Farmaci a basso prezzo con brevetti in scadenza, ecco quali

Scadono i brevetti per una dozzina di farmaci e tra meno di un mese diverrà molto più economico acquistarli. E anche sotto le lenzuola gli italiani avrebbero benefici.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Scadono i brevetti per una dozzina di farmaci e tra meno di un mese diverrà molto più economico acquistarli. E anche sotto le lenzuola gli italiani avrebbero benefici.

Buone notizie in arrivo per gli italiani. Entro la fine dell’anno scadranno i brevetti per la produzione e vendita del principio attivo di 16 farmaci, alcuni dei quali molto utilizzati. Di conseguenza, potranno essere prodotti i corrispondenti farmaci generici, con inevitabile abbattimento dei prezzi. Ad oggi, 16 società hanno fatto richiesta di produrre il concorrente del principio attivo di marca. Considerando che l’attuale giro d’affari per i suddetti farmaci si aggira sul miliardo di euro complessivamente e che l’abbattimento dei prezzi è stimato nel 60%, si avrebbero risparmi per un totale di 600 milioni, di cui gran parte a carico del sistema sanitario nazionale. Si pensi al Crestor, utilizzato per combattere il colesterolo, che costa ogni anno 270 milioni alla nostra sanità pubblica, essendo un farmaco di fascia A, ovvero rimborsabile. (Leggi anche: Amazon venderà farmaci online?)

Tra gli altri farmaci che saranno investiti presto dalla concorrenza del generico, vi sono l’antistaminico Pafinur, quello per la pressione Olmetec, per la prostata Avodart, il principio attivo anti-glaucoma bimatropost, il vasodilatatore bosentan, l’antibiotico ertapenem, l’antinfiammatorio etroricoxib, l’antibiotico tigeclicina, l’antiallergico olopatadina, l’antivirale valganciclovir, il mix tra paracetamolo e tramadolo, il pegfilgrastim per le cure chemioterapiche, l’immunodepressivo abatacept, il caspofungin contro funghi e candida e, sentite bene, anche il Cialis, che da ben prima del Viagra cura le disfunzioni erettili e con effetti dalla durata di ben 36 ore contro le 4 ore della pillola blu.

Sarà boom di Cialis dopo quello del Viagra?

Non c’è un’altra molecola che nelle farmacie italiane incassa più del Cialis, pari a 146 milioni di euro all’anno. E si tratta di un costo (15-20 euro per pillola) a totale carico del cittadino, essendo un farmaco di fascia C, non coperto dalla sanità pubblica. In Italia se ne vendono 1,7 milioni di confezioni e il principio attivo tadalafil diverrà generico per i dosaggi da 10 e 20 milligrammi, non per quello da 5 mg. Visto quant’è accaduto con la liberalizzazione del principio attivo – sildenafil – alla base del concorrente Viagra nel 2013, anno rispetto al quale le vendite sono raddoppiate a 2,5 milioni di confezioni, è abbastanza probabile che anche il Cialis subirà un’impennata di utilizzo tra gli italiani e non necessariamente tra la popolazione più anziana, essendo noto come questo tipo di farmaco spopoli persino tra giovani e giovanissimi, tutti in cerca di una prestazione sessuale memorabile per il proprio partner. (Leggi anche: Sciopero viagra contro liberalizzazioni delle farmacie)

I brevetti per i suddetti principi attivi scadono a partire da novembre e fino alla fine dell’anno, per cui a più tardi dal gennaio prossimo troveremo in farmacia il corrispondente farmaco generico a cosi nettamente più bassi. Gli stessi farmaci di marca dovranno scendere di prezzo, vuoi per contrastare la nascente concorrenza, vuoi anche per disincentivarla ancor prima che nasca.

Farmaci generici non decollano al sud

Per gli italiani, la notizia è certamente positiva. Negli ultimi anni, abbiamo speso circa un miliardo all’anno per coprire la differenza di costo tra il farmaco di marca e quello generico, a carico del paziente e non del servizio sanitario. Nonostante una legge imponga da anni al medico di prescrivere con la ricetta il principio attivo e non la marca del farmaco, restiamo un popolo molto legato al brand, forse per ignoranza sul tema. E così, secondo Assogenerici, i farmaci generici rappresentano in volume solo il 28,5% del totale dei farmaci venduti in Italia con brevetto scaduto. In sostanza, potremmo risparmiare sulla salute, ma continuiamo a spendere di più per la convinzione che un farmaco non di marca sia meno efficace o persino dannoso.

E si registra un’Italia divisa in due sugli acquisti di generici, che sono superiori al Centro-Nord – nell’ordine, nella Provincia Autonoma di Trento, Lombardia, Emilia-Romagna, Bolzano, Veneto, Friuli-Venezia-Giulia, Toscana, etc. – mentre chiudono la classifica tutte le regioni meridionali, ovvero Basilicata, Calabria, Campania e Sicilia. Le aree più povere del paese risultano anche quelle in cui è difficile far risparmiare i pazienti in farmacia. Apparente paradosso di una diffusa ignoranza, che fa certamente piacere alle case farmaceutiche. (Leggi anche: Farmaci preparati in farmacia, attenti agli aumenti ingiustificati)

 

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Crisi economica Italia, Economia Italia