Export Germania da record, ma all’Europa non serve mettere in croce la Merkel

Le esportazioni tedesche crescono a livelli record, ma pretendere che la Germania si auto-danneggi non ci porterà da nessuna parte.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Le esportazioni tedesche crescono a livelli record, ma pretendere che la Germania si auto-danneggi non ci porterà da nessuna parte.

A leggere i numeri dell’economia tedesca verrebbe da chiedersi per quale ragione gli elettori abbiano punito la cancelliera Angela Merkel nel suo Land del Meckenburg-Vorpommern, domenica scorsa. Già, perché l’influente istituto di analisi economica di Monaco, l’Ifo, ha da poco pubblicato dati a dir poco entusiasmanti sulla Germania: nel 2016 toccherà un surplus delle partite correnti pari a 278 miliardi, l’8,9% del pil, segnando un nuovo record, dopo avere chiuso il 2015 con un saldo attivo dell’8,5% e pari a 248 miliardi, in crescita del 6,4% rispetto al 2014.

Secondo l’istituto, nei primi 6 mesi dell’anno, le esportazioni tedesche sono stati di 159 miliardi superiori alle importazioni, grazie alla forte domanda di merci prodotte in Germania da parte del resto del mondo. E così, quest’anno l’economia tedesca supererebbe quella cinese, il cui surplus si fermerebbe a 260 miliardi di dollari, in calo di 70 miliardi, a causa della frenata delle sue esportazioni. Al terzo posto vi sarà il Giappone con 170 miliardi.

Cosa ancora più significativa è che l’Ifo spiega come la crescita del surplus tedesco sia dovuta in questa fase maggiormente agli scambi commerciali con il resto del’Eurozona, piuttosto che con il resto del pianeta. Per essere chiari: la Germania macina export verso le altre economie dell’euro, tanto da compensare i saldi passivi congiunti di Francia e Italia.

Crisi Eurozona, regole UE non funzionano

Le regole europee contengono il divieto per un membro dell’Eurozona di registrare un surplus corrente medio nel triennio superiore al 6% del pil, ma la Germania trasgredisce a tale previsione da quasi un decennio. Berlino sostiene che nessuna istituzione potrebbe imporle di diventare un’economia meno competitiva e giustifica l’attivo crescente come anche frutto degli stimoli monetari della BCE, che si traducono nell’acquisto di suoi titoli di stato da parte dell’istituto retto da Mario Draghi.

La logica della regola sarebbe di evitare che all’interno dell’Eurozona, dove il fattore cambio non funge chiaramente da stabilizzatore tra economie divergenti, si abbiano situazioni, per cui un paese diventi competitivo ai danni di altri membri dell’area. Per fare sì che ciò non accada, Bruxelles potrebbe, in teoria, imporre ai tedeschi o di aumentare la spesa pubblica, oppure di tagliare le tasse in deficit, in modo da aumentare il reddito interno e generare maggiori importazioni di beni e servizi dall’estero.

 

 

 

Conti tedeschi restano in attivo, tasse Germania giù

L’Eurozona spera che Frau Merkel si convinca ad allentare i vincoli di bilancio in casa proprio, ma la direzione del suo governo non appare questa. Nel primo semestre dell’anno, nonostante l’emergenza profughi, il saldo attivo dei conti pubblici tedeschi è migliorato da 18 a 18,5 miliardi di euro e nell’intero 2016 dovrebbe attestarsi intorno ai 35 miliardi, cioè all’1,2% del pil.

Oggi, il ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, ha annunciato un taglio delle tasse per 17 miliardi di euro dopo il 2017, insufficiente a coprire l’intero avanzo, data la prudenza tipicamente teutonica. Tuttavia, è già un passo in avanti e compiuto certamente non per favorire le economie del resto dell’Eurozona, ma per rispondere alle inquietudini espresse dagli elettori tedeschi.

Germania non cambia modello, europei si rassegnino

La Germania sa che parte di questo surplus fiscale è conseguenza dei risparmi ottenuti dall’emissione dei titoli di stato a rendimenti sempre più bassi, addirittura, ormai negativi per l’80% del totale. Il Corriere della Sera stima in 122 miliardi di euro la minore spesa per interessi dal 2008 ad oggi a Berlino.

Se c’è una cosa che gli europei dovrebbero capire una volta per tutti è che i tedeschi non sono inclini a indebitarsi o a stanziare aiuti in favore di altre economie. Non si tratta di egoismo, bensì di un modo di governare e di concepire la vita diverso dal resto d’Europa. Si potrebbe eccepire che così facendo, abdichino al loro ruolo di guida della UE e, in particolare, dell’Eurozona, ma non pare che siano mancati i segnali in tal senso in questi anni.

Per Berlino, guidare l’Area Euro non significa adottarne i difetti degli altri membri, ma spingere i meno virtuosi verso livelli di maggiore efficienza sia di governo che di modello economico. Chi non ha compreso questo aspetto elementare e fondamentale del modus operandi dei tedeschi, evidentemente dovrebbe chiedersi cosa ci stia a fare nell’euro.

 

 

 

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Argomenti: austerità fiscale, Crisi del debito sovrano, Crisi Euro, Crisi Eurozona, Economia Europa, Germania, pareggio di bilancio