Finisce “modello Sicilia”: rottura del governo Crocetta – M5S

Grillini: "rivoluzione Crocetta finita prima di cominciare. Anche a Palermo inciucio PD-PDL". E UDC apre a larghe intese

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Finisce l’alleanza Crocetta – Grillo per il governo della Sicilia Anche in Sicilia si spengono i sogni di un’alleanza di nuovo conio tra centro-sinistra e il Movimento 5 Stelle. Se l’ormai ex segretario del PD, Pierluigi Bersani, aveva ricercato fino a pochi giorni fa un’intesa con i grillini a Roma, puntando al “modello Sicilia”, adesso anche il presunto modello è finito. A Palermo, lo scorso 28 ottobre ha vinto il candidato del centro-sinistra, Rosario Crocetta, ma che non ha ottenuto la maggioranza assoluta dei 90 seggi all’Ars per governare autonomamente, arrivando solo al 30% dei consensi, con l’M5S primo partito dell’isola. Qui, non esistendo il voto di fiducia, il governatore ha subito cercato e ottenuto l’appoggio dei 15 deputati regionali grillini ai suoi provvedimenti, facendo approvare tra l’altro anche l’abolizione delle province, che in Sicilia sono regionali.

Rottura dell’intesa Crocetta – M5S

Ma l’intesa si è rotta ieri, in piena sessione di bilancio. Dei 1.600 emendamenti alla finanziaria del governo Crocetta, pare che i grillini ne avessero presentati circa 150, ma si sono trovati con l’amara sorpresa di una giunta che li avrebbe cassati tutti, senza nemmeno discuterli. Da qui la rottura, che sembra insanabile. Una nota del gruppo spiega come “la rivoluzione di Crocetta è finita ancor prima di iniziare” e che “anche a Palermo si va verso l’inciucio tra PD e PDL”. E che quelle dei grillini non siano parole al vento lo dimostra un’altra dichiarazione, questa volta del segretario UDC isolano, Giampiero D’Alia, per cui in questa fase si apre la necessità di larghe intese per rispondere alle domande dei cittadini.
E l’UDC fa parte della maggioranza che sostiene Crocetta all’Ars, essendosi presentata alleata con i democratici.
Già nelle scorse settimane si erano avvertite le prime crepe nel rapporto tra la giunta regionale e il Movimento 5 Stelle, allorquando sia il PD che il PDL avevano fatto approvare la riforma elettorale per le elezioni comunali, che prevede la doppia preferenza di genere, cosa che per i grillini favorirebbe la tracciabilità del voto, quindi, il clientelismo.

La Sicilia e il governissimo italiano

Il caso Sicilia è, però, tutt’altro che di rilevanza locale. Proprio nei giorni in cui si vira decisamente verso un governissimo PD-PDL, la fine anche nell’isola dell’inedita alleanza tra grillini e democratici spegne del tutto le speranze di quanti puntavano a formare un’alternativa di governo al centro-destra e a ciò che potrebbe apparire un “inciucio” con il Cavaliere.
In realtà, già in molti avevano sottolineato come l’esperimento di Palermo fosse più un caso unico che una tendenza nazionale. Già durante le elezioni, infatti, gli stessi grillini avevano sottolineato il possibile appoggio provvedimento per provvedimento anche di un ipotetico governo di centro-destra, quando sembrava che il candidato Nello Musumeci avrebbe vinto le elezioni regionali. E l’intesa era agevolata dal fatto che non votando l’assemblea alcuna fiducia al governo, non esiste lo scoglio di fatto insormontabile a Roma.
La lezione sembra molto amara per il PD nazionale, di cui una parte ancora continua a inseguire il sogno di un’intesa con Grillo (vedi Pippo Civati). Anche se il governatore siciliano Crocetta, in questi giorni più a Roma che a Palermo (è stato grande elettore per il Quirinale dei democratici), si è detto rammaricato della dichiarazione dell’M5S e ha ribadito che la sua porta resta aperta a ogni gruppo politico, la realtà irrompe inevitabile: senza un’intesa con gli avversari pidiellini, anche in Sicilia si va verso elezioni anticipate. E la Sicilia dal Secondo Dopoguerra è sempre stata laboratorio politico.

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