Evasione fiscale, nuova stangata in arrivo: è tornata la retorica politica

Torna il ritornello sull'evasione fiscale. Il governo Gentiloni prepara il terreno per una stangata con nuove tasse entro la fine dell'anno. E la criminalizzazione dei contribuenti italiani è dietro l'angolo.

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Torna il ritornello sull'evasione fiscale. Il governo Gentiloni prepara il terreno per una stangata con nuove tasse entro la fine dell'anno. E la criminalizzazione dei contribuenti italiani è dietro l'angolo.

Gli italiani sarebbero un popolo di evasori fiscali. Lo fa intuire Enrico Giovannini, presidente della Commissione per la “Relazione annuale sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva”, che nel corso di un’audizione davanti alla Commissione di Vigilanza sull’anagrafe tributaria, ha riportato i dati di una ricerca per il triennio 2012-2014, secondo i quali sarebbero stati sottratti al fisco pagamenti per la media di 111 miliardi all’anno, intorno al 7% del pil.

Secondo Giovannini, le sacche di evasione fiscale sarebbero molto più forti tra il lavoro autonomo, dove il “tax gap” ammonterebbe al 59% contro il 4% tra i lavoratori dipendenti. Questi ultimi, essendo tassati alla fonte, avrebbero poche possibilità di non pagare il dovuto. Particolarmente elevata sarebbe l’evasione dell’IVA, stimata al 30%. (Leggi anche: Evasione fiscale stanata su Facebook? Attenzione a foto e post)

Evasione fiscale costante negli anni

I settori più colpiti dal fenomeno? Servizi alle famiglie (20-30%), commercio (26%), costruzioni (24%) e servizi alle imprese (20%). Il limite maggiore, spiega, sta nei 200.000 controlli annui effettuati tra le 4 milioni di imprese italiane. Come dire, che un’impresa in Italia avrebbe una probabilità su venti di essere sottoposta a controllo da parte degli agenti del fisco nell’anno solare.

Questi numeri, osserva la Cgia di Mestre, restano costanti da una decina di anni, per cui non saremmo dinnanzi a un’emergenza evasione fiscale, quanto semmai a una resilienza del fenomeno rispetto agli strumenti nuovi e più potenti di cui l’amministrazione tributaria si è dotata, ma che pari non abbiano esitato risultati significativi. (Leggi anche: Economia sommersa cresciuta con stretta sul contante)

Il terrore contro i contribuenti è stato inutile

Di cosa parliamo? Il triennio di osservazione dei dati (2012-2014) è stato anche quello dell’introduzione della soglia massima di 1.000 euro per le transazioni in contanti (elevata a 3.000 euro dall’1 gennaio del 2016), nonché dell’invio automatico dei saldi dei conti bancari e postali all’Agenzia delle Entrate.

Vogliamo sorvolare sui blitz mediatici dei primi mesi di vita del governo Monti e del clima di terrore fiscale, che allora fu propinato a piene mani per spaventare un po’ tutti i contribuenti.

Fatto sta, che la stretta sul contante e lo spionaggio dei conti degli italiani non avrebbe portato a un bel nulla. L’evasione fiscale sarebbe viva e vegeta, seppure non in crescita, a conferma che essa avrebbe forse altre radici, come l’esigenza per svariate piccole e medie imprese, molte delle quali a zero dipendenti, di scegliere tra il pagare le tasse o fare sopravvivere la propria attività, ovvero sostentare sé stessi e i propri familiari. (Leggi anche: Pressione fiscale in Italia cresciuta di quasi il triplo dal 2005 rispetto all’Europa)

In arrivo una stangata da 20 miliardi

In un’economia con una pressione fiscale tra le più alte al mondo, un’evasione così di massa non è più solo un problema di legalità, quanto socio-economico, nel senso che ad evadere il fisco sono sempre più spesso non i furbi, gli allergici ai doveri verso la Pubblica Amministrazione, quanto milioni di famiglie e imprese alle prese con spesso gravi ristrettezze economiche.

Attenzione, però, perché quello di Giovannini potrebbe non essere un puro esercizio di studio e di analisi di dati del passato, quanto la preparazione di un terreno da arare a colpi di nuovi provvedimenti per stanare ufficialmente i furbi, ma che punterebbero a fare cassa, attraverso una nuova stangata fiscale in arrivo. C’è l’esigenza non solo e non tanto di trovare i 3,4 miliardi di euro richiesti dalla UE per la manovra correttiva dei conti pubblici, quanto i 20 miliardi che mancano per disinnescare le clausole di salvaguardia per impedire che l’aliquota IVA più alta salga al 25% e quella intermedia al 13%.

(Leggi anche: Clausole di salvaguardia, se Gentiloni dovrà fare il lavoro sporco)

Servono soldi, riparte la retorica anti-evasione

Sarà pure sgradevole dirlo, ma il governo Gentiloni è a caccia di fasce di contribuenti da criminalizzare per colpirle successivamente con una raffica di nuove tasse. Vi ricordate la pubblicazione dei dati sulle dichiarazioni dei redditi dubbie di gioielleri e titolari di bar? Ecco, prepariamoci allo stesso ritornello. A Roma c’è fame di soldi. Non pensavate mica che tre anni di bonus per questa e quella categoria fossero gratis?

 

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