinato, certo non ha favorito l’occupazione in una fase di già forte rallentamento economico. Il salario minimo disincentiverebbe le assunzioni (in regola) di lavoratori non specializzati, insomma il lavoro meno qualificato. E il combinato con il reddito di cittadinanza rischia di privare le piccole e medie imprese di manodopera disponibile, portando a una perdita di quote di produzione, cioè di creazione di nuova ricchezza, se non alla distruzione di parte di quella esistente.

Il salario minimo legale danneggerebbe i lavoratori italiani, ecco chi colpirebbe di più

Fino a quando l’Italia avrà questi numeri per il mercato del lavoro, la sola idea di introdurre il salario minimo appare un controsenso. I livelli salariali sono determinati dal libero incontro tra domanda e offerta e l’unico modo per aumentarli sarebbe di creare le condizioni per ravvivare la prima, cioè spingere le imprese a produrre, creando nuove opportunità occupazionali e riducendo così l’ampia area di inattività, che affligge particolarmente il sud. E’ ridicolo pensare che in una nazione, dove circa un giovane su tre non ha un lavoro (uno su due al sud), la soluzione ai problemi di occupazione sia il salario minimo, quando una busta paga in milioni di persone nemmeno la vedono.

Salvini è arrivato a un bivio: annacquare ogni misura di sostegno all’economia, come anche sui cantieri pubblici, per andare incontro all’alleato, oppure prendere atto che un governo non possa avere due politiche economiche contrapposte e che il compromesso tra di esse non porta a soluzioni equilibrate, semmai a una schizofrenia incomprensibile per imprese, lavoratori e consumatori.

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