Finale Champions League, la lunga marcia del PSG a colpi di petrodollari

Paris Saint-Germain contro Bayern Monaco. Il club francese è in mano al Qatar dal 2011 ed è stato e rimane al centro di forti sospetti sull'ingresso dell'emirato nel calcio transalpino.

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Paris Saint-Germain contro Bayern Monaco. Il club francese è in mano al Qatar dal 2011 ed è stato e rimane al centro di forti sospetti sull'ingresso dell'emirato nel calcio transalpino.

Sarà Paris Saint-Germain (PSG) contro Bayern Monaco la finale di Champions League 2020 di stasera all’Estadio da Luz di Lisbona. Si disputerà in un clima surreale, senza pubblico, a causa dell’emergenza sanitaria ancora non cessata in Europa. I francesi hanno l’opportunità di vincere la loro prima massima coppa europea del calcio. Il club arriva affamato di trofei internazionali dopo quasi un decennio di svolta, arrivata nel 2011 quando venne rilevato dal Qatar Investment Authority (QIA), il fondo sovrano dell’emirato.

L’affare Neymar e quello scandalo legato a Sarkozy

Da allora, quella che era stata una squadra quasi esclusivamente di rilevanza nazionale ha iniziato ad affacciarsi sullo scenario continentale, mettendosi in mostra con svariati colpi di calciomercato. Da quando è una società qatariota, si stima che abbia speso oltre 1,2 miliardi di euro. I primo grande colpaccio fu messo a segno poco dopo l’acquisizione con l’ingaggio di 42 milioni per Thiago Silva. In quella stessa sessione di calciomercato, il Milan cedette per 21 milioni anche Ibrahimovic. Fu solo l’inizio di una lunga serie di acquisti milionari, molti dei quali dall’Italia. Dal Napoli, nel 2013 arrivava Lavezzi per 30 milioni e l’anno dopo Cavani per ben 64,5 milioni e per la gioia di Aurelio De Laurentiis. La Roma cedette, invece, Marquinos per 31,5 milioni.

Il colpaccio di Neymar

Seguono grossi acquisti come David Luiz per 49,5 milioni nel 2014 e Angel Di Maria per 63 milioni nel 2015, solo per citare dei due tra i più rilevanti. Ma una pagina di storia del calcio – bella o brutta, dipende dalle opinioni – il PSG la scrive nell’estate 2017, quando annuncia di prendersi Neymar dal Barcellona, pagando ai catalani la clausola rescissoria mostruosa di 222 milioni di euro.

In un solo colpo, il brasiliano diventa l’acquisto più costoso di sempre nel calcio mondiale e i francesi infrangono un tabù, una regola non scritta, per cui non si soffia alla concorrenza un giocatore sotto contratto e con tanto di “penalità” prevista per svincolarlo. L’entità della clausola di Neymar era stata fissata appositamente alta per risultare impagabile, ma i soldi del Qatar hanno fatto il miracolo. Non a caso, da allora i contratti dei top player in Europa sono stati perlopiù aggiornati con la revisione al rialzo delle suddette clausole, così da “blindare” i fenomeni. Oggi, ad esempio, per acquistare Lionel Messi serve pagare 700 milioni al Barça, società vittima già di beffa.

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Due anni fa, è stata la volta di Kylian Mbappé, strappato al Monaco per la bellezza di 145 milioni. Ma da dove arriva questo fiume di denaro, in assenza di risultati calcistici di rilievo? In effetti, i petrodollari del Qatar hanno fatto accendere i fari alla UEFA, dove negli anni scorsi hanno stimato a una frazione del dichiarato il valore reale delle sponsorizzazioni arrivate dall’emirato. Fino alla stagione scorsa e per 12 anni, lo sponsor principale del club era stato Emirates, sostituito da tre sponsor sulla maglia, tutti riconducibili ancora una volta al Qatar: Accor Hotels, la catena di alberghi francese, di cui il QIA detiene il 10%; Ooredoo, unico provider di telecomunicazioni qatariota; Qatar National Bank, il cui nome già ne svela l’origine geografica.

Petrodollari sporchi dietro al PSG?

A Nyon, per quanto non si sia arrivati a una vera condanna, si è stati convinti che la stessa proprietà, tramite alcune controllate, abbia fatto fluire nelle casse del PSG molti più euro di quanti ne avrebbe dovuti pagare sulla base delle condizioni del mercato, sostanzialmente alterando la concorrenza e dribblando il Fair Play Finanziario. A che pro? Probabili ragioni di geopolitica. Il Qatar è avversario dell’Arabia Saudita nello scacchiere mediorientale e per questo sotto embargo da parte dei vicini del Golfo Persico.

Una perla del calcio con successi internazionali gli consentirebbe di emergere quale potenza nel mondo arabo, contrapponendosi con maggiore efficacia al dominio di Riad sul piano dell’immagine.

Al di là del fattore sponsor, sulla vicenda Qatar-PSG aleggiano ben più gravi sospetti. Non dimentichiamoci che l’emirato ospiterà i prossimi mondiali di calcio tra due anni e che l’assegnazione venne decisa dalla FIFA nel dicembre 2010, quando si sospetta che un grosso giro di corruzione sia servito per spuntarla sugli avversari. In manette, negli ultimi tempi vi è finito niente di meno che l’ex presidente UEFA, Michel Platini, accusato di avere ricevuto mazzette da Doha per ottenere l’assegnazione. Ma l’ex calciatore sarebbe stata solo una pedina di quello che la stampa ha definito “sistema Sarkozy”. Si pensa che l’allora presidente francese abbia utilizzato il suo peso politico per convincere alcuni stati africani a votare per il Qatar, ricevendo in cambio finanziamenti. E non a caso, qualche mese dopo la vittoria, il QIA ufficializzava l’ingresso nel mercato francese con l’acquisto del PSG.

Questa è la storia poco trasparente dei capitali che consentono da anni al club francese di avanzare nel sistema calcistico europeo. Ma stasera non si terrà un meeting di geopolitica e, comunque la si pensi, che vinca il migliore in campo.

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