Export Germania al 96% dell’intera Eurozona, dati sorprendenti anche sull’Italia

Le esportazioni tedesche rappresentano quasi la totalità di quelle europee, ma bene nel complesso anche l'Italia. I dati Eurostat confermano l'importanza delle economie extra-UE per il nostro interscambio commerciale.

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Le esportazioni tedesche rappresentano quasi la totalità di quelle europee, ma bene nel complesso anche l'Italia. I dati Eurostat confermano l'importanza delle economie extra-UE per il nostro interscambio commerciale.

L’Eurostat ha pubblicato le cifre relative all’import-export tra UE e resto del mondo nei primi undici mesi del 2016, avendo riguardo di fornire anche i dati per l’Eurozona, ovvero il club dei 19 paesi aderenti alla moneta unica. Le cifre non includono ancora dicembre, ma sono grosso modo attendibili per capire l’andamento degli interscambi commerciali nell’intero anno da poco trascorso.

Scopriamo che il saldo per la UE è attivo per 20,2 miliardi di euro, segnando, però, un tracollo del 48,6% dai +39,3 miliardi dello stesso periodo del 2015, frutto di esportazioni verso il resto del mondo per 1.633,1 miliardi e importazioni per 1.593,8 miliardi. Ma quando spostiamo la nostra attenzione verso la sola Eurozona, le cifre cambiano di molto: saldo attivo di 248,2 miliardi, derivanti da esportazioni per 1.869 miliardi e importazioni per 1.620,8 miliardi.

Abbiamo qui analizzato i dati sulle prime quattro economie dell’Eurozona: Germania, Francia, Italia e Spagna. I tedeschi hanno registrato un saldo totale di 238,3 miliardi, pari al 96% di quello dell’intera Eurozona. Esso è frutto di un avanzo positivo per 73,2 miliardi con il resto d’Europa e di uno ancora più positivo con i paesi extra-UE per 165,2 miliardi. In pratica, i commerci fuori dalla UE costituiscono il 69,3% dell’intero attivo per l’export tedesco. (Leggi anche: Export Germania da record, ma all’Europa non serve mettere in croce la Merkel)

Il made in Italy avanza

Passiamo alla Francia, che nel periodo ha maturato un passivo complessivo per quasi 62 miliardi, conseguenza di un rosso di ben 80 miliardi nell’interscambio con il resto d’Europa e di un avanzo di 18,1 miliardi al di fuori del Vecchio Continente.

L’Italia ha archiviato il periodo gennaio-novembre 2016 con un saldo positivo per 45,8 miliardi, di cui solo un quarto è stato maturato verso il resto d’Europa, mentre per i tre quarti è avvenuto al di fuori di essa. Infine, la Spagna: saldo attivo totale negativo per quasi 17 miliardi, frutto di un minimo avanzo verso il resto d’Europa e di un passivo di 18,8 miliardi al di fuori di essa. (Leggi anche: Accordo UE-Canada positivo per il made in Italy)

 

 

 

 

Il resto del mondo vale più dei paesi confinanti

Complessivamente, le quattro prime economie dell’Eurozona hanno registrato un avanzo commerciale di 205,5 miliardi, pari all’82,8% di quello dell’intera UE.

Il dato ancora più interessante è che, al netto dell’Eurozona, la UE avrebbe registrato un passivo di 228 miliardi; a tanto ammonterebbe il segno meno per le nove economie europee esterne all’Area Euro (Danimarca, Svezia, Regno Unito, Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Bulgaria e Croazia) verso il resto del pianeta, comprese le economie appartenenti alla stessa Eurozona.

Questi numeri, che non si discostano granché da quelli dell’anno precedente, ci segnalano diverse cose. In primis, che quasi la totalità dell’avanzo commerciale (96,6%) di Germania, Francia, Italia e Spagna messe insieme si ha nei confronti delle economie non europee, anche se così non è per la Spagna, che limita il suo rosso proprio con l’interscambio intra-UE.

Secondariamente, questi dati ci suggeriscono che, grosso modo, il cambio tra l’euro e le altre principali valute extra-UE potrebbe incidere profondamente sulle variazioni delle esportazioni nette delle principali economie dell’Eurozona. Ad eccezione della sterlina, infatti, le altre valute europee sono legate all’euro da un “peg” formale o le fluttuazioni vengono contenute, come nel caso della corona svedese, per cui è il cambio con il dollaro, lo yen, lo yuan, etc., così come l’andamento dell’economia nei principali paesi del pianeta (USA, Cina, Giappone, Sud America, etc.) a determinare il successo o meno del nostro export. (Leggi anche: Cambio euro-dollaro e made in Italy davvero così legati?)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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