Fed e Bce, ecco perchè gli stimoli monetari da soli non basteranno

L'euforia sui mercati per le mosse della Bce e della Fed potrebbe presto lasciare il posto a una realtà che vede la Grecia sull'orlo del baratro e la Spagna in piena crisi. Può bastare avere una pistola carica o servirà anche sparare dei colpi?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
L'euforia sui mercati per le mosse della Bce e della Fed potrebbe presto lasciare il posto a una realtà che vede la Grecia sull'orlo del baratro e la Spagna in piena crisi. Può bastare avere una pistola carica o servirà anche sparare dei colpi?

Ieri, il governatore della Fed, Ben Bernanke, ha annunciato di avere lasciato invariati i tassi di sconto negli USA, prevedendo che il periodo in cui essi saranno tenuti tra lo 0 e lo 0,25% si estenderà dall’attuale scadenza di fine 2014 alla metà del 2015 (Tassi Fed invariati, nuovo piano d’acquisto di bond). Ciò, per effetto di una crisi più grave del previsto, con la crescita americana, che nel 2012 dovrebbe attestarsi tra l’1,7% e il 2%. La vera novità di Bernanke è stato l’annuncio del varo di un piano di acquisto di bond immobiliari per 40 miliardi di dollari al mese. Cifre consistenti, al fine di “portare il mercato nella giusta direzione”. Non sono mancate critiche al suo piano, con i repubblicani a parlare di messa in “pericolo della terzietà della Fed”, per usare le parole del senatore Bob Corker, mentre il candidato alla Casa Bianca, Mitt Romney, ha fatto sapere che in caso di vittoria sostituirebbe Bernanke Il motivo è presto detto- Siamo al terzo programma di “Quantitative Easing” in era Obama, con azioni straordinarie di stimolo alla liquidità sui mercati, ma il risultato è stato un buco nell’acqua: crescita al palo, disoccupazione sopra l’8% e rischio futuro di un aumento vertiginoso del tasso d’inflazione.  

Acquisto bond Bce, una versione alleggerita di intervento monetario

Così come la Fed, anche la BCE sta cercando di affrontare la crisi con stimoli monetari, malgrado il suo mandato sia parecchio più limitato. L’annuncio del piano di acquisti dei bond pubblici in difficoltà e per scadenze tra 1 e 3 anni ha rinvigorito i corsi di Bonos e BTp, tanto che lo spread decennale tra i nostri titoli e quelli tedeschi è crollato in una settimana da 450 punti base circa a 330 bp, con i rendimenti a dieci anni sotto il 5%. Tutto bene? Crisi o emergenza finita? Difficile dirlo. Il rischio è che gli investitori, superata questa fase euforica, corroborata anche dalla pronuncia favorevole dei giudici costituzionali tedeschi sull’Esm, inizino a pretendere azioni concrete da parte di Francoforte, ossia l’acquisto dei bond (Cosa significa per l’Eurozona la sentenza della Corte Costituzionale tedesca?).  

Crisi Spagna: il primo banco di prova della Bce

Al momento, la Spagna è il Paese più sotto tiro per il suo alto deficit, che quest’anno dovrebbe scendere con difficoltà al 6,3%, in piena recessione dell’economia. Madrid ha già presentato richiesta di assistenza finanziaria alle sue banche fino a 100 miliardi, ma adesso si vocifera che il premier Mariano Rajoy potrebbe chiedere aiuto per il debito pubblico. E’ quanto riporta il quotidiano olandese Het Financieele Dagblad, secondo cui BCE e Fondo Monetario starebbero mettendo a punto un piano di aiuti triennale per 300 miliardi, subordinato all’osservanza di condizioni più stringenti per la Spagna sul fronte fiscale e delle riforme. Al contempo, Madrid beneficerebbe anche degli acquisti di titoli a breve da parte della BCE, con la discesa del costo medio annuo del suo indebitamento. Quanto all’Italia, il governo Monti ha sempre smentito di avere intenzione di chiedere aiuto, ma oltre una settimana fa, il Financial Times dava per certa una richiesta in tal senso entro l’anno. Ora, non c’è dubbio che il varo del piano Draghi stia allentando la tensione sui titoli spagnoli ed italiani, tanto che all’asta dei BTp triennali di ieri, il Tesoro ha registrato rendimenti minimi dall’ottobre 2010 (Chiusura Borsa Milano: crollano Unicredit e Mps, bene l’asta di Btp). La domanda è: basta affermare di avere una pistola contro i malintenzionati per rassicurare un equipaggio, oppure bisogna anche farla vedere e sparare qualche colpo? Nelle prossime settimane, potrebbe accadere che il trend rialzista dei nostri titoli pubblici (ribassista dei rendimenti) si arresti, perché i mercati vorranno effettivamente verificare se agli annunci corrisponderanno i fatti.  

Uscita Grecia dall’euro: pericolo non scampato

Sullo sfondo, poi, resta lo scenario inquietante della Grecia, sulla cui attuazione del Memorandum si pronuncerà a fine mese la Troika. Malgrado il governo Samaras abbia aumentato le misure di austerità da 11,5 a 17 miliardi di euro, resta forte lo scetticismo per la richiesta di dilazionare di due anni il raggiungimento degli obiettivi di bilancio. Nelle ultime ore, tuttavia, il ministro delle Finanze dell’Austria, Maria Fekter, si è espresso in favore di una concessione di maggiore tempo ad Atene, ma avvertendo che questo non significherà necessariamente che le saranno stanziati più soldi. Insomma, il fronte del rigore sembra essersi ammorbidito, ma lo spettro del default e dell’addio della Grecia all’Eurozona non si è allontanato, spostando ad ottobre la scadenza per verificare se ci si debba preparare al peggio. Con l’avanzare delle settimane, seduta dopo seduta, i nostri titoli saranno esposti a tre fattori significativi. Primo: richiesta della Spagna di assistenza finanziaria. Per quanto si tratti di mettere in sicurezza i conti di Madrid, l’effetto psicologico di tale annuncio non sarà poco traumatico. Secondo: giudizio Troika sulle misure del governo ellenico. Il nervosismo dovrebbe salire agli inizi di ottobre, in coincidenza con l’Eurogruppo. Terzo: le elezioni presidenziali americane. La rielezione di Obama non è scontata e mai come in questa fase, la mancanza di certezze a Washington si ripercuoterà negativamente sui mercati, perché le misure anti-crisi dei due sfidanti sono molto diverse. I bond semi-periferici potrebbero farne le spese, a beneficio dei titoli core, oltre che dei beni-rifugio. Sarà importante superare indenni il periodo che va da oggi a metà novembre.

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Argomenti: Crisi Euro

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