Feldstein: un Rapido Deprezzamento dell’Euro Potrebbe Salvare la Spagna

Martin Feldstein della Harvard University lancia sul Financial Times l'idea di una possibile soluzione alla crisi dell'eurozona, che arriverebbe dagli stessi mercati, tramite una forte caduta sul mercato dei cambi

di Carmen Gallus, curatrice Dall'Estero, pubblicato il
Martin Feldstein della Harvard University lancia sul Financial Times l'idea di una possibile soluzione alla crisi dell'eurozona, che arriverebbe dagli stessi mercati, tramite una forte caduta sul mercato dei cambi

In un articolo sul Financial Times l’economista di Harvard Martin Feldstein si interroga su possibili nuovi risvolti della crisi dell’eurozona.

Proprio ora che tra funzionari, politici e opinione pubblica si parla oramai apertamente di un’eventuale crollo dell’euro, che il tasso di interesse sul debito Spagnolo sta salendo fuori controllo e quello Italiano sembra seguirlo a breve, che la stessa Germania rischia il contagio e che nonostante tutto i summit dei governanti europei continuano a concludersi con comunicati ottimisti ma privi di reale sostanza, proprio ora una risposta risolutiva, per Feldstein, potrebbe arrivare dagli stessi mercati finanziari:

“Il valore in declino dell’euro è la chiave per la sopravvivenza dell’euro.

L’euro è sceso lo scorso anno del 15 per cento rispetto al dollaro USA (da $ 1,44 a meno di $ 1.21). Se cala di un ulteriore 15 per cento arriverebbe vicino alla parità con il dollaro e sarebbe ancora circa il 20 per cento al di sopra del minimo storico dell’euro a 84 centesimi.

Un basso valore dell’euro ridurrebbe i prezzi delle esportazioni dell’eurozona e aumenterebbe il costo delle importazioni, riducendo o eliminando il disavanzo delle partite correnti dei paesi periferici Europei, dal momento che circa la metà dei loro scambi commerciali sono con i paesi al di fuori della zona euro. L’euro debole aumenterebbe anche le esportazioni nette della Germania, facendo aumentare i salari Tedeschi e i prezzi, e riducendo lo squilibrio commerciale tra i paesi dell’euro.

L’aumento delle esportazioni nette dei paesi periferici farebbe anche aumentare il loro prodotto interno lordo e quindi invertire le recessioni causate dalla maggiore pressione fiscale e dai tagli alla spesa pubblica. Ciò renderebbe politicamente più facile raggiungere i necessari consolidamenti fiscali. E passare dalla recessione alla crescita farebbe aumentare i redditi da lavoro e l’occupazione, riducendo il volume dei prestiti in sofferenza e delle insolvenze sui mutui che ora danneggiano le banche.”

Feldstein conferma che funzionari ed esperti dell’eurozona da lui contattati sono tutti d’accordo che una discesa dell’euro sul dollaro sarebbe un fattore di grande importanza per la sopravvivenza della moneta unica. Dice Feldstein:

Il continuo declino dell’euro riflette la percezione del mercato che l’euro deve scendere, o la zona euro crollerà. Gli investitori ricordano anche quanto rapidamente una moneta può cadere: l’euro è sceso di quasi il 30 per cento rispetto al dollaro in circa un anno e nel 2008 la sterlina britannica è diminuita del 25 per cento in sei mesi.

Il declino dell’euro può quindi avvenire anche senza un intervento specifico da parte della Banca Centrale Europea, ma un ulteriore spostamento della BCE verso una politica monetaria più flessibile potrebbe accelerare il declino dell’euro.”

Ma quale sarebbe la reazione degli USA? Per Feldstein il miglioramento del saldo commerciale dell’eurozona avrebbe un effetto negativo sulle esportazioni americane, ma con un impatto relativamente ridotto, perché il commercio degli Stati Uniti con i paesi dell’euro equivale a meno del 5 per cento del PIL degli Stati Uniti. Inoltre:

Non c’è ragione di aspettarsi una reazione politica da Washington per evitare un euro più debole. Gli Stati Uniti non hanno alcuna tradizione di intervento sul mercato dei cambi e i tassi di interesse sono già così bassi che ulteriori riduzioni sarebbero impossibili, anche se la Federal Reserve volesse farlo. Inoltre, sia il presidente Barack Obama che il presidente della Fed Ben Bernanke hanno recentemente sottolineato il rischio per gli Stati Uniti di un collasso della zona euro.”

Martin Feldstein è sempre stato un euroscettico: ha cambiato idea? In realtà, no.

Sono convinto ora, come lo ero 20 anni fa, che l’imposizione di una moneta unica su un gruppo eterogeneo di paesi sia un errore. L’Europa manca di quel genere di mobilità geografica e di trasferimenti automatici dai paesi ricchi ai paesi poveri che permettono agli Stati Uniti di operare con una moneta unica…Una zona euro messa in salvo dovrebbe ancora affrontare il problema di una politica monetaria non adeguata per paesi diversi in momenti diversi. Ma gli altri problemi dell’euro potrebbero essere affrontati. I mercati obbligazionari impedirebbero l’eccesso di indebitamento da parte dei governi e dei privati che si è verificato negli ultimi dieci anni. E i paesi periferici stanno cominciando a prendere le necessarie misure di riforma che potrebbero ridurre le differenze di produttività e i costi unitari del lavoro che hanno contribuito ad allargare il deficit commerciale.”

Secondo Feldstein, insomma, dato che oramai l’euro c’è, vale la pena di provare a mantenerlo.

Resta da vedere come i mercati, senza nuove opportune regolamentazioni, potrebbero impedire i flussi di capitali per guadagnare da arbitraggi sui rendimenti, nuove bolle e nuovi eccessivi indebitamenti.

Resta anche da vedere se le “riforme” possono arrivare a ridurre le grandi differenze di produttività e costo del lavoro approfonditesi in questi anni di cambio fisso in maniera sufficiente a ridurre gli squilibri intraeurozona.

L’autore è professore di economia alla Harvard University

Articolo originale: A rapid fall in the euro can save Spain

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Argomenti: Crisi Euro

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