Evasione fiscale: storico accordo Usa-Svizzera. Ecco cosa cambierà

300 banche aderiranno al programma americano contro l'evasione fiscale. Multe fino al 50% per gli istituti che hanno favorito il mancato pagamento delle tasse. L'Italia resta a guardare

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300 banche aderiranno al programma americano contro l'evasione fiscale. Multe fino al 50% per gli istituti che hanno favorito il mancato pagamento delle tasse. L'Italia resta a guardare

Il fisco Usa e l’Associazione dei banchieri della Svizzera hanno raggiunto un accordo sulla lotta all’evasione fiscale e che riguarderà 300 istituti elvetici non sottoposti ad indagine dagli USA. L’accordo prevede l’invio di informazioni da parte delle banche svizzere, riguardanti le operazioni transfrontaliere e il trasferimento dei conti dei cittadini americani dalla Svizzera ai paradisi fiscali. I conti sotto esame, in particolare, saranno quelli di ammontare superiore ai 50 mila dollari.

L’accordo prevede una sorta di non belligeranza con gli istituti aderenti, i quali saranno chiamati a pagare una multa del 20% del reddito sottratto al fisco americano, se il conto è stato aperto fino al 31 luglio del 2008. Successivamente a tale data, la multa sale al 30% dell’importo evaso per i conti aperti fino al 28 febbraio del 2009 e sale al 50% per le aperture successive a tale data.

L’associazione delle banche elvetiche ha definito l’accordo “ai limiti della sostenibilità”, ma anche l’unico in grado di chiudere un contenzioso con Washington, che andava avanti da anni.

La questione si era aperta nel 2009, quando l’istituto svizzero Ubs era stato multato dal fisco USA al pagamento di 780 milioni di dollari, essendo stato riconosciuto colpevole di avere agevolato l’evasione delle tasse da parte di cittadini americani. Da allora, sono state aperte indagini su moltissimi altri istituti, nella convinzione che il caso Ubs fosse tutt’altro che isolato.

Il procuratore generale USA, Eric Holder, ha affermato che tale accordo permetterà il rientro in America dei dollari sottratti al fisco, mentre il Dipartimento federale delle Finanze svizzero cerca di addolcire la pillola, comunicando che gli USA si sono impegnati a rispettate l’autonomia dell’ordinamento elvetico.

 

Accordo fiscale Italia Svizzera: a che punto siamo?

Altri accordi potranno seguire nei prossimi mesi con altri stati, tra cui l’Italia. Questi si basano sul cosiddetto “schema di Rubik”, ossia prevedono il pagamento forfetario da parte delle banche dei fondi esportati dai cittadini di un determinato paese presso gli istituti elvetici. A ciò, si aggiunge il pagamento annuo di una percentuale, a titolo di interessi perduti sui capitali esportati illecitamente. Nei forzieri svizzeri dovrebbero essere stati depositati circa 150 miliardi di euro da parte dei correntisti italiani in Svizzera.  Un’aliquota del 20% forfetaria, ad esempio, porterebbe nelle casse di Roma 30 miliardi subito e qualche miliardo ogni anno.

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