Europa, un caso di depressione stagionale

Nel primo trimestre 2018 l’economia dell'Eurozona ha cambiato marcia e ha rallentato. I fondamentali restano buoni

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Nel primo trimestre 2018 l’economia dell'Eurozona ha cambiato marcia e ha rallentato. I fondamentali restano buoni

Dopo un 2017 eccezionale, nel primo trimestre 2018 l’economia dell’ Eurozona ha cambiato marcia. La stima di crescita del PIL per il primo trimestre è stata dello 0,4% q/q, dopo tre trimestri successivi stabili allo 0,7%.Di fatto,però, riteniamo che la debolezza del primo trimestre nell’area dell’euro sia in gran parte un caso a sé.Le condizioni meteorologiche avverse, in particolare in Germania, e gli scioperi diffusi in Francia sono fattori che hanno pesato temporaneamente sull’attività economica.Tale difficoltà dovrebbe diminuire con il ritorno del meteo alle normali condizioni stagionali e la ripresa del lavoro. Fino a giugno è prevista una serie di scioperi delle ferrovie francesi, anche se i disagi si stanno gradualmente riducendo.

Dal punto di vista dei fondamentali, i driver di crescita della zona euro restano validi – osserva Paul Diggle, Senior Economist di Aberdeen Standard Investments: una crescita dignitosa dell’occupazione, un’elevata fiducia dei consumatori e delle imprese e condizioni di finanziamento favorevoli dovrebbero sostenere sia i consumi che gli investimenti; anche se è improbabile che il commercio netto continui a dare un contributo così importante alla crescita a causa della moneta più forte, è altresì improbabile che la forza della domanda globale determini un crollo. Prevediamo una leggera ripresa della crescita del PIL nell’area euro nel secondo trimestre e una crescita superiore al trend, anche se gradualmente più moderata, in futuro.

Cosa potrebbe andare storto in questo scenario?

L’ampia crescita dell’euro è in rallentamento e si prevede che continuerà a rallentare se la BCE concluderà il programma di acquisto di asset nel corso dell’anno. Notiamo – prosegue Diggle tuttavia che l’ultima indagine sul credito bancario della BCE indica un costante aumento della domanda di credito da parte delle famiglie e delle imprese. Un apprezzamento anticipato dell’euro potrebbe pesare sul saldo commerciale più di quanto previsto, anche se la forza della domanda globale rende improbabile questa ipotesi. La zona euro potrebbe inoltre subire effetti negativi sulla fiducia nell’eventualità di una guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, ma la recente crisi commerciale sembra più abbaiare che mordere. Inoltre alcune economie dell’area dell’euro, tra cui Germania e Francia, potrebbero trovarsi a dover far fronte a vincoli di approvvigionamento che pongono un freno all’attività economica, anche se riteniamo vi sia ancora una quantità ragionevole di capacità inutilizzata nell’area euro. Per ora, questi sembrano tutti rischi da monitorare, piuttosto che motivi per modificare il nostro outlook di base.

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Argomenti: Economie Europa