Il piano di Grillo per andare al governo passa anche dalla figuraccia in Europa

La figuraccia di Beppe Grillo in Europa sull'ingresso negato tra i liberali filo-UE è solo un tentativo del leader M5S di trovare una sponda nel caso di vittoria alle prossime elezioni in Italia. Ecco il piano.

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La figuraccia di Beppe Grillo in Europa sull'ingresso negato tra i liberali filo-UE è solo un tentativo del leader M5S di trovare una sponda nel caso di vittoria alle prossime elezioni in Italia. Ecco il piano.

Dopo che quasi 32.000 sostenitori del Movimento 5 Stelle, pari al 78,4% del totale, avevano votato online in favore dell’ingresso nel gruppo dei liberali europei, l’Alde, ieri sera è arrivata una nota del presidente del gruppo, l’ex premier belga Guy Verhofstadt, che ha comunicato che la richiesta dei deputati di Beppe Grillo non è stata accolta (serviva una maggioranza dei due terzi degli appartenenti all’Alde), a causa delle distanze ancora molto forti su punti chiave del programma sull’Europa. Piccata la reazione del leader genovese, secondo cui l’establishment avrebbe effettuato durissime pressioni, affinché l’operazione naufragasse, ma sostenendo orgoglioso di aver fatto tremare il sistema.

Una figuraccia per Grillo, che sarebbe semplicistico, però, spiegare come frutto di leggerezza politica o della sua inesperienza. Dietro a questo stranissimo caso – i liberali sono i più ferventi sostenitori della UE e già oggetto di duri attacchi dello stesso M5S in passato – potrebbero nascondersi dettagli ben più interessanti dell’episodio in sé, che sarà dimenticato dai più nel giro di poche ore. (Leggi anche: Svolta europeista di Grillo tradisce voglia di tregua con UE)

In ballo c’è la presidenza dell’Europarlamento

Se Grillo avesse aggiunto i suoi 17 euro-deputati a quelli dell’Alde, questo sarebbe diventato il terzo gruppo più numeroso a Strasburgo, potendo ambire a qualche posizione di rilievo nell’architettura istituzionale europea. In gioco c’è la poltrona della presidenza all’Europarlamento, dopo che l’uscente Martin Schulz ha comunicato da settimane di voler tornare a fare politica in Germania, in vista delle elezioni federali di settembre.

Ora, quella carica è contesa da due italiani: il popolare Antonio Tajani, Forza Italia, e il socialista Gianni Pittella, PD.

In teoria, il primo (berlusconiano doc) avrebbe maggiori chances, dato che l’uscente Schulz è un socialista e, quindi, per rotazione la presidenza spetterebbe adesso al PPE, che detiene anche la maggioranza relativa. (Leggi anche: Accordo Berlusconi-Renzi per fregare Grillo, ma accadrà il contrario)

 

 

 

 

Sdoganamento politico per il caso di vittoria M5S?

Tuttavia, gli uomini di Verhofstadt resterebbero a bocca asciutta in questa spartizione di cariche, per cui è possibile che abbia concordato con Grillo una sorta di strategia mediatica, volta a dimostrare ai due principali schieramenti di esistere e di essere persino in grado di accogliere tra le sue file “pericolosi” movimenti euro-scettici, in forte ascesa in tutti gli stati principali della UE.

In questo modo, il belga potrebbe essersi assicurato qualche poltrona diversa dalla presidenza, ma che fino a ieri sembrava più remoto conquistare, mentre Grillo potrebbe avere pattuito con Verhofstadt una sorta di “sdoganamento” politico per il caso in cui l’M5S arrivasse primo alle prossime elezioni politiche in Italia. Anziché trovarsi tutto l’arco istituzionale europeo contro, i grillini potrebbero aggrapparsi alla sponda dell’Alde, accreditandosi così tra le stanze che contano.

Che per giungere all’obiettivo, Grillo abbia cercato di traghettare i suoi dagli euro-scettici a quelli che definiremmo “i sacerdoti dell’euro e dell’Europa politica” rientra tra gli effetti collaterali dell’operazione in atto ormai da tempo e che consiste nella conquista del governo nazionale. E ricordatevi, che i grillini dovranno ingoiare un altro grosso rospo per governare, ovvero l’alleanza post-elettorale con Matteo Salvini. (Leggi anche: Governo Grillo-Salvini? Ecco lo scenario dopo le elezioni)

 

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