'Ferrovieri per Macron come i minatori per la Thatcher? Presidente francese attaccato dalla stampa "amica"

Ferrovieri per Macron come i minatori per la Thatcher? Presidente francese attaccato dalla stampa “amica”

La Francia di Macron si confronta con le prime riforme al vaglio, tra cui quella che colpirebbe i ferrovieri. Intanto, il New York Times attacca la presidenza francese, definendola priva di sostanza.

di , pubblicato il
La Francia di Macron si confronta con le prime riforme al vaglio, tra cui quella che colpirebbe i ferrovieri. Intanto, il New York Times attacca la presidenza francese, definendola priva di sostanza.

Le prime riforme della presidenza Macron vanno avanti. Dopo avere svelato la riscrittura del codice del lavoro, importando anche in Francia una buona dose di flessibilità nelle assunzioni e nei licenziamenti, oltre che nelle relazioni tra dipendenti e imprese, il governo di Edouard Philippe punta adesso a unificare le 37 casse previdenziali esistenti nel paese, nonché a uniformare le norme sulle pensioni. Tra gli obiettivi vi è l’innalzamento dell’età pensionabile per i circa 200.000 lavoratori delle ferrovie, che ancora oggi possono andare in pensione fino a 10 anni prima di tutti gli altri francesi, ovvero sin dai 52 anni di età. Emmanuel Macron si è impegnato a mantenere l’età pensionabile per tutti a 62 anni, ma allo stesso tempo mira ad eliminare i trattamenti di favore per alcune categorie. (Leggi anche: Il lavoro divide Francia ed Europa, Macron contro il blocco dell’est)

I ferrovieri della SNCF sono sul piede di guerra, forti di una vittoria storica incassata oltre 20 anni fa, quando al governo vi era il premier conservatore Alain Juppé, anch’egli desideroso di uniformare i requisiti pensionistici della categoria al resto della popolazione lavorativa d’Oltralpe. Ne seguì un’ondata di scioperi, che paralizzò le ferrovie per tre settimane, spingendo l’esecutivo e la presidenza a fare un passo indietro. Nel tentativo di vincere le resistenze della piazza, l’allora presidente Jacques Chirac sciolse l’Assemblea Nazionale, confidando in un’ampia vittoria dei neo-gollisti, salvo ritrovarsi come nuova maggioranza i socialisti, i quali andarono al governo per 5 anni con il premier Lionel Jospin e aprendo una difficile coabitazione con l’Eliseo, avvio di quella crisi irreversibile della Quinta Repubblica culminata con le elezioni di aprile-maggio-giugno scorsi.

Ferrovieri un rischio per Macron?

I ferrovieri saranno molto battaglieri e ciò rappresenta un rischio serio per Emmanuel Macron, che non dispone di un vero partito, semmai di una maggioranza plasmata a sua immagine e somiglianza, ma che non si rivelerebbe utile nel fungere da cinghia di trasmissione tra il governo e il paese reale, nel caso di crescente divaricazione tra i due. (Leggi anche: Vero rischio per Macron? Essere trattato come un Renzi di Francia)

Le opposizioni appaiono divise e tramortite dalla sconfitta della primavera scorsa, ma i socialisti stanno partendo all’attacco delle prime riforme macroniane, con l’ex presidente François Hollande, quasi sponsor ufficiale di quello attuale, a sostenere che l’Eliseo starebbe costringendo i francesi a subire “sacrifici inutili”, mentre l’ex ministro del Lavoro, Martine Aubry, la donna delle famosissime 35 ore, ha dichiarato che Macron non avrebbe capito che il codice del lavoro sarebbe stato scritto per tutelare i lavoratori.

Ferrovieri per Macron come i minatori per Margaret Thatcher negli anni Ottanta? Il paragone farebbe tremare il presidente francese, considerando che la Lady di Ferro dovette resistere a un anno intero di scioperi e a frequenti manifestazioni di protesta contro i suoi tagli alle miniere. Tuttavia, l’esito delle tensioni segnò un grande successo per il governo britannico, il quale ne uscì rafforzato, mentre i sindacati entrarono in una fase di declino a tutt’oggi perdurante.

Cresce la sfiducia verso Macron

Ma la Francia non è il Regno Unito e lo stesso New York Times, bibbia per i progressisti di tutto il mondo, ha attaccato pesantemente la presidenza Macron, accusandola di essere fondata sul nulla, aldilà della fisicità e della personalità del giovane ex banchiere e ministro. Il titolo del quotidiano americano suona persino troppo duro verso l’Eliseo: “Emmanuel Macron sarà un altro presidente fallimentare”. Nell’articolo a firma di Chris Bickerton, si nota come il presidente francese non sia mai stato popolare, avendo ottenuto al primo turno delle presidenziali appena il 24% dei consensi contro il 28% di Hollande nel 2012.

Continua, sostenendo che avrebbe vinto solo per l’opposizione di gran parte dell’elettorato contro Marine Le Pen, ma che nei fatti le sue proposte non avrebbero mai attirato i francesi, trattandosi di semplici ricette neo-liberali, imbastite di slogan anti-establishment.

Giudizi a dir poco severi, considerando che la presidenza Macron sia iniziata da nemmeno quattro mesi e che nel frattempo stia varando una riforma del lavoro, che per quanto altrove possa apparire poco più di niente, qui in Francia significa tanto, implicando la rottura con decenni di politiche economiche molto interventiste, impostate su spesa pubblica e tutele assistenziali. Il passaggio verso l’ambito modello liberale non è né facile, né certo, ma l’Eliseo segnala almeno di provarci, giovandosi anche dell’assenza di una vera opposizione parlamentare. (Leggi anche: I primi 100 giorni di Macron vanno a vuoto e non è una cattiva notizia)

Vero è che rischia di diventare l’ennesimo presidente fallimentare, ma non si vede quali alternative credibili avrebbe avuto la Francia, se non l’euro-scetticismo di Marine Le Pen. A dirla tutta, una esisteva e aveva il nome del candidato conservatore François Fillon, che al pari di una mosca bianca, si definiva un ammiratore della Thatcher in un paese, che gli inglesi non li ha mai amati. Forse anche per questo la stampa transalpina ne ha affossato le probabilità di approdo al secondo turno, attraverso una campagna martellante contro presunti lavori “fake” svolti dalla moglie Penelope (inglese). Non si sono levati commenti critici sul New York Times contro quella che sembra essere stata un’operazione a tavolino dei media francesi per favorire quel Macron, che oggi detestano a poche settimane dall’avvio della presidenza, senza che si capisca bene il perché. Facile scrivere a posteriori che sotto gli abiti eleganti del più giovane capo di stato francese dai tempi di Napoleone Bonaparte ci sia poca sostanza politica.

 

 

Argomenti: , ,