Facebook con Libra si è fatto ancora più nemici, tra cui Trump e banche di tutto il mondo

Libra non s'ha da fare. La moneta virtuale che Facebook intende lanciare dal 2020 è stata bocciata dal G7. Ecco di cosa hanno paura tutti i governi del mondo.

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Libra non s'ha da fare. La moneta virtuale che Facebook intende lanciare dal 2020 è stata bocciata dal G7. Ecco di cosa hanno paura tutti i governi del mondo.

Cartellino giallo per Mark Zuckerberg dalla Francia, dove nel fine settimana appena trascorso si è tenuto il vertice del G7. L’idea del fondatore di Facebook di lanciare Libra, una moneta virtuale, non è piaciuta proprio a nessuno. Che non sarebbe stata accolta tra gli applausi dei governi lo si era capito, ma che dalla stessa Casa Bianca arrivasse uno stop non era forse scontato.

Invece, il presidente Donald Trump è stato chiaro: se Facebook vuole operare come una banca, dovrà sottoporsi alle relative autorizzazioni e regolamentazioni. Insomma, l’avvertimento del tycoon è stato chiaro: le regole valgono per tutti, anche per il giovane boss del più popolare social al mondo.

Facebook batterà moneta e sarà una grande rivoluzione mondiale più dei Bitcoin

Dalla Federal Reserve, in audizione al Congresso ha parlato il governatore Jerome Powell, secondo cui “il progetto non dovrebbe avanzare”. Dai governi europei, Giappone, India e Cina le reazioni sono state le stesse, con qualche tono meno ostile dalla Germania. Libra non piace e spaventa in tanti. Perché? Lanciandola dall’anno prossimo, come annunciato da Zuckerberg, rischia di trasformare Facebook in qualcosa di ben diverso che in un social per spettegolare del vicino di casa, esibire i propri post con pensieri più o meno profondi o inveire contro il governo malcapitato di turno. Esattamente in cosa? In una banca.

L’oro dei ‘big data’

Facebook ha oltre 2 miliardi di utenti nel mondo, a cui presto verrebbe offerta la possibilità di scambiarsi pagamenti in una moneta ancorata a un paniere di valute ufficiali e che dovrebbe risultare stabile, secondo Zuckerberg. Insomma, nulla a che vedere con il concetto di “criptovaluta”, che presuppone tra l’altro un’emissione decentralizzata, cosa che non sarebbe in questo caso. Aldilà dei timori per possibili contraccolpi alla stabilità finanziaria globale, due sono le ragioni che stanno spingendo un po’ tutti i governi del mondo a mettere in guardia il social. La prima ha a che fare con la concorrenza che una siffatta moneta farebbe a valute fiat come dollaro ed euro nelle transazioni internazionali, se non come riserva di valore.

Banche sotto scacco dalla fintech

Il dollaro, in particolare, rischia di perdere la sua centralità per un asset nemmeno coniato da uno stato sovrano, bensì da una società privata americana, la quale colpirebbe potenzialmente a morte il sistema bancario. E qui veniamo alla seconda e vera grande paura dei governi, ovvero che Libra sia solo il primo passo nella direzione della creazione di una grande banca internazionale. Quale sarebbe il problema? Non solo per le sue dimensioni rischierebbe di sfuggire a ogni regolamentazione nazionale, ma disporrebbe in partenza di un vantaggio competitivo incolmabile per qualsiasi altro istituto attualmente in vita.

Facebook possiede, infatti, i dati minuziosi di oltre 2 miliardi di persone, conoscendone stili di vita, modi di pensare, abitudini, caratteristiche reddituali e patrimoniali, composizione familiare, etc. Sono i cosiddetti “big data”, quelli che il social ha già in più occasioni venduto a terze parti, attirandosi gli strali e le sanzioni delle autorità pubbliche, come per lo scandalo “Cambridge Analytica”, per il quale a fine giugno è stato sanzionato con 5 miliardi di dollari dalla Federal Trade Commission.

Sarebbe la fine delle banche

Pensateci un attimo: quando richiedete un mutuo o un prestito, la banca deve condurre indagini sul vostro conto sulla base perlopiù delle informazioni che voi stessi fornirete con la consegna dell’ultima busta paga e altri dati scarniti, come sulla proprietà di beni immobili, etc. Per l’istituto, l’erogazione del credito comporta l’assunzione di un rischio, frutto della “asimmetria informativa” esistente con il cliente sulle condizioni patrimoniali e reddituali di quest’ultimo. Se Facebook si mettesse a fare la banca, rischierebbe comunque di non vedersi restituito il credito erogato, ma avrebbe alla base una mole così immensa di dati sul cliente, che ridurrebbe al minimo le probabilità di uno scenario avverso. Il punto è che questi dati sono stati ceduti inconsapevolmente e per altri scopi dagli utenti negli anni, per cui sono stati raccolti all’infuori di un’attività tipicamente finanziaria.

Nessuna banca al mondo, per quanto grande, dispone ad oggi di informazioni su miliardi di persone. E meno che mai di informazioni così approfondite, personali e sensibili sulle loro vite.

Se Facebook cambiasse l’oggetto sociale e si trasformasse in un colosso di servizi finanziari, diverrebbe con ogni probabilità un monopolio in buona parte del pianeta, se non in tutto, grazie ad offerte mirate, a pratiche di estrema discriminazione del mercato ad apparente vantaggio iniziale della clientela, ma che finirebbe per eliminare ogni sorta di concorrenza, con quel che ne conseguirebbe nel medio e lungo termine. I governi staranno ricevendo le pressioni proprio dei sistemi bancari per impedire che Libra decolli. In gioco c’è la loro sopravvivenza. Caro Mark Zuckerberg, è il caso di dire che ti sei appena fatto tanti nuovi nemici potenti!

Cambridge Analytica: l’oro nero dei nostri dati su Facebook

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