Femminicidio, dati aggiornati: ogni due giorni una donna muore, ma il problema è la dipendenza economica (e culturale)

Nuovi dati e ‘consueto’ allarme femminicidi: d’accordo la legge, ma la vera motivazione è di carattere economico e culturale. Le colpe del governo Gentiloni.

di Carlo Pallavicini, pubblicato il
Nuovi dati e  ‘consueto’ allarme femminicidi: d’accordo la legge, ma la vera motivazione è di carattere economico e culturale. Le colpe del governo Gentiloni.

Arrivano i nuovi dati di una indagine portata avanti congiuntamente da Istat e Ministero della Giustizia. Il succo è molto semplice: ogni due giorni una donna in Italia viene uccisa dal proprio compagno – e questo riguarda soltanto il femminicidio. Se poi si analizza tutte le forme di tortura psicologica e non a cui vengono sottoposte le donne nelle nostre società occidentali e ‘libere’, allora il numero diviene assolutamente incalcolabile. La motivazione, al di là delle belle parole delle anime altrettanto belle, è di natura economica: finché la donna dovrà rinunciare alla carriera per avere figli, percepirà stipendi più bassi, avrà meno possibilità di autodeterminarsi economicamente, non dovremo stupirci più di tanto. Tutto questo senza parlare della dimensione culturale di tipo patriarcale che, ci piaccio o no, è ancora dominante in Italia. Nonostante le ‘anime belle’.

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Ogni due giorni una donna muore: femminicidio, dati aggiornati

Il primo dato di un certo interesse e introduttivo è il seguente: circa 7 milioni di donne in Italia hanno avuto modo di subire una qualche forma di violenza o di abuso nella propria vita. Parliamo di stalking, di stupri, di violenza ‘simboliche’, di insulti e così via. Il secondo dato: circa l’80% dei delitti in cui le vittime sono donne sono da classificarsi come femminicidi, praticamente 4 su 5. Chi commette femminicidio è solitamente un uomo tra i 31 e i 40 anni (percentuale maggiore, seguita da quelli tra i 41 e i 50 anni), mentre le vittime sono molto più giovani, la percentuale più alta è tra i 18 e i 30 anni.

Ancora: il 78% delle vittime è di origine italiana e il 75% circa degli assassini è italiana. Il 55% circa il rapporto che lega vittima e carneficina è di origine sentimentale, mentre circa il 64% dei casi avviene tra conviventi o coniugi. Il femminicidio viene compiuto sempre in maniera molto brutale e, per così dire, primitiva: il coltello sembra essere l’arma preferita e il numero di colpi inferti è sempre molto alto, indicando rabbia e ferocia. Tutto questo nonostante la legge del 2013, sulla quale occorre che si torni.

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Femminicidio? Basta anime belle: il problema è economico, mentre il governo taglia i fondi

È davvero il caso di dire: basta anime belle! Se si ascolta la politica nazionale, la questione ‘femminile’ sembra essere una battaglia buona per tutti gli usi e per tutte le forze politiche: eppure, il governo Gentiloni, proprio nel mese di marzo scorso, ha voluto il taglio della spesa sociale per i centri antiviolenza, circa 10 milioni di euro all’anno previsti dalla legge anti-femminicidio del 2013. Dunque, si salvano le banche con i soldi pubblici e le si regala ai privati, ma non si salvano le donne dai loro aguzzini. Questo il primo dato. Il secondo è quello a cui abbiamo fatto cenno: la donna è subordinata economicamente e culturalmente, inutile nascondersi e fare le ‘anime belle’.

Nonostante i governi si riempiano la bocca dell’importanza della ‘donna’, essa è sottoposta a un regime economico ‘differenziato’: gli stipendi sono più bassi, le possibilità di lavoro ancora minori rispetto alle poche degli uomini, scelta tra gravidanza e ‘carriera’ e tanto altro ancora. Poi, la donna torna a casa, dopo un lavoro poco soddisfacente, e comincia il secondo lavoro: accudimento di casa, figli e marito. Con tanto di camice stirate. Insomma, vogliamo raccontarci che, dalle nostre parti, vige la parità tra i sessi: ma è un’altra grande ipocrisia della nostra cultura e struttura economica occidentale.

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Argomenti: Inchieste Politiche, Politica, Politica italiana

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