Femminicidio, approvate norme in dl sicurezza per combattere la violenza contro le donne

Dubbi sul testo del governo. Arresti obbligatori per mariti violenti e impossibilità per la donna di ritirare la denuncia. Rischio di leggi demagogiche e paternalistiche

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Dubbi sul testo del governo. Arresti obbligatori per mariti violenti e impossibilità per la donna di ritirare la denuncia. Rischio di leggi demagogiche e paternalistiche
Con l’approvazione in consiglio dei ministri di ieri del dl contenente varie norme sulla sicurezza, il governo ha varato una serie di articoli per contrastare la piaga del “femminicidio”, ossia della violenza di genere contro le donne. Si tratta di un pacchetto di 12 articoli, che il premier Enrico Letta annuncia orgoglioso su Twitter, sostenendo che si tratti di un adempimento a una promessa fatta. Norme, va bene precisare, che introducono nel nostro ordinamento importanti previsioni a tutela dell’integrità fisica della donna, essenziale per evitare spesso le tragedie a cui siamo tristemente abituati ad apprendere dalle cronache quotidiane.

Le norme del dl sicurezza

Anzitutto, è data facoltà alle forze di polizia di allontanare il marito violento, nel caso egli rappresenti un pericolo potenziale all’incolumità fisica del coniuge donna e dei figli. E in caso di flagranza di reato, l’arresto è obbligatorio, adempiendo alla Convenzione di Istanbul sulla prevenzione del reato, evitando che la persecuzione verso la donna sfoci in omicidio.
Che in Italia ci sia un problema di violenza domestica lo dimostrerebbero i numeri: dal 2009 ad oggi, ossia dall’entrata in vigore della legge 38 contro lo stalking, su 38.142 denunce, 27.853 hanno riguardato violenze e persecuzioni contro le donne.

Femminicidio: norme arbitrarie?

Tuttavia, il testo approvato ieri dal governo lascia interdetti gli operatori del diritto su diversi punti. Quello più dolente è l’obbligatorietà dell’arresto, che rischia di far finire in carcere centinaia di uomini, senza  che si abbia un filtro preliminare, come accusano gli avvocati penalisti. I quali accusano il Parlamento, nella sua articolazione di maggioranza e di opposizione, di essere equamente forcaiolo e demagogico. Anche perché, a volerla dire tutta, il problema italiano è che nelle carceri non resta quasi nessuno a lungo, tant’è che mentre il governo si prodiga per mostrare le manette ai mariti violenti, lo stesso interviene con il cosiddetto “decreto svuota-carceri”, la cui definizione assegnata dalla stampa è eloquente.
Altro aspetto: la donna non potrà ritirare più la denuncia, una volta esposta. Si tratterebbe, in teoria, di una norma che tutela il gentil sesso, che a volte è costretto al passo indietro, magari per il timore di perdere la custodia dei figli. La conseguenza di tale previsione, però, potrebbe essere controproducente: la donna rinuncerebbe sin dal primo momento a sporgere denuncia contro le violenze dell’uomo, intimorita per l’impossibilità poi di tornare indietro. In sostanza, si rischia di far pervenire alle caserme dei carabinieri e alle stazioni di polizia minori segnalazioni rispetto ad oggi, riguardo alla pericolosità di diversi soggetti. E ancora: la donna sarebbe paradossalmente trattata dalla legge quale soggetto privo di personalità giuridica, visto che una volta fatta la denuncia, l’iter giudiziario andrebbe avanti indipendentemente dalla sua volontà. Un agire paternalistico dello stato, che sembra fare regredire il diritto italiano, aldilà delle intenzioni certamente meritorie. Bisogna chiedersi se non sia il caso che la giustizia ordinaria fosse più efficiente e severa verso condannati e recidivi, anziché distrarre l’opinione pubblica con norme fintamente forcaiole, che non troveranno mai pratica attuazione, ma che intanto creano precedenti pericolosi per il diritto.

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Argomenti: Politica

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