Fanta-finanza, ma non troppo: se il debito italiano lo comprasse il governo tedesco?

E se il governo tedesco si comprasse il debito pubblico italiano? L'ipotesi di "fanta-finanza" non sarebbe così sconclusionata come sembra. Anzi, salverebbe l'euro e, in definitiva, farebbe bene alla stessa Germania. Ma i tedeschi non lo faranno forse mai.

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“Francamente, se fossi il ministro delle Finanze tedesco emetterei Bund e comprerei BTp”. Una frase a metà tra l’ironico e il serio, pronunciata da uno dei money manager di Allianz, Kacper Brzezniak, nel corso di un’intervista rilasciata per Bloomberg. In che senso? L’Italia offre rendimenti elevati, in relazione a quelli di tutti gli altri stati dell’Eurozona, ad eccezione della Grecia.

La Germania, invece, si accinge ad esibire una curva delle scadenze tutta negativa, come segnalerebbero le stesse aspettative del mercato con riferimento al Bund a 30 anni. Per essere pratici, il governo di Berlino trae profitto dall’emissione di debito pubblico, in quanto non solo non paga gli investitori che lo acquistano, ma anzi viene pagato da loro per quasi tutte le scadenze.

Questo mondo all’incontrario offre potenziali arbitraggi enormi su cui speculare. La Germania ha un mercato sovrano dei Bund da 750 miliardi di euro, al netto dei titoli detenuti dalla BCE con il “quantitative easing”. Sin dal 2014, i conti pubblici tedeschi sono in attivo e questo significa solo una cosa: Berlino emette meno debito di quanto ne arrivi a scadenza, cioè lo stock di Bund in circolazione tende a ridursi e già solo questo tende ad apprezzare i titoli. Viceversa, l’Italia non riesce a chiudere il bilancio in pareggio, nonostante avanzi primari registrati sin da inizio anni Novanta, a causa dell’alta spesa per interessi sul debito.

E se il governo tedesco comprasse BTp? Immaginate di essere al posto di Olaf Scholz, ministro delle Finanze e successore dell’austero Wolfgang Schaeuble. Egli avrebbe modo di emettere Bund, supponiamo a 5 anni, al rendimento medio del -0,65%. Se investisse le somme incassate per operazioni fruttifere, come l’acquisto di BTp di pari scadenza, potrebbe percepire un rendimento annuo dell’1,28%. In soldoni, alla scadenza del quinquennio, i contribuenti tedeschi percepirebbero un rendimento cumulato lordo del 9,65%, dato dalla somma tra il rendimento negativo tedesco e quello positivissimo dell’Italia, moltiplicata per i 5 anni. Su 10 miliardi, sarebbero 965 milioni. Un affare apparentemente imperdibile.

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Le conseguenze di una simile operazione

E contabilmente, l’emissione di una maggiore quantità di Bund non equivarrebbe a un aumento del debito pubblico tedesco, in quanto compensata da maggiori crediti che la Germania vanterebbe, in questo caso, verso l’Italia. Alla scadenza, incasserebbe i BTp e con tali somme pagherebbe i suoi investitori, ai quali già in partenza darebbe un capitale inferiore rispetto al monte-cedole da loro percepito e ai prezzi sborsati per acquistare i bond. In teoria, non sarebbe nemmeno detto che il governo tedesco debba attendere la scadenza, potendo liberarsi anche in anticipo dei BTp, maturando plusvalenze potenzialmente elevate, semplicemente rivendendoli tempo dopo alla BCE nel corso dei suoi acquisti di assets con il QE, anche solo per la fase di reinvestimento, avviata dal 2017.

In teoria, una simile operazione ridurrebbe gli spread tra BTp e Bund, in quanto la percezione che gli investitori avrebbero sui nostri bond sarebbe di maggiore affidabilità, non fosse altro che per il “salvataggio” implicito segnalato dalla Germania. Venendo meno parte dei rischi legati all’euro, i Bund costerebbero di meno e renderebbero di più per il minore “fly to quality” nell’area, mentre i BTp si apprezzerebbero. Sarebbe come se la Germania desse il via a una sorta di QE “intergovernativo” e sarebbe l’unica nelle condizioni di fare tutto questo, sia per le dimensioni della sua economia, oltre che per il suo peso politico, sia per le sue finanze statali che scoppiano di salute.

Farebbe mai una cosa del genere? No e per varie ragioni. La prima sarebbe che i contribuenti tedeschi, i quali nutrono forse da sempre forti pregiudizi verso di noi, s’infurierebbero con il governo come poche volte nella loro storia, il quale verrebbe facilmente accusato di esporre i soldi delle tasse da loro pagate a rischi esterni incontrollabili. A tale proposito, si vedano le polemiche dell’ultimo decennio per i salvataggi di Grecia, Portogallo, Cipro, Irlanda e banche spagnole.

Secondariamente, la stessa Berlino non s’impelagherebbe in simili operazioni, fiutando il rischio di restare esposto verso la poco credibile politica italiana, peraltro incentivandola a fare ancora più debiti. Infine, perché ciò spingerebbe il costo del debito tedesco, riducendolo per l’Italia. E per quanto ciò segnerebbe la salvezza definitiva dell’euro, nessuno in Germania si sente in dovere di muover un dito per aiutare gli “spendaccioni” di Roma.

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