Fiscal Cliff: Obama evita il burrone, resta incognita sul deficit

L'accordo raggiunto in extremis implica più tasse per il 77% degli americani. Tutto ancora in alto mare sulla spesa pubblica

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
L'accordo raggiunto in extremis implica più tasse per il 77% degli americani. Tutto ancora in alto mare sulla spesa pubblica

Con 257 sì e 167 no, anche la Camera dei Rappresentanti ha votato le misure volute dalla Casa Bianca e concordate con i leader repubblicani per evitare il “Fiscal Cliff”, il precipizio fiscale composto da oltre 600 miliardi di dollari di tagli automatici alla spesa federale e aumenti di imposte, che avrebbe colpito gli americani già da domani, in assenza di un accordo tra il Congresso e il presidente Barack Obama. Sono stati solo 85 i repubblicani che hanno votato il pacchetto, mentre altri 151 sono stati contrari. Ma tanti ne sono bastati per far cantare vittoria alla Casa Bianca, anche se i fatti parlano di incognite che restano sull’economia americana. Andando al cuore dei provvedimenti, essi prevedono un aumento della tassazione per i redditi superiori ai 400 mila dollari all’anno (450 mila dollari per le famiglie). Sopra questa soglia si pagherà il 39,6% contro l’attuale 35%. In pratica, si torna all’aliquota massima dell’era Clinton, anche se Obama avrebbe voluto aumentare le tasse già sui redditi oltre i 250 mila dollari. Batosta anche per i beneficiari di successioni. Per le proprietà superiori ai 10 milioni di dollari pagheranno il 40% contro l’attuale 30%. E stangata anche per capital gains e dividendi, che saranno tassati al 20% per i percettori di reddito superiore a 400 mila dollari all’anno (450 mila per le famiglie). Ma una batosta generalizzata, per quanto prevista, sarà quella conseguente alla fine dello sconto del 2% sul Social Security, il contributo pagato dai lavoratori americani per finanziare il sistema previdenziale pubblico. Obama aveva previsto nel 2010 uno sgravio dal 6,2% al 4,2% sui primi 110 mila dollari di reddito, che ora scompare. Si tratta di 125 miliardi di dollari, che passeranno dai consumi al governo e il mancato beneficio peserà per mille dollari su uno stipendio di 50 mila dollari. Tra le altre misure, introdotto un credito d’imposta per le imprese che fanno ricerca e innovazione, mentre con il “Doc Fix” si eviteranno riduzioni nei pagamenti in favore dei medici del programma Medicare. Non ultimo, confermati gli sgravi per la classe media e le aliquote della “minimum tax”. A conti fatti, il 77% degli americani pagherà più tasse; meno del 99% nel caso in cui fosse scattato il “Fiscal Cliff”, ma non certo un trionfo per la middle class made in USA.  

Tagli alla spesa Usa ancora rinviati

Anche perché i tagli alle spese sono stati ancora una volta rinviati. Una parte dei repubblicani aveva proposto misure di riduzione della spesa pubblica per 330 miliardi, ma alla fine si è concordato di arrivare a un’intesa entro due mesi per soli 110 miliardi di dollari, appena lo 0,7% del pil americano. E serviranno negoziati da qui a fine febbraio, che si preannunciano infuocatissimi, dopo che la destra ha incassato nelle scorse ore una sconfitta evidente sull’esito delle trattative. In queste stesse ore, poi, il debito ha sfondato il tetto dei 16.400 miliardi di dollari, autorizzato nell’agosto del 2011. Il Tesoro sta, quindi, amministrando in gestione straordinaria, per evitare temporaneamente il default tecnico. Tuttavia, gli esperti ritengono che serviranno altri 4 mila miliardi di dollari di innalzamento del tetto, anche in conseguenza delle misure approvate poche ore fa dal Congresso, che non limitano le spese, rinviando i tagli ai prossimi mesi. E i repubblicani hanno minacciato di non autorizzare alcun aumento del tetto del debito, senza un piano di austerità, che contenga una riduzione concreta e stabile della spesa pubblica Usa. Il rischio è che esporre per altri mesi i mercati all’incertezza sull’esito delle trattative possa comportare per gli USA un nuovo declassamento, dopo il primo storico “downgrade” del 6 agosto del 2011, quando fu proprio il raggiungimento in extremis dell’accordo sul debito a spingere S&P verso il pessimismo. Storia che si potrebbe ripetere tra un paio di mesi.

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Argomenti: Economia USA