Fiscal Compact, Eurobond e deficit: perché Berlusconi è alternativo alla Merkel

Sui temi fondamentali della campagna elettorale per le elezioni europee, Silvio Berlusconi propone ricette antitetiche a quelle della cancelliera Angela Merkel, pur facendo parte dello stesso partito.

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La campagna elettorale, si sa, non è l’era della coerenza, come dimostrano le ultime dichiarazioni del presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi, in vista delle elezioni europee del 25 maggio. In un messaggio di appena tre righi, l’ex premier ha fatto due volte dietro-front su altrettanti temi di assoluta importanza per la vita politica, economica e finanziaria del nostro paese. Egli sostiene che l’Europa dovrebbe avere una voce più forte, a differenza di quanto sta accadendo con la crisi ucraina, dotandosi di una politica economica nuova, che preveda lo sforamento del tetto del 3% al rapporto tra deficit e pil, che allenti i vincoli del Fiscal Compact e con una BCE che funga da prestatore di ultima istanza, avendo anche la possibilità di emettere gli Eurobond.

Non sono critiche nuove da parte dell’ex premier, anche se va notato come sia stato parte integrante della maggioranza che sostenne il governo Monti, che votò nel 2012 all’unisono l’introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione, nonché approvò e recepì l’accordo sul Fiscal Compact, che era stato raggiunto poco prima in sede europea.

 

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Quest’ultimo prevede che ogni stato membro dell’Eurozona dovrà tagliare ogni anno il rapporto tra debito pubblico e pil del 5% per la parte eccedente il 60%. Per l’Italia, ciò implica che dovremmo iniziare a ridurre tra due anni il debito del 3% del pil all’anno, cosa che sarà possibile senza manovre solo con un ritorno moderato alla crescita, con un’inflazione prossima al target della BCE (2%) e un deficit zero (ma il governo Renzi ha rinviato di un anno al 2016 il raggiungimento del pareggio di bilancio).

 

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Sugli Eurobond, invece, la proposta del presidente Berlusconi è nota sin da quando era a capo del governo, anche se nell’ultimo messaggio agli elettori vi ha aggiunto la bizzarria di una BCE, che non solo dovrebbe tutelare la solvibilità dei debiti sovrani degli stati membri (vietata per statuto), ma dovrebbe finanche spingersi ad emettere essa stessa i titoli del debito mutualizzato. Come se in Italia, ai tempi della lira, fosse stata la Banca d’Italia a emettere BoT e BTp.

Lo scontro ideologico con Frau Merkel

Su tutti e tre i punti, Berlusconi dimostra una visione profondamente opposta a quella della cancelliera Angela Merkel. Si dirà che sia normale, trattandosi di fare i rispettivi interessi nazionali, invece, non lo è. Perché Forza Italia, di cui Berlusconi è leader indiscusso, appartiene alla famiglia del PPE, di cui la CDU-CSU di Angela Merkel è azionista di maggioranza, tanto da essere riuscita ad imporre il suo uomo, l’ex premier lussemburghese Jean Claude Juncker (per la cronaca, gli affiliati italiani del PPE, tra cui Forza Italia, hanno sostenuto la candidatura del commissario francese Michel Barnier, uscito sconfitto dal congresso di partito) come candidato per la presidenza della Commissione.

Come fanno Berlusconi e il suo partito a stare in un PPE del tutto unito sulle posizioni della Merkel, quando sostiene un programma più simile a quello dei socialisti di Martin Schulz (il famoso “Kapò”)? E non vogliamo nemmeno citare le numerose invettive rivolte contro la cancelliera e il suo governo.

L’impressione è che il PPE sia una sigla con la quale accreditarsi in Europa tra gli scranni che contano, senza condividerne poi nulla nella sostanza. Più seria sarebbe stata la scelta di schierarsi con raggruppamenti altrettanto moderati, ma ostili alla visione della Merkel, insieme ai conservatori britannici, per citarne uno. Farà specie, infatti, pensare che votando Forza Italia, Berlusconi porterà i suoi voti a quel Jean Claude Juncker contro la cui visione si contrappone in campagna elettorale.

 

 

 

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