Facebook fa boom di utili e ricavi, ma utenti meno interessati e calano quelli ‘premium’

Facebook continua a macinare utili, mostrando una marginalità altissima. Tuttavia, scricchiola in Nord America e cresce ora nelle aree del mondo meno redditizie.

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Facebook continua a macinare utili, mostrando una marginalità altissima. Tuttavia, scricchiola in Nord America e cresce ora nelle aree del mondo meno redditizie.

Hanno chiuso in leggero calo le azioni Facebook, che ieri sera a Wall Street archiviavano la seduta a -0,12%, scendendo di poco a 186,89 dollari. Al momento, il social network capitalizza in borsa 543 miliardi, circa 34 volte gli utili realizzati nel 2017. I numeri per lo scorso anno si sono mostrati abbastanza forti: i ricavi sono cresciuti del 47% a circa 40 miliardi e i profitti del 56% in area 16 miliardi. Nell’ultimo trimestre, i primi sono aumentati del 47% a 13 miliardi, i secondi del 20% a quota 4,3 miliardi. E si tenga conto che per effetto della riforma fiscale negli USA, la società ha dovuto accantonare 2,3 miliardi per un pagamento una tantum di imposte, anche se guadagnerà dal taglio della corporate tax dal 35% al 21%, considerando che nel 2017 ha pagato al fisco americano un’aliquota effettiva del 23%. (Leggi anche: Facebook, ricatti online con video hard: come capire se è una truffa)

Gli utenti mensili sono aumentati del 16% a 2,13 miliardi nel mondo, mentre quelli quotidiani sono saliti a 1,4 miliardi. Rispetto al terzo trimestre, tra ottobre e dicembre si è registrata una decelerazione della crescita dei primi dal 16%. L’aspetto più interessante della sequela di dati snocciolati ieri, tuttavia, riguarda quei -700.000 utenti quotidiani nel Nord America tra il terzo e il quarto trimestre, di cui approfondiremo dopo. L’89% dei ricavi è arrivato dalla pubblicità sul mobile e la controllata Instagram ha contribuito con il 18% dei ricavi pubblicitari da mobile, grazie ai suoi 800 milioni di utenti mensili. L’altra controllata, Whatsapp, di utenti mensili ne conta, invece, 1,3 miliardi. Per quest’anno, il social si attende ricavi pubblicitari globali a 53,84 miliardi.

Dicevamo, per la prima volta dalla sua nascita, gli utenti quotidiani sono diminuiti nel Nord America (USA e Canada) di 700.000 unità, arretrando a 184 milioni. Non è tutto, perché Mark Zuckerberg svela che nel quarto trimestre si è registrato anche un calo del tempo complessivamente trascorso sul social di 50 milioni di ore al giorno (-5%), pari alla media di 2 minuti in meno per utente. Nulla di preoccupante per il 33-enne, che spiega come il minore tempo impiegato dagli utenti sarà di maggiore valore. Sarà, ma il dato nordamericano non depone in favore di un ottimismo di maniera. Nell’ultimo trimestre del 2017, solamente USA e Canada hanno fatto incassare a Facebook 6,39 miliardi, molto di più dei 5,07 miliardi del trimestre precedente, praticamente la metà dell’intero ricavato del periodo.

Il futuro di Facebook con la crescita degli utenti

Questo, perché il cosiddetto ARPU (Average Revenue Per User), ovvero i ricavi medi per utente, differisce profondamente da regione e regione. Quello medio globale è stato di 6,18 dollari tra ottobre e dicembre, ma impennandosi a ben 34,7 dollari nel Nord America, attestandosi a 11,74 dollari in Europa, crollando a 4,12 dollari nell’Asia-Pacifico e ancora a 2,9 dollari nel resto del mondo. Poiché il mercato più redditizio è anche quello giunto a saturazione, con l’ulteriore crescita dell’utenza, l’ARPU sarebbe destinato a diminuire. D’altra parte, a fronte di un aumento di poco più di 33 milioni di utenti nello scorso trimestre, meno di un decimo è stato in Europa, mentre il 70% è avvenuto nell’area Asia-Pacifico, quella in cui l’ARPU si attesta ai due terzi del dato globale. In sostanza, gli utenti in più d’ora in avanti saranno quelli meno redditizi e di conseguenza il ricavo medio per utente si abbasserà.

 

Da qui, la necessità per il social di sfruttare al meglio il tendenziale minore tempo impiegato dall’utente, in modo che non sia solo divertente, “ma anche utile”, ha dichiarato Zuckerberg ieri. Negli ultimi tempi, la società ha intrapreso alcuni passi abbastanza dibattuti, puntando a fare visualizzare sulla home preferibilmente gli aggiornamenti degli amici e delle pagine seguite, a discapito delle news, tranne che i produttori di contenuti non decidano di pagare per essere visualizzati in testa alle notifiche. Ed è di poche ore fa la notizia che il social vieterà la pubblicità di contenuti legati ai Bitcoin e alle altre “criptomonete”, a causa del carattere molto discutibile di alcune iniziative finanziarie, come le ICOs. E a monitorare la bontà delle notizie pubblicate vi sarà presto il doppio degli attuali 10.000 addetti ai controlli, segno che la lotta contro le “fake news” e contenuti inopportuni stia diventando una necessità per Facebook, anche per le pressioni ricevute da vari governi, Germania in testa.

Cosa accadrà nei prossimi anni, dunque, se all’aumento dell’utenza corrisponderà una crescita meno proporzionale dei ricavi? E’ probabile che Facebook diventerà una società più “normale”. Si guardi alla marginalità dei profitti, pari al 40% del fatturato. Una percentuale enorme, oltre 5 volte superiore alla media di quella esibita dalle società quotate nell’indice S&P 500, quello che raggruppa i più grandi colossi americani. In pratica, Zuckerberg riesce ad oggi a realizzare profitti in quantità spaventosamente alta rispetto ai ricavi. Quando l’utenza si sposterà numericamente nelle regioni più povere del pianeta, la gestione complessiva diverrà più costosa, mentre il fatturato tenderà ad aumentare di poco. Questo dovrebbe ridurre la marginalità, che non implica certo un declino di Facebook, quanto il suo divenire una realtà aziendale meno eccezionale. Sempre che Zuckerberg non s’inventi qualche altra diavoleria per estrarre ancora più valore dagli utenti “premium” nordamericani ed europei. (Leggi anche: Facebook sa solo prendere, lo squalo attacca i giganti della rete)

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