Fallimento: azienda salvata dal Workers buyout. In Italia può funzionare?

Fallimento azienda: con il Workers buyout i lavoratori dipendenti diventano manager. E' una strada sempre percorribile? A quale costo?

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Fallimento azienda: con il Workers buyout  i lavoratori dipendenti diventano manager. E' una strada sempre percorribile? A quale costo?

Il fallimento dell’azienda è una realtà che spesso travolge i lavoratori. Con il Workers buyout diventa una possibilità per reinventarsi. Tu e i tuoi colleghi sareste pronti a prendere in mano le redini dell’azienda per cui lavorate da dipendenti? Ecco come funziona il Workers buyout e gli esempi, in Italia, di chi ce l’ha fatta evitando il fallimento dell’azienda amministrata male.

Azienda in crisi: come evitare il fallimento con il Workers buyout

Il Workers buyout è una pratica di politica attiva del lavoro che nasce negli Anni Ottanta negli Stati Uniti. Quando un’impresa chiude per fallimento, realtà purtroppo molto comune in Italia, gli ex dipendenti restano senza lavoro e sopravvivono nella prima fase solo grazie agli ammortizzatori sociali. Per alcuni di loro che hanno superato l’età in cui si è competitivi nel mercato del lavoro (e soprattutto nel caso di chi ha lavorato una vita in aziende molto settoriali e di nicchia e quindi non rappresenta una figura versatile utile al mercato del lavoro) trovare un nuovo impiego non è facile e questo ha inevitabilmente ripercussioni non solo economiche ma anche sul piano psicologico.

Il Workers buyout è un’alternativa costruttiva: i dipendenti che rischiano di essere mandati a casa in caso di chiusura dell’azienda, si organizzano sottoforma di cooperativa diventano capi di se stessi e non accettando passivamente  un destino che sembrerebbe ineluttabile. Letteralmente si parla proprio di “lavoratori che ricomprano l’azienda”: molti di loro non avevano magari mai pensato prima di diventare imprenditori ma questa soluzione offre un vantaggio non indifferente, ovvero quello di affidare l’azienda in crisi a chi la conosce bene da dentro avendoci lavorato per anni.

Workers buyout, loro ce l’hanno fatta: terreno fertile soprattutto in Toscana ed Emilia

Fino a qualche tempo fa le notizie dei lavoratori che ricomprano l’azienda per cui lavorano avevano un qualcosa di fiabesco e utopistico. Oggi il Workers buyout è una realtà che si sta affermando soprattutto in due regioni italiane: Toscana ed Emilia. Non è un caso perché in queste due regioni il sistema delle cooperative ha radici profonde. Oggi la Legacoop Toscana conta al suo attivo una ventina di esperienza di Workers buyout positive, soprattutto tra le piccole-medie imprese. Centinaia di posti di lavoro sono stati salvati.

L’esempio storico è quello dell’Industria Plastica Toscana (Ipt), rilevata dai lavoratori nel 1994 e oggi azienda leader nel settore degli imballaggi ecologici con oltre 32 milioni di fatturato e 57 dipendenti.

Rilevare l’azienda in crisi salvando lo stipendio e il posto di lavoro

Ma praticamente dove prendono i lavoratori i soldi per salvare l’azienda in crisi dal fallimento? Il capitale sociale necessario a creare la cooperativa è costituito da stipendi da pagare in sospeso, liquidazioni, Naspi e mobilità. In cambio si ottiene la possibilità di diventare capo di se stesso, salvando il posto di lavoro e, per molti, la dignità. Se la vostra azienda è in crisi e state valutando questa possibilità, rivolgetevi al sindacato per ricevere assistenza.

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