Financial Times: l’euro è a rischio come nel 2012, il pericolo arriva dagli elettori

Per l'opinionista del Financial Times, il tedesco Wolfgang Muenchau, l'euro è a rischio scomparsa come due anni fa, ma stavolta il pericolo arriva dagli elettori, scontenti per l'assenza di crescita.

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L’economista tedesco e opinionista del Financial Times, Wolfgang Muenchau, si mostra tutt’altro che ottimista sul futuro dell’euro, arrivando a prevedere che esso sia nei fatti in pericolo, così come all’apice della crisi nell’estate del 2012. Muenchau confessa di non sapere quali fossero le reali probabilità di scomparsa della moneta unica due anni fa. Allora, il rischio arrivava dai mercati finanziari, ma fu sopito, spiega, anche grazie all’attesa di una ripresa robusta dell’economia nell’Eurozona. Cosa che non è avvenuta e che ora sappiamo non sta nemmeno arrivando. Dinnanzi a questo scenario, i maggiori investimenti realizzati dalla Germania equivalgono ad appena lo 0,1% del pil tedesco, pochissima roba. E l’economista ritiene che l’impatto sarà nullo o quasi anche per il QE. Il governatore della BCE, Mario Draghi, ha promesso che il bilancio dell’istituto crescerà entro il 2016 di mille miliardi di euro, anche se non ha spiegato come. Dalle previsioni, ci si attende un mini-QE, ossia l’acquisto di titoli di stato, che per Muenchau non smuoveranno alcunché.   APPROFONDISCI – La crisi dei mercati è riesplosa, che faranno ora Draghi e l’Europa per salvare l’euro?   Né, scrive, potrebbe avere alcun effetto positivo sulle economie dell’Eurozona la ricetta proposta da Draghi, ossia una politica monetaria espansiva, maggiori investimenti pubblici e riforme strutturali. Infatti, chiarisce, se tutti fanno le riforme per diventare più competitivi, come a suo tempo ha fatto la Germania, nessuno sarà realmente più competitivo rispetto agli altri nell’Area Euro.

Il rischio elettorale

Ma per Muenchau, il vero pericolo per la sopravvivenza dell’euro arriva proprio dagli elettori, sfiniti da una crisi perdurante e che potrebbe divenire “secolare”, ossia durare anche per i prossimi 10 o 20 anni.

In Francia, i sondaggi danno in testa il Fronte Nazionale anti-euro ed anti-UE di Marine Le Pen. A proposito, le ultime rilevazioni danno quest’ultima al 29,3%, il dato più alto di sempre per la destra radicale francese, seguita da un buon 26% di Nicolas Sarkozy, mentre il socialista François Hollande crollerebbe al 14%, minimo storico per la gauche transalpina, non arrivando nemmeno al ballottaggio delle elezioni presidenziali.   APPROFONDISCI – Crisi Eurozona, ecco come la Francia potrebbe fare esplodere l’euro   Uno scenario simile si avverte anche in Italia, dove il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo sarebbe l’unica reale alternativa al PD di Matteo Renzi. E anche il neo-nato movimento di protesta spagnolo Podemos sarebbe in testa nei sondaggi, mentre in Grecia svetta la sinistra radicale di Syriza, che ha minacciato nelle ultime settimane l’uscita di Atene dall’euro, in caso di vittoria. Non è detto, continua Muenchau, che gli elettori votino nell’immediato per la fine dell’euro, ma lo scenario prenderebbe corpo negli anni, man mano che la stagnazione durerà, che le politiche fiscali resteranno restrittive e che lo scontento assumerà forme sempre più evidenti. D’altronde, l’Eurozona non ha meccanismi di difesa dai rischi “politici”, né i governi attuali si dimostrano intenzionati ad adottarli.   APPROFONDISCI – Eurozona sempre più in crisi. Altri dati negativi da Germania e Francia, basterà Draghi?    

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